La svolta sull'omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore friulano rapito nel gennaio del 2016 al Cairo, e trovato cadavere il 4 febbraio di quello stesso anno nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani, potrebbe essere vicina. La Procura di Roma ha, infatti, reso noto che formalizzerà presto l'iscrizione di alcune persone sul registro degli indagati in relazione al sequestro, alla tortura e all'uccisione del giovane. La decisione dei pubblici ministeri di piazzale Clodio, comunicata ai magistrati egiziani durante un vertice congiunto a Il Cairo, intende così imprimere un'accelerazione all'indagine dopo mesi di stallo in seguito al coinvolgimento nella vicenda di agenti di polizia e servizi segreti locali, che erano stati nei mesi scorsi identificati dagli uomini del Raggruppamento operativo speciale (Ros) e del Servizio centrale operativo (Sco).

Si tratta di soggetti chiave per stabilire con chiarezza cosa è successo allo studente italiano e che potrebbero aver svolto un ruolo di primo piano nell'attività di depistaggio messa in atto dopo il ritrovamento del cadavere avvenuto il 4 febbraio del 2016 sulla strada che collega il Cairo con Alessandria D'Egitto. In una nota congiunta delle due Procure viene ribadita la volontà degli inquirenti a proseguire nell'attività di indagine, ma la delegazione italiana, guidata dal Pm Sergio Colaiocco, in base a quanto riferiscono sempre le stesse fonti, ha espresso la volontà di procedere alle iscrizioni. È questo un atto che rappresenta un passaggio formale e necessario in base all'ordinamento italiano, a differenza di quello in vigore in Egitto, arrivato dopo dieci incontri formali tra le autorità giudiziarie. Nella nota di piazzale Clodio si sottolinea anche che questo passaggio alla fase successiva delle indagini non avrà ripercussioni sull'attività congiunta che andrà avanti, tra Italia ed Egitto, anche nei prossimi mesi.