Terremoto in Colombia, il racconto di un italiano: “Stringevo mia figlia, dalle crepe nel muro vedevamo l’esterno”

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La casa di Andrea Fortini a Cali, in Colombia
La casa di Andrea è una delle più colpite di Cali durante il terremoto che il 10 agosto ha provocato la morte di centinaia di persone in Colombia. “Ero con mia figlia di 5 anni mentre tutto ballava e crollava”, racconta a Fanpage.it.

"Quando è arrivata la scossa io ero al piano terra e sono corso a prendere mia moglie e mia figlia, di 5 anni, al piano superiore. Poi però non si poteva più scendere perché avevamo paura di fare la scala mentre tutto intorno a noi ballava e crollava. Siamo rimasti su aspettando che finisse, sembrava infinita". Sono i terribili momenti vissuti il 10 agosto da Andrea, 54 anni, fiorentino da anni trasferitosi in Colombia sette anni fa.

Come racconta a Fanpage.it, Andrea si trovava a Cali la mattina in cui una scossa di terremoto di magnitudo 7.4 ha colpito il paese provocando la morte di oltre 220 persone e innumerevoli danni. Tra le zone colpite c'è anche la città di Cali, dove almeno 20 edifici sono crollati, e molti altri sono stati pesantemente danneggiati, tra questi c'è l'abitazione e struttura ricettiva che Andrea condivide con la moglie, la figlia di 5 anni avuta insieme, e il figlio 17enne della precedente unione della donna.

Cosa è successo durante il terremoto?

Io ero alla reception con due clienti che stavano facendo il checkout quando tutto ha cominciato a tremare. Sembrava non finire più e ho cominciato a spaventarmi. Sono andato nel patio, in una zona aperta della casa, e lì è arrivato pure il figlio di mia moglie, però lei e l'altra mia figlia non scendevano, così mi sono preoccupato e sono andato al piano di sopra. Era una situazione bruttissima: tremava tutto, cadevano calcinacci e pezzi di muro. Mentre tenevo mia figlia vedevamo le crepe nel muro che si aprivano, riuscivo a vedere l'esterno della casa. Non eravamo al sicuro al piano superiore ma ormai non potevamo più scendere per paura di fare la scala. Tutto ballava e crollava. Le ho strette e siamo rimasti così aspettando che finisse.

Cosa avete fatto dopo?

La scossa è durata per un tempo infinito, leggo che è stata di quattro minuti ma per me sono stati molti di più. Ieri quando siamo arrivati in strada c'erano persone molto spaventate, gente che piangeva, alcuni erano nudi perché erano appena usciti dalla doccia o si erano buttati giù dal letto. Da noi erano le 7 del mattino.

Quali danni ha subito la vostra casa?

Gravi. Si sono aperte crepe in tutta la struttura. Sto aspettando la visita della Secretarías de Gestión del Riesgo de Desastres, loro mi diranno che parte è ancora agibile e quale no, e se devo evacuare. In un punto è crollato un pezzo di tetto, e in generale ci sono danni ovunque. Dato che si tratta di una struttura storica, degli anni Cinquanta, loro mi faranno un rapporto e con questo dovrò andare al Centro di cultura, che è l'ente che tutela questa casa. Solo allora saprò a quanto ammontano i danni.

Per il momento però continuate a stare lì?

Sì, ma stiamo dormendo tutti insieme al piano terra, vicino all'ingresso per essere pronti a uscire. Stanotte abbiamo lasciato la porta aperta senza chiave né altro per poter scappare in caso di emergenza senza perdere tempo. Per fortuna in queste ore abbiamo ricevuto una grande solidarietà, davvero incredibile.

Come sta reagendo la vostra comunità?

È un grande popolo, c'è tantissima solidarietà. La nostra è stata la casa più compromessa del quartiere, e ieri abbiamo ricevuto la visita di almeno 30 persone tra vicini, clienti e amici. Anche se molte sono persone che conosco appena, tutti si sono offerti di aiutarci. Ma episodi del genere stanno avvenendo anche nel resto della città: un centro che si occupa di arruolare volontari sta rifiutando persone per la grande richiesta. In questo momento cercano persone specializzate nel primo soccorso e nel recupero delle persone intrappolate.

Vi aspettavate un terremoto di simile intensità?

Eravamo abituati a piccole scosse ogni tanto, quindi abbiamo finito per non prenderle sul serio e non ritenerle pericolose. Però dopo questa esperienza alla prima scossetta sarò subito fuori casa.

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