12 Novembre 2012
19:35

Nuovi obiettivi per il Partito Comunista Cinese: ecco come cambierà il mondo

Quel che il PCC aveva deciso di fare 10, 20 anni fa (raddoppio del PIL, raddoppio del reddito pro capite…) è stato pienamente realizzato. Certo, tutto si è mosso in un clima di censura e pugno di ferro, non lo si può dimenticare, ma sapere quali siano le intenzioni della Cina per il futuro resta importantissimo.
A cura di Anna Coluccino

Il 2020 sarà un anno cruciale per la storia dell'umanità. Infatti, il 2020 è l'anno in cui la Cina ha fissato il completamento dei suoi principali obiettivi di sviluppo. Ora, se si presta attenzione a quanto accaduto fino qui e a come tutti gli obiettivi precedentemente calendarizzati dal PCC siano stati rispettati con assoluta precisione, diventa importantissimo cercare di capire quali siano i nuovi obiettivi della Cina, giacché da essi potrebbe dipendere buona parte del prossimo futuro. La Terra di mezzo ha già ampiamente dimostrato la sua capacità di incidere pesantemente sull'economia mondiale, ma non solo. L'aspetto da non perdere mai di vista – al di là delle evidenti e arcinote storture antidemocratiche del sistema cinese – è che l'influenza economica della Cina non è scindibile da un'influenza di tipo filosofico-sociale. Se la Cina detta tempi e modi, se è in una posizione di egemonia dal punto di vista economico è più che plausibile che lo sarà – presto – anche dal punto di vista culturale (com'è accaduto con gli Stati Uniti dal dopoguerra in poi). La colonizzazione culturale è diretta conseguenza dello strapotere economico e, anche se al momento la cultura antilibertaria del PCC è decisamente poco affascinante per l'occidente, di fatto le nostre società cominciano a plasmarsi (seppur lentamente) in risposta al modello cinese.

Ecco perché sarebbe pericoloso sminuire il dibattito sul congresso raccontando solo della censura, dell'assenza di trasparenza da parte del Partito Comunista, delle – pur pesantissime – contestazioni che si muovono nei dintorni della Sala Del Popolo e in giro per il paese, dell'assenza di cura per i diritti umani e di libera informazione. Di questi argomenti si dibatte, giustamente, in ogni momento dell'anno, e certo l'esistenza di tali storture va ribadita anche parlando del XVIII congresso, ma questo a patto di concentrarsi anche sui contenuti del dibattito congressuale. Come si può non considerare che se un paese – guidato da un partito unico, il PCC –  è riuscito a centrare tutti gli obiettivi che si era proposto dieci, venti anni fa, diventa fondamentale conoscere e raccontare quali siano i suoi nuovi obiettivi? Questi obiettivi, infatti, andranno ad influire pesantemente sul prossimo futuro e sul destini di un pianeta che, ormai, a livello finanziario e commerciale, vive come un corpo unico, permeabile, sostanzialmente privo di rigidi confini nazionali. (A livello politico, invece, utilizza ancora primitive categorie etniche, campanilistiche o  – peggio ancora – religiose).

Insomma: quando si parla di altre elezioni, come quelle negli USA, il contesto passa in secondo piano, nel caso del congresso cinese il contesto è l'argomento unico. Nessuno parla di quanti siano gli elettori in USA, di chi abbia diritto al voto e chi ancora no, di come funzioni il voto e delle storture antidemocratiche del processo, di quali siano gli argomenti tabu e le tare del sistema tutto a prescindere dai candidati. Tutto questo, nel caso delle elezioni USA, resta sullo sfondo, giacché quel che conta (quando si parla di elezioni) sono i contenuti, le idee, i programmi, il mondo in cui le campagne  e le competizioni elettorali animano e influenzano il dibattito mondiale e ne condizionano il futuro, le scelte. Se si ragiona in termini di analisi specifica, questa prospettiva è corretta. Tanto corretta che sarebbe il caso di applicare lo stesso metro anche alla Cina.

Certo, occorre continuare a ribadire che i dissidenti vanno sostenuti, ma se si va a guardare al cuore delle critiche di chi dissente, alza la voce e accusa ci si trova- oltre che un generale attacco al sistema censorio e antilibertario del PCC – una richiesta di maggiore pulizia all'interno del partito e di maggiore attenzioni alle tematiche ambientali. Ebbene, guardando ai contenuti del piano programmatico che dovrebbe traghettare la Cina verso il 2020, queste questioni vengono affrontate. E la storia dimostra che i piani programmatici cinesi sono impegni concreti. Progetti (fin troppo) rigidi nella loro attuazione.

Cina 2000/2020 – Una sintesi di obiettivi raggiunti e rilanci

All'inizio del nuovo secolo, oltre dieci milioni di lavoratori rurali lasciarono le campagne per riversarsi nelle città del sud della Cina. Quei nuovi operai rappresentavano un bacino di manodopera a basso costo; persone disposte a lavorare tanto e senza tutele. Con il tempo, le cose sono cambiate. Pochi sanno che i cinesi sono tutt'altro che un popolo asservito e silente, incapace di ribellarsi se non sollecitato dall'attento e democratico occidente. Le proteste e gli scioperi nelle fabbriche  – pur sotto l'occhio vigile e censore del governo – sono state per anni all'ordine del giorno, sono in aumento e ottengono risultati. Oggi le condizioni di lavoro sono migliori di quanto non lo fossero dieci, quindi anni fa, e ancora molto resta da fare riguardo questo aspetto ma – man mano che lo sviluppo procede e la classe media avanza sia in termini di benessere economico che di qualità dell'istruzione – è evidente che gli atteggiamenti anti-libertari troveranno nemici sempre più agguerriti, individui in possesso degli strumenti necessari a comprendere e modificare l'esistente. E l'investimento costante sull'arricchimento della classe media, sulla cultura, sulla ricerca scientifica sono la dimostrazione dell'esistenza di questo progetto. Certo, occorre ribadirlo, si tratta di un progetto affatto condivisibile nei suoi aspetti repressivi; cionondimeno si tratta di un progetto concreto.

Politica Estera – Di fatto, la politica estera della Cina è stata sempre molto chiara: spingere al massimo la macchina produttiva, stringere rapporti e intessere relazioni al fine di assumere una posizione egemonica nello scacchiere mondiale. Ma da questa posizione, a differenza degli USA, la Cina non è interessata a imporre con la forza i  propri modelli e principi morali, tanto è vero che lo ribadisce chiaramente. Infatti, seppure il partito sceglie di finanziare lo sviluppo del comparto bellico (mediazione necessaria con i generali cinesi che, negli anni, hanno acquisito sempre più potere e cominciano a scalpitare), la Cina  "continuerà a mantenere la sua posizione di pacifica cooperazione". Si prevede un particolare rafforzamento della marina militare, probabilmente provocato dall'acuirsi della diatriba con il Giappone per le isole Diaoyu-Senkaku.

Politica Economica – Nei due congressi precedenti il PCC si era proposto, alternativamente, di raddoppiare il Reddito Pro Capite e di raddoppiare il PIL. Entrambi gli obiettivi sono stati raggiunti con successo. Da qui al 2020, il PCC si propone di ripetere il miracolo, raddoppiando sia PIL che Reddito Pro Capite in un colpo solo da qui ai prossimi otto anni. "La classe media deve crescere". È questo il nuovo mantra del PCC, e l'intero pacchetto di riforme sembra precipuamente orientato al raggiungimento di questo scopo.

Politica ‘Interna' – La priorità sembra essere quella di liberare il partito dalla corruzione, piaga emersa soprattutto negli ultimi anni e che rischia di vanificare ogni successo ottenuto finora dalla politica economica del PCC. Il livello di credibilità e di affezione al partito – in seguito ad alcuni scandali – è precipitato, e sembra essere ferma intenzione dei suoi leader provare a salvarne il volto. Ma altre questioni interne (interne al partito e interne allo stato, che di fatto quasi coincidono) vengono dibattute in queste ore; prima tra tutte l'urbanizzazione, aspetto che sarà al centro di riforme importantissime tese a dare una dimensione più umana alle città e ai suoi abitanti; un altro aspetto interno sottoposto a riforma è il sistema legale per cui il PCC si impegna a trovare soluzioni più eque, sottoponendo a riforma anche il partito, i suoi membri, i suoi quadri, in modo da migliorare il rapporto fiduciario con la popolazione.

Politica Ambientale – Per anni il mantra della Cina è stato sviluppo, crescita, sviluppo, crescita: ad ogni costo, con qualsiasi mezzo. Fino allo scorso congresso, la parola "ecologia" quasi non compariva all'interno del dibattito politico e, di certo, non era uno delle parole chiave del PCC. Oggi lo diventa, ufficialmente.  Il nuovo assetto del partito passa dal vecchio "un corpo, quattro unità" a "un corpo, cinque unità". Le nuove unità sono: economia, politica, società, cultura, ecologia. L'ecologia non è più un aspetto da tener – vagamente – presente applicando alcune riforme, ma viene messo al centro del dibattito politico tanto da necessitare di un nuovo dipartimento che assolva il preciso scopo di immaginare e realizzare riforme in senso ambientalista; nonché di finanziare la ricerca in ambito tecnico-scientifico in modo da rendere il paese quanto più possibile green.

Molte altre cose cominciano a venir fuori da questo lungo congresso. I lavori si concluderanno il prossimo 17 novembre ma già dalle prime battute sembra venir fuori un dibattito che, pur ribadendo la ferma opposizione del partito all'implementazione di una democrazia di tipo occidentale, ricorda e ribadisce la sua vocazione principale, storica, quella che ne caratterizza l'identità: lo sviluppo scientifico. Ma questo sviluppo sembra essere sempre più indirizzato verso l'implementazione di numerose riforme, sollecitate sia dall'interno che dall'esterno del partito, che raccontano della necessità di aprirsi e cambiare, pur con tutti i limiti che – evidentemente – la classe dirigente cinese continua ad avere.

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