Strage Nizza: il nonno-eroe che perse una gamba salvando i suoi nipoti torna a camminare

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La sera del 14 luglio la vita del torinese Gaetano Moscato è cambiata per sempre. Lui però ora è pronto a viverne una nuova. grazie alla protesi del centro di Vigorso. Lì sono stati fatti arti speciali ad Alex Zanardi, a Bebe Vio e ad altri campioni.
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Per le cronache nazionali e internazionali è diventato il “nonno eroe”. Gaetano Moscato, 71enne di Chiaverano, provincia di Torino, lo scorso 14 luglio stava passeggiando con la figlia e i nipoti di 12 e 18 anni sulla Promenade des Anglais di Nizza quando il camion del kamikaze Mohamed Lahouaiej Bouhlel si lanciò sulla folla e uccise 86 persone, ferendone oltre 300. Lui, non ci pensa un secondo, agisce d’istinto: spinge via i suoi cari e li salva, ma ci rimette un arto. “Noi stavamo rincasando, erano circa le 23.30. Ricordo che vidi il tir arrivare da lontano: prima su un marciapiedi, poi sulla strada, piena di gente lì per vedere i fuochi d’artificio. D’istinto, spinsi via i miei nipoti e mia figlia, e il camion piombò su di me, sulla mia gamba sinistra, tranciandola”, ricorda con gli occhi pieni di lacrime. La vita di Gaetano da quel giorno è cambiata per sempre: ha perso una gamba ma non la speranza di tornare a una vita normale. E piano piano ci sta riuscendo. A 5 mesi da quel giorno così drammatico il pensionato (ex dipendente Olivetti) è tornato a camminare.

Moscato era stato ricoverato all’Ospedale Pasteur di Nizza sino al 2 settembre. Poi, ha trascorso un mese in un’altra clinica di riabilitazione francese, infine il rientro in Italia, nel centro protesico dell’Inail di Vigorso a Budrio, nel bolognese, nota anche per aver creato arti speciali ad Alex Zanardi, a Bebe Vio e ad altri campioni. “I miei figli si sono messi immediatamente alla ricerca della soluzione migliore. Hanno trovato questo centro e mi hanno subito convinto a venire qui”. Ed ora vuole lasciarsi tutto alle spalle: “Mi piacerebbe fare un viaggio con mia moglie senza pensare troppo alla destinazione. Decidere da un giorno all’altro, senza un obiettivo. Avevamo un camper, l’abbiamo venduto tempo addietro. Ne compreremo uno nuovo e partiremo con quello all’avventura”. E ricorda ancora quei drammatici momenti: “Io sono sempre stato quello duro, che faceva coraggio agli altri. E’ stato così anche a Nizza: toccava a me tenere alto il morale degli altri feriti. Oggi, dopo 5 mesi, ogni volta che penso a quei momenti mi ritrovo a piangere. Gli psicologi dicono che è normale, ma è una cosa che non mi appartiene. Io, prima, non avevo mai pianto”.

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