Ora Trump licenzia anche l’amico Paolo Zampolli: non sarà più l’inviato speciale del governo Usa

Immagine
L’amico di Trump Paolo Zampolli è stato rimosso dall’incarico di inviato speciale Usa per le partnership globali. Ufficialmente il mandato era scaduto ma tra le ragioni del licenziamento ci sarebbero gli accesi scontri con il vice segretario di Stato Christopher Landau, tra accuse reciproche e minacce legali.

Paolo Zampolli è stato rimosso dal suo incarico dal Dipartimento di Stato come inviato speciale per le partnership globali. Dopo un anno e mezzo dalla sua nomina, l'amico personale di Trump non farà più il rappresentate speciale degli Usa. Dietro il suo licenziamento, nessun dissapore con il presidente, assicura Zampolli: "Gli incarichi di inviato speciale hanno una durata di un anno. Trump lo ha prorogato per oltre sei mesi. Anni fa mi disse mi fece entrare nel settore immobiliare. Ora mi ha chiesto: ‘Perché vuoi lavorare per la pubblica amministrazione quando potresti concludere tutti questi affari?', ha scritto su X. "Il presidente ha sempre ragione. Servire gli Stati Uniti è stato il grande onore della mia vita. Ora è il momento di un nuovo capitolo".

Qualche ora prima però, Politico aveva svelato un retroscena che potrebbe avere a che fare con la sua rimozione. Zampolli sarebbe finito al centro di un'accesissima disputa con il vice segretario di Stato Christopher Landau. Lo scontro si sarebbe consumato nell'arco di un anno, attraverso scambi di email, nelle quali i due alti funzionari si accusavano di fughe di notizie ai media e minacce di azioni legali per diffamazione.

Secondo la testata online i due si sarebbero trovati più volte in disaccordo sulla catena di comando, con Landau che avrebbe esortato Zampolli a limitarsi alle sue competenze in ambito culturale. Gli scambi sarebbero poi degenerati in accesi litigi e accuse prive di riscontri. I messaggi, scrive Politico, colpiscono non solo per i toni aspri e personali, ma anche perché le catene di email includevano talvolta più di 16 funzionari dell'amministrazione e, in almeno un'occasione, un alto funzionario straniero.

"Le ordino formalmente – ancora una volta – di cessare immediatamente qualsiasi attività relativa a qualsiasi questione non direttamente legata alla diplomazia culturale, inclusi tutti i temi da Lei menzionati nelle Sue recenti email", avrebbe scritto Landau a Zampolli in un messaggio del 14 novembre 2025. "Lei non ha alcuna autorità per occuparsi di qualsiasi questione di politica estera al di fuori della diplomazia culturale, compresi tutti i temi che ha citato", avrebbe intimato il vice segretario di Stato all'amico del presidente.

In un'altra email inviata a Zampolli, Landau avrebbe affermato che occuparsi di questioni al di fuori della propria competenza legale, "e in violazione delle mie direttive espresse, potrebbe esporla ad azioni disciplinari, al licenziamento e a responsabilità legali".

Zampolli, interpellato da Politico, ha respinto qualsiasi accusa. Landau "mi attacca fin dal primo giorno" e "ha cercato di distruggere tutto ciò che ho fatto", ha dichiarato. "È evidente che ha un problema con me. Quello che sta facendo è fuori controllo; io ricopro l'incarico su mandato del presidente degli Stati Uniti d'America. L'unica persona che può conferirmi questo incarico e revocarlo è il presidente americano", ha aggiunto.

A distanza di poche ore da queste dichiarazioni, è arrivata la notizia del suo licenziamento. Stando a quanto riferito però, Zampolli non uscirà completamente di scena. Anche se il suo rapporto di lavoro con l'amministrazione statunitense si è concluso, è molto probabile che l'ormai ex inviato speciale continuerà a muoversi nell'orbita di Trump.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views