Un mese fa, l'Unione Cristiani Cattolici Razionali, pubblicava la lettera di un giovane che dichiarava di essere "guarito" dall'omosessualità; notata qualche settimana dopo, ha attirato inevitabilmente polemiche e sembra destinata a diventare un "caso".

La storia di Adamo Creato si può riassumere, per dovere di brevità, nella seguente maniera; un giovane, per noia o per passione, entra «con tutti e due i piedi nel mondo gay, in quello delle amicizie, del “sesso creativo”, delle sostanze, dei locali, del linguaggio “da gay”, dell’attivismo». Nel giro di qualche tempo si rende conto che quel «vuoto interiore», che presumibilmente lo aveva già spinto a mutare temporaneamente il proprio orientamento sessuale, inevitabilmente non era stato riempito da promiscuità, feste e droghe e, dunque, gravido di amor divino si rivolge alle pagine dell'Unione Cristiani Cattolici Razionali per narrare la storia della propria liberazione «dai lacci dell'omosessualità».

Adamo Creato (il nome è uno pseudonimo) durante il suo periodo "contro" abbandona la via della Fede e preferisce godere le gioie di un tipo di sessualità che la religione cattolica ha sempre condannato; dopodiché, torna da figliol prodigo e viene accolto amorevolmente alla Chiesa che è  «il luogo della misericordia e delle risposte concrete alle tue sofferenze. La Chiesa cattolica mi ha accolto con una tenerezza ed una competenza impressionanti, senza chiedermi nulla: è questo il suo modo d’agire». Parole in cui, a buon diritto, qualunque credente non può che rispecchiarsi, poiché la misericordia, che scrive i peccati sulla sabbia, naturalmente salva i propri figli.

Il caso del "gay guarito" è diventato noto in questi giorni, ad un mese dalla pubblicazione della sua lettera, suscitando polemiche e tirando in ballo teorie che ritengono che l'omosessualità possa effettivamente essere curata alla stregua di una psicopatologia (del resto, anche il caro Sigmund Freud aveva fatto il tentativo). Se scegliere di essere eterosessuali è un diritto così come lo è scegliere di essere omosessuali, allo stesso modo, scegliere di esplorare una sessualità nella quale non ci si riconosce e, dunque, abbandonare eventualmente la strada è, ancora una volta, un diritto. Osservazioni (presenti anche tra i numerosissimi e, talvolta, estremamente forti commenti che è possibile leggere al di sotto del post) sulla cui acutezza sarebbe il caso di dubitare, come quelle che sostengono che se si cambia idea, in verità,  non si è mai stati omosessuali (come se si trattasse di un marchio di fabbrica, vergato a lettere di fuoco nel DNA) lasciano il tempo che trovano.

Quello che, tuttavia, valica i confini del rispetto altrui è la definizione di un mondo gay che opera un «indottrinamento sistematico» e che crea «dipendenza»; la Chiesa è, naturalmente, libera di sostenere la propria opinione in merito a tutti gli argomenti che reputa di sua pertinenza così come è una libera scelta dei cittadini interessarsi o meno a quanto viene dichiarato dai membri appartenenti ad essa; e chiunque trovi in questa un appoggio, anche per questioni delicate e di cui, come in questo caso, ancora non si conoscono bene i meccanismi, non merita, naturalmente, il biasimo da parte di nessuno.

Ma la persona Adamo Creato non è la Chiesa: la sua esperienza non può costituire la norma, né tantomeno è un suo diritto accusare le persone con cui ha pure condiviso i momenti di una vita che vuole buttarsi alle spalle con violenza; la sua aspirazione alla damnatio memoriae passa attraverso la critica più feroce nei riguardi del proprio passato e di tutti gli individui che ne hanno fatto parte a vario titolo. Ma questo è un problema suo personale e starebbe proprio all'istituzione che lo ha accolto, con l'amore che si riserva al peccatore redento, mettere in luce questa sua aggressività che riempie, ancora una volta, quel «vuoto interiore», anziché difenderne senza spirito critico le posizioni, diciamoci la verità, un po' troppo infervorate.

Nella presentazione della lettera di Adamo Creato viene scritto: «Riteniamo molto importante esprimere la nostra obiezione all’omosessualità dando anche ampio spazio a coloro che ne sono liberamente usciti e hanno deciso di raccontare la loro esperienza. La loro stessa esistenza è “politicamente scorretta”, sono persone scomode alla società, ignorate dai media e discriminate dalle lobby omosessuali»: ecco, noi riteniamo che la loro esistenza non sia politicamente scorretta proprio per nessuno, se non per chi vuole strumentalizzarne le vicende, come sovente accade con infinite storie e situazioni; quello che, viceversa, lo è parecchio è illudersi di appartenere ad una comunità "di emarginati" e, in virtù di questo, dimenticare le elementari norme della civiltà e del rispetto; ma, del resto, per il nostro paese, questo è il pane quotidiano.