78 incendi tutt’ora attivi, una area forestale grande quasi quanto l’intera Umbria andata in fiamme, poco meno di 7000 strutture incenerite, oltre 200mila persone evacuate e almeno 24 morti. Questo il bilancio della peggior ondata di incendi nella storia recente della West Coast americana, che batte il record negativo detenuto dagli incendi del 2019 e ancora prima da quelli del 2017. Una sequenza devastante, le cui conseguenze stanno arrivando addirittura in Europa. Se la qualità dell’aria in alcune zone della California e dell’Oregon è ormai fuori controllo – a Mammouth Lake, nei pressi del parco naturale di Yosemite, siamo a quota 620 in una scala da 0 a 500 -, la nube di fumo e aria tossica sta raggiungendo persino l’Europa, spinta dal vento e dovrebbe arrivare sulla testa degli abitanti di Amburgo nel prossimo weekend. Tanto per dare un’idea di cosa sia quell’aria, la Nasa ha registrato livelli di monossido di carbonio nell’alta atmosfera almeno 10 volte superiori al normale.

Piccolo dettaglio: il monossido di carbonio è un inquinante che resiste in atmosfera anche per un mese, e può viaggiare grandi distanze. Lo diciamo per i vostri polmoni, alla viglia della tanto temuta seconda ondata dell’epidemia di Coronavirus, mentre i contagi nel Regno Unito, in Francia, in Germania e in Spagna toccano livelli quasi da record. E già che ci siete, ricordate quanto incide l’inquinamento nell’accentare la pericolosità del virus, soprattutto su soggetti che soffrono pregresse patologie respiratorie. Tanto più in aree già di loro super inquinate come la Ruhr in Germania, o la Pianura Padana in Italia.

Ancora una volta, ovviamente, potete far finta di niente e prendervela col fato, col 2020 anno funesto, con Bill Gates o coi cinesi. Oppure, potete fare uno più uno, e ricordarvi che la salute è circolare, come continua incessantemente a ricordare la virologa italiana Ilaria Capua, e che tutto è collegato in un mondo iperconnesso. E che la devastazione ambientale che stiamo impartendo al pianeta c’entra, in qualche modo, con tutto quel che stiamo vivendo oggi. Col Coronavirus e con tutti i nuovi ceppi virali che vengono alla luce dalla progressiva distruzione delle foreste pluviali. E con gli incendi in California, figli di tempeste di fulmini mai viste prima, accelerati da un caldo mai provato prima, propagati da un vento mai visto prima.

Non chiudiamo gli occhi come li abbiamo chiusi, fin troppe volte, nel passato: quel che è successo in Siberia prima, in Australia poi e negli Stati Uniti ora non è che un’anticipazione di quel che accadrà presto in Europa, segnatamente nel sud del Vecchio Continente, a casa nostra. E i cieli rosso sangue dell’Oregon e della California, che fanno da sfondo a partite di baseball cui assistono sagome di cartone a uso e consumo di telespettatori barricati in casa non sono che la concretizzazione, qui e ora, dei peggiori scenari dispotici di qualche mese fa, quando nemmeno ci immaginavamo che un piccolo virus cinese avrebbe messo in ginocchio l’economia del pianeta e una tempesta di fulmini avrebbe prodotto 200mila profughi ambientali in una delle aree più ricche del mondo.

Ecco: questi incendi, per quanto possa sembrarvi controintuitivo, sono più spaventosi del Coronavirus. Perché la loro potenza, in tutto il mondo, cresce di anno in anno. Perché, a differenza del virus, sono sempre meno controllabili. Perché  la furia degli elementi è davvero una minaccia enorme alla nostra salute, alla nostra civilizzazione e al nostro modello economico capitalista. Perché contro la terra che si rivolta contro l'uomo non c'è scienza che tenga, almeno per ora. 

La nostra casa è in fiamme, diceva Greta Thumberg non più di qualche mese fa, quando tutti facevano finta di ascoltarla. Adesso, spiacenti, fare finta non basta più. Costi quel che costi.

E adesso guardatevi queste foto, e provate a dire che non è vero.