In Polonia la protesta contro la decisione della Corte costituzionale, che ha stabilito il divieto di aborto anche in caso di grave malformazione del feto, sta diventando sempre più feroce. Nella capitale Varsavia e in altre città del paese i manifestanti hanno fatto irruzione in molte chiese e hanno interrotto le funzioni religiose, gridando lo slogan “Questa è guerra” e reggendo tra le mani cartelli con scritte come “Preghiamo per il diritto all’aborto” e “Tortura”. Un’importante provocazione in uno dei paesi europei con il più alto numero di cattolici praticanti ma dove, tuttavia, l’opinione pubblica è schierata per la maggior parte a favore dei diritti riproduttivi delle donne.

E’ il quarto giorno di protesta per i manifestanti, che non hanno intenzione di arrendersi. Protestano innanzitutto contro la Conferenza episcopale polacca, che si è detta a favore della sentenza della Corte costituzionale. Moltissimi video della protesta sono stati postati sui social con l’invito a “pregare per il diritto all’aborto” e sono stati distribuiti volantini nelle chiese. E all’esterno degli edifici religiosi sono stati appesi grandi poster su cui è raffigurata una donna incinta crocifissa: sotto campeggia la scritta "Tua colpa, tua colpa, tua grandissima colpa".

La protesta va avanti da venerdì scorso quando i dimostranti avevano marciato dalla sede del Tribunale di Varsavia fino alla residenza del vicepremier Jaroslaw Kaczynsk, leader del partito di governo Diritto e Giustizia (Pis), che aveva proposto la riforma di legge per dare un’ulteriore stretta all’aborto in Polonia. In quell’occasione la polizia aveva reagito spruzzando dello spray al peperoncino sulla folla e utilizzando le maniere forti. Nella stessa notte erano scoppiate proteste anche in altre città della Polonia, come Danzica e Cracovia. Sabato scorso, invece, la polizia ha reagito caricando la folla e utilizzando lacrimogeni. Per il prossimo 27 ottobre i manifestanti hanno previsto un blocco del traffico in tutto il paese a partire dalle 16.