Yemen: il presidente Saleh in Arabia Saudita per curarsi

Manifestanti in Yemen
A seguito delle ferite riportate nell’attacco di venerdì, il presidente yemenita Saleh si è recato in Arabia Saudita per farsi curare. I giovani festeggiano la fine del regime, ma Saleh ha promesso di tornare in patria.

Il presidente yemenita Ali Abdallah Saleh si trova in Arabia Saudita per farsi curare. Nell'attacco del 3 giugno alla sua residenza, secondo fonti della Bbc, una scheggia di 7,6 centimetri gli sarebbe rimasta conficcata sotto il cuore e gli avrebbe perforato i polmoni. Saleh, che in un primo momento era stato dato per morto da alcune fonti dell'opposizione, avrebbe riportato anche ustioni di secondo grado al petto e al viso. Le sue condizioni non destano preoccupazione, ma i suoi medici, di concerto con alcuni specialisti tedeschi, hanno ritenuto opportuno un ricovero nel paese saudita. Col presidente sarebbero giunti in Arabia Saudita anche il primo ministro yemenita Ali Mujawar e altri quattro rappresentanti delle istituzioni, rimasti anch'essi feriti: si tratta del presidente della Camera Yahia al-Rai; del presidente del Consiglio consultivo Abdel Aziz Abdel Ghani; dei vice-premier Sadek Amin Abu Rasl e Rached Mohammed al-Alimi.

Stamattina nella capitale yemenita Sana'a i giovani hanno festeggiato la fine del regime. La speranza per loro è che Saleh non si ripresenti mai più in patria, ma il presidente non vuole sentirne di lasciare il potere e ha in programma di tornare in Yemen una volta guarito.

Ma se anche Saleh non dovesse tornare in patria, chi sarà a prendere il suo posto? Alcuni osservatori hanno fatto notare che al momento non esiste un'alternativa che possa garantire una transizione politica duratura. Il rischio, concreto, è quello di una lotta tra le opposizioni.

Nel Paese, però, si continua a combattere. Nella notte le truppe di Saleh hanno attaccato il quartiere di Hassaba, dove si trovano la residenza del capo tribù degli Hashed Sadek al-Ahmar e parecchi edifici pubblici. Il bilancio dell'attacco, secondo alcune fonti tribali è di 10 morti- tra i quali ci sarebbe anche Hamid, fratello di Ahmar- e 35 feriti.  Intanto alcune divisioni dell'esercito governativo si sarebbero unite al movimento di contestazione. Tra queste anche il generale Jebrane Yahia al Hashedi, comandante della 33esima divisione blindata dell'esercito yemenita.

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