Voto nell’est Ucraina, vincono i separatisti. La Ue a Mosca: “Illegale”
Si conclude con l’elezione della leadership pro-russa la tornata elettorale nelle regioni dell’est dell’Ucraina controllate dai separatisti filorussi, ossia nelle autoproclamate Repubblica popolare di Lugansk e Repubblica popolare di Donetsk. Il voto, appoggiato da Mosca ma contestato da Kiev e dall’Occidente, serviva a eleggere i leader locali e gli organismi legislativi. Così facendo, i filorussi cercano la legittimazione mettendo in difficoltà il processo di pace in corso dalla firma del protocollo di Minsk. Ma le elezioni sono già state bollate come illegittime da Ue e Usa mentre al contrario Mosca le ritiene valide. Il nuovo Alto rappresentante per la politica Estera dell’Ue, Federica Mogherini, da parte sua ha ribadito che i Ventotto non riconosceranno un voto che rappresenta “un ostacolo alla pace”.
Alta tensione in Ucraina nonostante il cessate il fuoco
Il presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha definito il voto “una farsa con i carri armati e in punta di fucile”. “Conto – ha detto il presidente dell’Ucraina – sul fatto che la Russia non riconosca queste cosiddette elezioni perché violano chiaramente il protocollo di Minsk”. Le elezioni, dunque, riaccendono la tensione non solo nel Paese ma anche a livello internazionale. Domenica scorsa nel resto dell’Ucraina si erano tenute le elezioni parlamentari, da cui è uscito vincitore il Fronte popolare del premier Arseniy Yatsenyuk, con il 21,6%, di poco sopra al partito del presidente Poroshenko. Al terzo posto è arrivato Samopomich, partito pro Europa sorto di recente. Nonostante il cessate il fuoco siglato a settembre tra ribelli e autorità di Kiev, la situazione nell’area non è tranquilla. La vigilia del voto nell’est dell’Ucraina è stata infatti disturbata a Donetsk da un improvviso intensificarsi delle ostilità.