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Opinioni
11 Agosto 2021
15:02

Perché Andrew Cuomo non si sarebbe mai dimesso, se fosse nato in Italia 

Andrew Cuomo, governatore dello Stato di New York, si è dimesso a causa delle accuse per molestie sessuali, su richiesta del suo stesso partito. Se fosse stato un politico italiano, invece, sarebbe andata molto diversamente. Viaggio – di fantasia, ma non troppo – in un caso analogo, ma all’italiana.
A cura di Maria Cafagna
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Andrew Cuomo, Governatore dello Stato di New York, si è dimesso dal suo incarico a causa delle pressioni ricevute dopo le accuse di molestie mosse nei suoi confronti da numerose donne. Cuomo non è stato solo un semplice governatore ma è anche un politico molto popolare, soprattutto dopo aver adottato drastiche misure di contenimento all’epidemia di COVID schierandosi apertamente contro l’allora presidente Trump. Cuomo era una star dei democratici, ma questo non ha impedito al suo partito di chiedere le sue dimissioni, di prendere le parti delle presunte vittime e chiedere che venga fatta giustizia al più presto.

Questo è quanto accaduto in America, ma cosa sarebbe successo se questo scandalo fosse scoppiato in Italia?

Forse ricorderete il titolo di un libro di qualche anno fa intitolato Se Steve Jobs fosse nato a Napoli in cui l’autore, Antonio Menna, provava a immaginare la storia del fondatore di Apple fosse partita da un garage del capoluogo campano. Proviamo a fare lo stesso esercizio di fantasia immaginando che Andrew Cuomo fosse nato non tanto a Napoli ma in Italia, fosse il governatore di una regione importante (del Nord o del Sud in questo caso non fa differenza) e che una decina di donne volessero denunciare di essere state molestate da lui.  Immaginiamo anche che Andrea Cuomo (è nato in Italia!) non fosse un semplice governatore, ma anche un politico molto popolare e amato, che fosse stato in prima linea durante l’emergenza sanitaria e che fosse una presenza fissa nei talk show più popolari.

Bene, cominciamo.

Andrea Cuomo è una persona che ha verso le donne comportamenti inappropriati: tocca, ammicca, fa battute volgari e inopportune tra le risate compiacenti di colleghi e collaboratori. Queste donne devono innanzitutto possedere gli strumenti necessari a prendere coscienza che questi comportamenti sono delle vere e proprie molestie, difficile quando la politica e l’informazione minimizzano le molestie e quando non si fa educazione sessuale nelle scuole.

Ma mettiamo il caso che queste donne invece siano pienamente consapevoli dei loro diritti, prendano coraggio e si rivolgano alle autorità. Secondo il “Rapporto sulla violenza di genere e domestica nella realtà giudiziaria”, una ricerca effettuata dalla Commissione di inchiesta del Senato sul femminicidio, risulta che nei nostri tribunali i reati di violenza contro le donne vengono sottovalutati e sottostimati perché chi dovrebbe occuparsi di questi casi (magistrati, giudici, avvocati e psicologi) non è sufficientemente preparato a gestirli.

Ma voliamo con l’immaginazione e facciamo che queste donne trovano le persone giuste al momento giusto, che la denuncia vada in porto e che la notizia diventi di dominio pubblico: Andrea Cuomo è stato accusato di molestie.

A questo punto, gli scenari sono due: o il Governatore Cuomo è persona prudente e si limita a dichiarare di aver fiducia nella magistratura, o il Governatore Cuomo è uomo zelante circondato da consulenti compiacenti e tuona contro le donne che lo vogliono rovinare per avere visibilità, contro la Magistratura che usa queste accuse per farlo fuori e contro questo clima infame perché “non si può più dire niente”. Nel frattempo il suo partito ha fatto quadrato attorno a lui e le donne della sua vita, mogli, madre, zie, ma soprattutto colleghe, si affrettano a dire che lui è una bravissima persona e che le accusatrici si sono inventate tutto.

Intanto in tv e sui giornali è partita la caccia alle streghe: i cronisti hanno setacciato i profili social delle vittime cercando foto sexy o post compromettenti, si sono appostati sotto casa loro o stanno torchiando amici e vicini per avere uno scoop; nei talk è partito il processo alle vittime, al #metoo e a queste mode bislacche che importiamo dagli Stati Uniti, tipo denunciare qualche pacca sul sedere. Nel frattempo online, accanto ai soliti leoni da tastiera, giornalisti e giornaliste muniti di account Twitter fanno a gara a chi fa la battuta più tagliente contro le presunte vittime, mettendosi like a vicenda e compiacendosi della reciproca sagacia.

Il tutto probabilmente durerebbe un paio di settimane, il tempo di un altro scandalo, un’altra polemica, un altro scoop più ghiotto da dare in pasto all’opinione pubblica. Il Governatore Cuomo intanto, forte della solidarietà di amici, colleghi e testate, ne guadagnerebbe in popolarità e si godrebbe la visibilità mediatica rimanendo saldamente ancorato alla poltrona.

E le vittime? Le vittime avrebbero subito tutto questo magari vergognandosene, magari colpevolizzandosi, certamente pensando: ma chi me l’ha fatto fare. Probabilmente non lavorerebbero più in politica, i loro nomi sarebbero stati legati in eterno allo scandalo e chiunque ci penserebbe due volte prima di assumerle perché “questa porta solo rogne”.  Al loro posto sarebbero arrivate altre donne più mansuete e compiacenti, che per prima cosa al si sarebbero affrettate a esprimere la solidarietà al Governatore. Sarebbero state assunte e avrebbero sopportato tutto in silenzio pur di continuare a lavorare e non subire la pubblica gogna.

Ecco quello che sarebbe capitato in Italia in un caso come questo.

Ma tanto in Italia nessuna si farà mai avanti per denunciare di essere stata molestata da un uomo potente perché nel nostro Paese gli uomini potenti non molestano le donne. Già.

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Maria Cafagna è nata in Argentina ed è cresciuta in Puglia. È stata analista di TvTalk e oggi lavora come consulte politica e per la televisione. Vive e lavora a Roma.
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