Luke Harding: “Con l’accordo sul diesel Trump tradisce gli alleati e fa un regalo a Putin”
“Un comportamento sconcertante”, che dovrebbe convincere anche i più scettici: il presidente americano “agisce come se fosse un asset del Cremlino”. Ci va giù pesante, Luke Harding. Gli ossequi a Vladimir Putin indicano vicinanza ideologica, forse invidia per l’autocrata di Mosca. Ma fanno anche pensare che Donald Trump “sappia quel che Putin sa di lui”. Un possibile ricatto potrebbe pesare sulle sue scelte. E con l’accordo sul diesel, Trump “tradisce i suoi alleati e si schiera in pieno con la Russia”.
Harding è “uno dei migliori reporter al mondo”, parola di Roberto Saviano. Ai rapporti fra i due leader ha dedicato ricerche e centinaia di pagine. Il suo ultimo libro si intitola Betrayal: tradimento. Più chiaro di così. Sottotitolo: “Trump, Putin e la nuova era della conquista”. Pubblicato poco più di un mese fa da Guardian Faber, uscirà in italiano per Mondadori. “Spero possa essere una guida pratica per questi tempi resi incerti dal ritorno della politica di potenza”, dice l’autore.
Inviato di punta del Guardian, Harding racconta la guerra in Ucraina dal giorno dell’invasione, spesso dalla prima linea. È stato corrispondente da Mosca dal 2007 al 2011. Fino all’espulsione da parte delle autorità russe: primo caso dalla fine della Guerra Fredda. Per mesi i servizi lo avevano intercettato. I loro operatori erano anche entrati nel suo appartamento. Dai suoi libri su Julian Assange ed Edward Snowden sono stati tratti due film di Hollywood.
Parliamo su WhatsApp. Mentre cerchiamo di collegarci, le agenzie battono queste parole di Trump, infuriato con Zelensky perché bombarda le raffinerie russe: “Penso che sia ora che l’Ucraina abbia un nuovo presidente”, un leader “capace di raggiungere un accordo con la Russia”. Chissà a quali condizioni.
Luke, nel suo libro lei si chiede: se Trump fosse una risorsa dei servizi russi cosa farebbe di diverso da quel che fa ora? Che si risponde, dopo l’accordo sul diesel e la rottura con Zelensky?
Di sicuro gli ultimi eventi sono sconcertanti, anche per i più scettici sull’idea che Putin abbia in pugno Trump. Con Donald Trump, l’America ha voltato le spalle agli alleati e cambiato campo. In questo senso, Trump si comporta come una risorsa al servizio del Cremlino.
Lei vede l’accordo sul diesel e l’ira contro Zelensky come un “tradimento”?
Poco prima di maltrattare Zelensky, Trump si è sperticato in ringraziamenti a Putin. L’uomo che ha scatenato la più grande guerra di aggressione degli ultimi ottant’anni in Europa. Le sue forze armate uccidono civili ucraini ogni giorno. E Trump ci stringe accordi. Lo ringrazia pure. Quello sul diesel sembra quasi un regalo di compleanno (Putin ha compiuto 74 anni il 7 ottobre, ndr). Somiglia a una grottesca farsa. Ma le conseguenze possono essere tragiche. Come ha osservato Zelensky, l’accordo sul diesel finanzia la macchina bellica russa. Serve a uccidere gli ucraini.
Serve anche a Trump per raccattare voti alle elezioni midterm di novembre, no? Vuol far spendere meno agli americani quando fanno il pieno.
Non credo che i prezzi scenderanno. La capacità russa di esportare carburanti è limitata dagli attacchi di Kyiv sulle raffinerie. Ho visto decollare i droni a lungo raggio da località segrete nell’Ucraina centrale. I russi ne abbattono alcuni, molti passano. Alla Russia di diesel ne è rimasto poco. Putin non può salvare Trump alle elezioni. Può però farlo sentire in debito. E quel debito può tornargli utile sull’Ucraina.
In che modo?
Gli ucraini continueranno a colpire le raffinerie russe. E Trump cercherà di fargliela pagare.
Secondo il Financial Times, ha già minacciato di non condividere più l’intelligence.
È l’ultima leva che gli resta. Potrebbe utilizzarla. L’intelligence americana è utile soprattutto per avvertire dell’arrivo di droni e missili, o del decollo dei bombardieri russi. Aiuta a proteggere i civili. Tagliarla significherebbe più morti. E non impedirebbe a Kyiv di colpire le raffinerie in Russia. Chiunque può identificarle su Google Maps. La misura sarebbe inutile. Ma è probabile che venga presa.
Comunque Trump almeno ci prova, ad abbassare il prezzo dei carburanti. Molte famiglie – in America come in Italia e altrove – apprezzano il tentativo.
Non vedo come 300mila tonnellate di export russo possano cambiare la situazione, ammesso che arrivino. E poi c’è un problema più grande: le ambizioni di Mosca non si fermano all’Ucraina. I responsabili dell’intelligence europea con cui ho parlato ritengono possibile un’estensione del conflitto. Putin può cercare di mettere alla prova la Nato e l’articolo 5, di umiliare gli europei. La guerra è già in corso: disinformazione, sabotaggi, droni, tentativi di far esplodere aerei in Germania, cavi sottomarini tagliati nel Baltico, interferenze nella politica. Se abbandoniamo l’Ucraina, il problema non scomparirà. Anzi.
Almeno Trump e Putin si parlano. Gli scambi commerciali non potrebbero aprire una strada verso la pace?
Putin vuole la capitolazione di Kyiv, la riduzione drastica del suo esercito. Vuole territori. Vuole sostituire Zelensky con un governo fantoccio. L’invasione fa parte del suo progetto per riunire quelle che chiama le terre storiche russe. È una visione assurda e fascista. Considera Trump un alleato da sfruttare e tenere in gioco il più a lungo possibile. Mentre in Europa favorisce le forze nazionaliste e populiste filorusse, come l’AfD in Germania o Reform nel Regno Unito. Pensa di poter resistere finché gli europei non si stufano di sostenere Kyiv. E li sabota dall’interno.
Trump si dimostra remissivo col Cremlino, d’accordo. Ma mica penserà davvero che lavori per Mosca?
Ci sono diverse spiegazioni del suo comportamento. Una è ideologica: Trump e il mondo MAGA vedono nella Russia di Putin un Paese affine. Uno Stato ultraconservatore, nemico del “politicamente corretto”, difensore della cristianità e dei valori tradizionali.
Luke, lei conosce la Russia e sa che non è così: sono solo slogan che il regime ha messo insieme per darsi un’ideologia.
Ma è l’immagine che Putin vende al mondo. Una visione politica con cui Trump e i suoi sostenitori sono in sintonia, contrapposta a quello che considerano il liberalismo decadente degli europei.
Le altre spiegazioni?
Trump invidia la libertà di azione di Putin. Può fare quel che gli pare. Compreso far avvelenare gli oppositori. Il presidente USA resta un autocrate incompiuto: è sottomesso ai controlli e ai contrappesi dell’ordinamento statunitense, alle sentenze della magistratura. È quanto sostiene la sua ex consigliera Fiona Hill. E potrebbe invidiare anche la ricchezza di Putin: con ogni probabilità è l’uomo più ricco del mondo. Altro che il tycoon newyorkese.
C’è poi chi pensa a un intrigo con al centro i servizi segreti russi.
E qui la parola chiave è kompromat, (materiale compromettente raccolto nell’ombra dai servizi di sicurezza di Mosca, ndr).
Trump ricattabile? Però, Luke, sembra la trama di un romanzo di spionaggio. Trump sarà pure accondiscendente con Putin. Ma è stato eletto dagli americani. Non sembra uno che prende ordini per paura di essere ricattato.
Classico “metodo KGB”. Trump sa che Putin sa. Non serve minacciarlo: Putin lo lusinga, lo manipola, lo usa. Chiamatelo asset, agente d’influenza, utile idiota, contatto riservato. Ha reso enormi servizi alla Russia. Ripete le falsità che Putin gli racconta. Da quando è tornato alla Casa Bianca, ha tagliato gli aiuti militari diretti a Kiev. L’anno scorso ha cacciato Zelensky dallo Studio Ovale. E, come abbiamo appena visto, continua a fare pressione sull’Ucraina anziché sulla Russia che l’ha invasa. Tutto questo è surreale e pericoloso. Anche per l’Unione Europea, per l’Italia e per il Regno Unito.
Accusa pesante. Cosa sappiamo davvero?
I servizi dell’Europa orientale si interessavano a Trump già nel 1977, quando sposò Ivana, che veniva da oltre la Cortina di Ferro. A Praga ho consultato i documenti declassificati della StB, la polizia segreta cecoslovacca: lo sorvegliavano, parlavano con suo suocero e condividevano le informazioni con Mosca.
I sovietici cominciarono a coltivare il rapporto negli anni Ottanta. Nel 1987 Trump visitò Mosca e Leningrado. Tornò negli anni Novanta, nei Duemila, nel 2013. Ci sono anche legami finanziari. Non sappiamo che cosa sia successo durante quelle visite. Ma i servizi russi sono abili nella sorveglianza e nelle intercettazioni.
Lei ne sa qualcosa, Luke.
A Mosca, gli uomini dell’FSB sono addirittura entrati nel mio appartamento, che era pieno di cimici.
Immagino che non si riferisca agli insetti. Sorvegliare uno straniero ricco e potenzialmente importante, raccogliere materiale su di lui è una prassi, per i servizi russi. Tanto più se si tratta di un americano. Non significa poterlo ricattare.
Sorvegliano tutti i visitatori di alto profilo. Un rapporto della commissione Intelligence del Senato americano comprende testimonianze sull’installazione di congegni spia nelle camere del Ritz-Carlton di Mosca, dove Trump soggiornò nel novembre 2013 per Miss Universo: la visita descritta nel mai comprovato dossier Steele. La mia ipotesi è che Trump sappia che cosa Putin sa di lui. Questo darebbe a Putin una leva e aiuterebbe a spiegare una deferenza talvolta plateale. Ad Anchorage, appena Putin scese dall’aereo, Trump si mise ad applaudirlo. Strano.
Molti italiani, tanti giovani di sinistra, avversano l’imperialismo americano. Il sostegno all’Ucraina viene ancora visto come schierarsi con Washington.
La sinistra ha una grande tradizione di lotta contro il fascismo. Questa volta il fascismo ha un volto russo. Egli USA di Trump ne sono un alleato di fatto.
In Ucraina vedo un progetto genocida: trasformare gli ucraini in buoni russi o distruggerli. Abbiamo testimoniato torture, esecuzioni, stupri, corpi bruciati nelle zone occupate. Ho visto diverse fosse comuni. Vorrei poter cancellare quelle immagini dalla memoria.
La sinistra ha il dovere di combattere il fascismo. E di riconoscere che l’imperialismo assume forme diverse, e che il fascismo può anche avere un volto russo.
Si può essere contro l’America di Trump, contro quel che fa Netanyahu a Gaza e contro i bombardamenti in Ucraina. Non c’è contraddizione. È solidarietà. È difesa dei diritti umani. La lotta dell’Ucraina è anche una lotta della sinistra.