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L'attacco della Turchia in Siria contro i curdi

Siria, Erdogan continua l’offensiva nonostante il cessate il fuoco: “La Turchia non va via”

Continua l’offensiva turca nei territori della Siria del Nord e dell’est nonostante la tregua di 5 giorni firmata da Usa e Ankara. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, oltre ad accusare il leader europei di ipocrisia, ha affermato che al termine del cessate il fuoco “la nostra operazione continuerà in modo ancora più determinato se gli Usa non manterranno le promesse sull’evacuazione delle milizie curde Ypg dalla zona di sicurezza della Turchia”.
A cura di Ida Artiaco
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Nonostante la tregua di 5 giorni annunciata nelle scorse ore, l'offensiva turca nei territori della Siria del Nord e dell'Est continua senza sosta. Non è bastato, dunque, l'accordo siglato ieri ad Ankara tra il segretario di Stato Usa Mike Pompeo e il vice presidente Mike Pence con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a riportare la pace nella regione. Anzi, proprio il leader turco oggi è tornato a tuonare contro i suoi colleghi occidentali, accusandoli di ipocrisia "per chiederci di interrompere la nostra operazione" contro i curdi, annunciando nel frattempo un incontro con il presidente russo Vladimir Putin in programma martedì prossimo per decidere la creazione "di una fascia di territorio sotto il controllo turco nel nord-est della Siria". "In base all'accordo con gli Stati Uniti – ha concluso -, non lasceremo la zona di sicurezza concordata dopo la fine delle ostilità".

Erdogan contro i leader occidentali: "Ipocriti"

"I leader occidentali che ci hanno chiamato per chiederci di interrompere la nostra operazione in Siria hanno dato prova di ipocrisia", ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Accusa, questa, che è stata immediatamente respinta, tra gli altri, dal premier italiano Giuseppe Conte: "Non c'è stata alcuna ipocrisia da parte dell'Italia, è un'accusa che respingo categoricamente", rispondendo ad una domanda nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles. Il presidente turco ha anche aggiunto che alla fine delle 120 ore di tregua stabilite ieri, e che scadono martedì sera, "la nostra operazione Fonte di pace continuerà in modo ancora più determinato se gli Usa non manterranno le promesse" sull'evacuazione delle milizie curde Ypg dalla zona di sicurezza della Turchia. Milizie che, stando sempre alle parole del leader di Ankara, avrebbero cominciato a ritirarsi dalla zona di sicurezza turca nel Nord-Est della Siria, dopo aver ricevuto conferme dal ministro della Difesa, Hulusi Akar.

Guerra in Siria, martedì l'incontro Erdogan-Putin

Intanto, sempre Erdogan ha fatto sapere che martedì prossimo, giorno in cui è prevista la fine della tregua, come da accordi tra Ankara e Washington, è in programma a Sochi un incontro con il presidente russo Vladimir Putin: un appuntamento importante definito "come un altro elemento di questo processo" per la creazione di una fascia di territorio sotto il controllo turco nel nord-est della Siria. La questione relativa a chi controllerà la fascia di sicurezza e alla presenza delle truppe turche è fra gli interrogativi rimasti aperti dopo l'annuncio di ieri.

In Siria continuano i bombardamenti

Intanto, l'Osservatorio siriano per i diritti umani ha denunciato nelle ultime ore scontri sporadici e bombardamenti di artiglieria ancora in corso lungo il confine nel nordest della Siria nell'area di Ras al-Ain, mentre ha segnalato una situazione di "prudente e relativa calma" nel resto della frontiera turco-siriana, che fino ai giorni scorsi era stata al centro dell'offensiva di Ankara. "La Turchia sta violando l'accordo con attacchi aerei e di artiglieria che continuano a prendere di mira le posizione dei combattenti, gli insediamenti civili e l'ospedale di Serekaniye/Ras al-Ayn", ha commentato alla luce di questi fatti Mustafa Bali, responsabile della comunicazione delle forze democratiche siriane a guida curda. Denunce arrivano anche da Amnesty International, secondo la quale Ankara si sarebbe macchiata di una "serie di violazioni, omicidi sommari e attacchi illegali" segnalando un "vergognoso disprezzo per la vita dei civili". Tra i casi indicati, anche la brutale esecuzione sommaria dell'attivista curda Hevrin Khalaf e della sua guardia del corpo da parte di milizie siriane addestrate e armate dalla Turchia.

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