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Coronavirus
30 Agosto 2021
16:16

“Vorrei tornare in Italia per sposarmi, vi spiego perché dalla Cina è così complicato”

L’appello di Stefano, 35enne manager italiano che da cinque anni vive a Qingdao, in Cina, e che da due non riesce a tornare in Italia causa pandemia, a Fanpage.it: “Il costo del biglietto è molto elevato e c’è un solo collegamento a settimana diretto con Nanchino. Le autorità devono aiutarci: vorrei tornare a casa e celebrare anche lì il mio matrimonio”.
A cura di Ida Artiaco
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Stefano ha 35 anni e da cinque vive in Cina, precisamente a Qingdao, cittadina di circa nove milioni di abitanti situata a metà strada tra la capitale Pechino e la metropoli Shanghai, dove lavora come general manager per una nota azienda italo-cinese e da un anno gestisce un loro stabilimento. È qui che ha vissuto la pandemia insieme alla moglie ed è qui che è rimasto bloccato perché le procedure e soprattutto i costi da sostenere per tornare a casa e poi rientrare nel Paese del Dragone sono troppo onerosi. Per questo, si è rivolto a Fanpage.it per fare un appello alle istituzioni nostrane per agevolare i viaggi da e per il Belpaese. "A Novembre festeggerò il secondo anniversario di matrimonio – ci racconta Stefano -. Parlando ironicamente, siamo in una sorta di lockdown da quando ci siamo sposati, siamo riusciti ad incontrare le famiglie dopo il matrimonio a Natale 2019 ma poi a fine gennaio è scoppiata la pandemia e siamo impossibilitati a tornare a casa. Avevo praticamente saldato l'80% del costo per celebrare il matrimonio con amici e parenti in Italia, programmato per giugno 2020, ma ad oggi continuo a rimandare per ovvi motivi che mi impediscono un rientro in Cina".

A Qingdao l'emergenza Covid è sempre stata sotto controllo. "Le autorità – ha detto Stefano – hanno sin da subito introdotto misure di contenimento e non abbiamo mai avuto molti casi. La collaborazione tra cittadini e governo ha mostrato subito frutti positivi. Quando è stato chiesto a febbraio 2020 di restare a casa, così è stato fatto, la gente aveva paura ad uscire e nessuno hai mai protestato. Ci è stato chiesto di installare un app su smartphone per tracciare gli spostamenti (deve tutt’ora essere mostrato all’ingresso dei luoghi chiusi). Diciamo che una sorta di Green pass qui è in uso da marzo 2020 e funziona in modo molto semplice: se si è stati nello stesso luogo o a contatto con un positivo il QR code sulla app diventa rosso, si viene immediatamente contattati dalle autorità e isolati in casa, con una telecamera davanti alla porta o un poliziotto che fa il piantone notte e giorno". Ed anche con la nuova, recente ondata di casi collegati alla variante Delta la musica non è cambiata. Un'altra costante è legata alle difficoltà per tornare in Italia.

"Io essendo cittadino italiano e di nazionalità italiana – ha spiegato Stefano – non ho grossi problemi a tornare in Italia a parte il costo molto elevato del biglietto di sola andata, che ad oggi oscilla intorno ai 900 euro a persona contro circa 1.200 euro a coppia per andata e ritorno  pre pandemia. Il protocollo è molto rigido: bisogna eseguire un tampone 48 ore prima della partenza e un test dell’acido nucleico che a quanto so, se hai avuto un raffreddore un mese prima, potrebbe risultare positivo e quindi non idoneo alla partenza. Il protocollo impone anche di dover fare un volo diretto dal paese di origine per entrare in Cina. Ma l'Italia è forse il paese al mondo con meno disponibilità di voli diretti. Ad oggi ce ne è 1 solo a settimana, con la Germania che ne ha 10, la Francia che ne ha 6 e addirittura gli Usa che ne hanno 18. Per altro, il costo del biglietto aereo di ritorno in Cina ha raggiunto cifre improponibili, le uniche agenzie autorizzate e/o incaricate vendono i biglietti ad una cifra che oscilla tra i 5.000 e 6.000 euro a persona, per un volo Milano-Nanchino. L’unica compagnia aerea autorizzata a percorrere la tratta è la NEOSAIR, che parte ogni giovedì. Non solo. All'arrivo in Cina, oltre ad essere sottoposti ad una serie di tamponi, bisogna osservare un periodo di 14 giorni di quarantena in hotel appositamente adibiti ad ospitare le persone in arrivo dall’estero a spese proprie. Poi si viene trasferiti nella propria città di residenza e bisogna fare altri 7 giorni di isolamento in hotel sempre a proprie spese più 7 presso la propria abitazione".

Per questo, ha deciso di rivolgere un appello alle autorità italiane: "Vorrei chiedere se potessero agevolarci semplicemente gestendo in maniera meno lucrosa la vendita dei biglietti aerei e mediare come fanno altri Paesi con gli esponenti della Repubblica Popolare Cinese per ottenere agevolazioni sul rientro in Cina. So per certo che paesi come la Germania o Canada ha forti “sconti” sui periodi di quarantena e la possibilità di far arrivare le famiglie in Cina. Vorrei tornare in Italia e celebrare il mio matrimonio".

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