Ucraina, la Corte di Strasburgo boccia l’arresto della Tymoshenko: è illegale

La Corte europea dei diritti umani ha ritenuto illegale e arbitraria la decisione delle autorità di sottoporre l’ex premier Yulia Tymoshenko al carcere preventivo. La figlia della Tymoshenko, Evgenia, ha parlato di una "prima vittoria".
La Corte europea dei diritti umani ha ritenuto illegale e arbitraria la decisione delle autorità di sottoporre l’ex premier Yulia Tymoshenko al carcere preventivo. La figlia della Tymoshenko, Evgenia, ha parlato di una “prima vittoria”.

La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha stabilito all’unanimità che la detenzione in carcere dell’ex premier ucraino Yulia Tymoshenko (condannata nel 2011 a 7 anni) è stata “illegale e arbitraria”. Per i giudici europei la carcerazione preventiva dell'ex premier fu arbitraria perché "ordinata per un periodo indeterminato", mentre la Tymoshenko non aveva contravvenuto alle norme di controllo giudiziario che le erano state imposte. Inoltre l'oppositrice non ebbe la possibilità di fare ricorso in sede legale contro la detenzione. E soprattutto, l'imprigionamento di colei che "dirigeva uno dei maggiori partiti d'opposizione" non fu motivato dal rischio di vederla sottrarsi all'autorità giudiziaria, ma "da altri motivi". Nella decisione della Corte si legge che “numerosi osservatori in Ucraina e all’estero hanno ritenuto che questi avvenimenti rientrassero nel contesto di una persecuzione a carattere politico dei leader dell’opposizione in Ucraina”.

“Liberare immediatamente la signora Tymoshenko” – L'avvocato della leader d'opposizione, Sergei Vlasenko, ha subito invitato il presidente Viktor Yanukovich a trarne le conseguenze, liberando "immediatamente" la sua assistita. "Faccio appello al presidente Yanukovich a non presentare ricorso, ad applicare questa decisione. E l'unico modo per farlo è liberando immediatamente la signora Tymoshenko". La figlia della Tymoshenko, Evgenia, ha parlato invece della decisione della Corte come di una "prima vittoria". Al di là dell’illegalità della carcerazione preventiva per la quale l’ex premier ha avuto ragione la Corte non ha, però, preso in considerazione lo svolgimento vero e proprio del procedimento giudiziario e il suo esito.

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