Un ferito nell’ospedale di Tal Tamer, nel nord–est della Siria (Gettyimages)
in foto: Un ferito nell’ospedale di Tal Tamer, nel nord–est della Siria (Gettyimages)

“Ho soccorso un bambino che era stato ferito al torace. La ferita era aperta e non riusciva respirare. Era come se una scheggia gli avesse squarciato il petto”. E’ la drammatica testimonianza di un operatore della Mezzaluna curda raccolta da Amnesty International sui crimini commessi dall'esercito turco e i gruppi armati siriani suoi alleati nell'offensiva sul nord-est della Siria iniziata il 9 ottobre. Esecuzioni sommarie, tra cui quella dell'esponente politica curda Hevrin Khalaf, e attacchi indiscriminati a centri abitati che hanno causato la morte o il ferimento di centinaia di civili. “L’esercito turco e una coalizione di gruppi armati siriani sostenuta dalla Turchia – denuncia Amnesty International – hanno mostrato un vergognoso disprezzo per le vite civili compiendo gravi violazioni dei diritti umani e crimini di guerra”.

Bombe turche sui centri abitati

Ras al–Ain, città lungo la frontiera siriana, sotto attacco dell’esercito turco e dei gruppi armati suoi alleati (Gettyimages)
in foto: Ras al–Ain, città lungo la frontiera siriana, sotto attacco dell’esercito turco e dei gruppi armati suoi alleati (Gettyimages)

La mattina del 12 ottobre, a Salhiye, due proiettili hanno colpito le vicinanze di una scuola dove avevano trovato rifugio alcuni sfollati dal conflitto, provocando 4 vittime, tra cui due bambini. “Non so se fossero bambine o bambini – ha riferito un operatore della Mezzaluna curda –  perché i corpi erano completamente anneriti. Sembravano pezzi di carbone. Gli altri due corpi erano di uomini, sembravano anziani. Sono ancora in stato di choc”. “La linea del fronte più vicina era a oltre un chilometro di distanza – sottolinea Amnesty – e nei pressi del luogo dell’attacco, in quel momento, non c’erano combattenti né obiettivi militari”.

Ad essere colpita pesantemente anche Qamishli dove sono state distrutte abitazioni private, una panetteria e un ristorante. Un altro operatore della Mezzaluna curda ha descritto l’attacco con colpi di mortaio nei pressi della moschea al-Salah della città a maggioranza curda. “Ho soccorso un bambino che era stato ferito al torace. La ferita era aperta e non riusciva respirare. Era come se una scheggia gli avesse squarciato il petto”. Il bambino è successivamente deceduto. Sua sorella di otto anni ha subito l’amputazione di una gamba sotto il ginocchio. “Nei pressi non c’erano basi militari o posti di blocco”, precisa Amnesty international.

Il massacro del convoglio di giornalisti e civili

Il 13 ottobre un raid aereo turco contro un mercato ha centrato anche un convoglio di civili, compresi diversi giornalisti, che stava viaggiando da Qamishli e Ras al-Ain. Secondo la Mezzaluna curda, nell'attacco sono morti sei civili, tra due reporter. Decine i feriti, molti dei quali non sono sopravvissuti. Un giornalista che aveva assistito alla scena ha parlato di un “massacro assoluto”. Il convoglio era composto di circa 400 veicoli civili e non c’erano combattenti nella zona, ad eccezione di una piccola scorta armata a protezione del corteo.

Hevrin Khalaf, esponente politica curda, uccisa in modo barbaro

 

Attraverso testimonianze oculari, la lettura di un referto medico e l’analisi di immagini, Amnesty International ha potuto ricostruire l’esecuzione sommaria di Hevrin Khalaf, esponente politica curda, segretaria generale del Partito Futuro della Siria, vittima il 12 ottobre di un’imboscata lungo l’autostrada Raqqa-Qamishli.

La donna è stata trascinata fuori dall'automobile su cui viaggiava, picchiata e uccisa a sangue freddo da miliziani del gruppo Ahrar al-Sharqiya, che hanno eliminato anche la sua guardia del corpo. Un’amica stretta di Hevrin Khalaf ha riferito ad Amnesty International che, quando ha provato a chiamare la donna sul suo cellulare, si è sentita rispondere da un uomo che si è identificato come un combattente di un gruppo armato siriano di opposizione che in arabo ha detto: “Voi curdi siete dei traditori, fate tutti parte del Pkk” e ha concluso la telefonata comunicando che Hevrin Khalaf era stata uccisa. Un referto medico esaminato da Amnesty International elenca le ferite subite da Hevrin Khalaf: una serie di colpi di pistola al capo, al volto e alla schiena, fratture alle gambe, al volto e al cranio, parti della pelle strappati dal cranio e perdita di cuoio capelluto.

Esecuzioni sommarie e rapimenti

Miliziani alleati alla Turchia avanzano nella città di Ras al–Ain (Gettyimages)
in foto: Miliziani alleati alla Turchia avanzano nella città di Ras al–Ain (Gettyimages)

Lo stesso giorno e nella stessa località, come testimoniato da filmati verificati da Amnesty International, i miliziani di Ahrar al-Sharqiya hanno catturato e ucciso almeno due combattenti curdi e hanno rapito altri due civili che stavano trasportando medicinali per conto di un’organizzazione sanitaria locale. Di loro non si hanno più notizie. “Uccidere a sangue freddo civili inermi – ha commentato Kumi Naidoo, segretario generale di Amnesty International – è un evidente crimine di guerra. L’uccisione di Hevrin Khalaf e di altre persone ad opera di Ahrar al-Sharqiya dev’essere oggetto di un’indagine indipendente che porti i responsabili di fronte alla giustizia. La Turchia ha l’obbligo di fermare i crimini di guerra e le altre violazioni dei diritti umani commesse da gruppi armati che operano sotto il suo controllo. Se non lo farà, favorirà ulteriori atrocità”.

Secondo le autorità sanitarie dell’Amministrazione autonoma a guida curda nel nordest della Siria, fino al 17 ottobre sono stati uccisi almeno 218 civili, tra cui 18 bambini. Per la Turchia, fino al 15 ottobre, gli attacchi con colpi di mortaio in territorio turco attribuiti alle forze curde hanno causato 18 morti e 150 feriti tra la popolazione civile. Di fronte alla atrocità commesse nel nord-est della Siria, Amnesty international ha chiesto lo stop immediato della vendita di armi alla Turchia. “Gli Usa sono il principale esportatore di armi verso la Turchia, seguiti da ItaliaGermaniaBrasile e India. Chiediamo la sospensione immediata delle forniture di armi alla Turchia – conclude la Ong – e a tutte le altre parti in conflitto in Siria, comprese le forze curde.