7 Novembre 2016
16:55

Presidenziali Usa 2016, Grandi elettori, voto anticipato e Swing States: la guida

Come funziona il voto americano, cosa sono gli “swing states” e quanti voti servono per vincere. La guida al testa a testa tra Donald Trump e Hillary Clinton martedì 8 novembre.
A cura di Flavia Guidi

Dopo mesi di una campagna elettorale che verrà certamente ricordata come una delle più sorprendenti e accanite della storia, martedì 8 novembre gli Stati Uniti voteranno il loro prossimo presidente.

Secondo gli ultimi sondaggi, a uscire vincitrice dovrebbe essere la candidata democratica. Hillary Clinton risulta infatti ancora in vantaggio su Donald Trump, anche se con un distacco sicuramente minore rispetto alla direzione che la corsa sembrava aver preso poche settimane fa.

In attesa di sapere cosa succederà, ecco quello che c'è da sapere su come verrà determinato il prossimo presidente degli Stati Uniti.

Quanti voti servono per vincere le Presidenziali 2016

Il sistema elettorale americano è un sistema indiretto, in cui il Presidente viene eletto attraverso un sistema collegiale che assegna ad ogni Stato un numero di “grandi elettori”.

Tradotto in termini pratici, in ogni Stato il candidato che raggiunge il maggior numero di voti si prende i delegati, o “grandi elettori”, che rappresentano quello Stato. Il numero dei delegati per ogni Stato è determinato in base alla popolazione, e può variare dai 55 della California ai 4 del Nevada, con la conseguente differenza di rilevanza che i diversi Stati vanno a ricoprire al fine della vittoria.

Nel loro totale, i delegati sono 538 e per vincere il candidato ne deve ottenere almeno 270.

In tutti gli Stati, eccetto il Maine e il Nebraska, vige un sistema chiamato Winnertakesall, in cui anche un solo voto determina la vittoria di un candidato o dell’altro, a cui va la totalità dei delegati.

Questo significa che per vincere, il candidato non necessariamente deve ottenere il maggior numero di voti complessivi, ma il maggior numero di delegati. Noto in questo senso è il caso del 2000, quando George W. Bush sconfisse il rivale democratico Al Gore pur avendo ottenuto mezzo milione di voti in meno.

L'importanza degli Swing States

In questo contesto, ricoprono un ruolo fondamentale gli Swing States, ovvero gli Stati che non sono nettamente democratici o repubblicani, ma in cui entrambi i partiti hanno la possibilità di vincere.

Dato infatti che alcuni stati – quali Texas, Arizona e Utah per i Repubblicani, California, Washington e Maine per i Democratici – hanno storicamente un preciso schieramento politico, gli Swing States vanno a rivestire un ruolo fondamentale e sono anche gli Stati in cui i candidati investono maggiormente durante la campagna elettorale.

A testimonianza di questo, il fatto che Hillary Clinton a fine ottobre avesse investito anche in roccaforti repubblicane quali Texas e Arizona, mete solitamente “snobbate” dai candidati democratici in quanto considerate perse in partenza, aveva attirato l’attenzione dei media ed era stata interpretata come la dimostrazione del suo vantaggio nei confronti di Trump.

Per quanto riguarda invece gli Swing States, che saranno anche gli stati da tenere d'occhio con particolare attenzione la notte delle elezioni sono in primis Colorado, Florida, Iowa, seguiti da Michigan, Nevada, New Hampshire, North Carolina, Ohio, Pennsylvania, Virginia, e Wisconsin.

Voto anticipato 

L'8 novembre, è molto probabile che un terzo degli elettori avrà già votato. Negli Stati Uniti è infatti possibile, e anche comune, votare da 45 a 4 giorni prima dell'Election Day – con lo scopo di facilitare sia agli stati la gestione del voto sia il voto agli elettori.

I voti anticipati verranno scrutinati insieme agli altri l'8 novembre. Fino a quella data, questa tecnica viene considerata un modo per misurare l'entusiasmo che gravita attorno alle elezioni, e quindi la probabile affluenza.

Per adesso hanno votato almeno 37 milioni di persone e da queste, che sembrano in maggioranza democratiche, sembra emergere il fatto che Hillary fatichi a conquistare neri e ispanici.

Informazioni utili per seguire le Presidenziali USA

Il risultato delle elezioni sarà chiaro verso le 5 di mattino del 9 novembre, orario italiano.

Una volta che questo avverrà, entrambi i candidati terranno un discorso, il vincitore per dichiarare la vittoria, lo sconfitto per ammettere la sconfitta.

I risultati verranno ufficializzati in Senato il 6 gennaio 2017, mentre il presidente eletto si insedierà alla casa bianca e prenderà di fatto il posto di Barack Obama alle 18:00 ore italiane del 20 gennaio, quando si terrà l'Inauguration Day.

Dal 1965 il candidato che ha vinto in Ohio è sempre diventato presidente degli Stati Uniti.

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