
Follow the money, segui i soldi. Così pare disse Gola Profonda ai giornalisti Bob Woodward e Carl Bernstein, che indagavano sul caso Watergate che portò alle dimissioni del presidente americano Richard Nixon. Così diceva pure Giovanni Falcone, quando si trattava di dare la caccia ai latitanti mafiosi e ai loro patrimoni in giro per il mondo. Così tocca fare molto più umilmente anche a noi, quando si tratta di raccontare la rete di influenze del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein tra i potenti del mondo.
Seguiamoli, allora, questi benedetti soldi. In particolare, proviamo a seguire un bel bottino di 320mila dollari che Epstein ha usato per finanziare un po’ di politici, tra l’inizio degli anni ‘90 e i primi anni duemila. Ecco: se vi aspettate di trovare in questa lista politici di destra, suprematisti bianchi, nazionalisti di destra, vi sbagliate di grosso. Perché i beneficiari quei 320mila dollari sono tutti politici di sinistra, o comunque appartenenti al mondo democratico.
C’è Hillary Clinton, che ricevette da lui 20mila dollari nel 1999 tramite il suo comitato di raccolta fondi congiunto con il Partito Democratico. C’è il senatore dello Stato di New York Chuck Schumer che ne ha ricevuti 22mila. C’è l’ex governatore del New Mexico Bill Richardson che ne ha ricevuti 50mila. C’è l’ex vicepresidente John Kerry che ne ha ricevuti 4000. E poi ci sono tante altre donazioni al Comitato Centrale del Partito Democratico.
Non sono cifre enormi, anzi, se pensiamo che il solo Elon Musk ha versato 277 milioni in un colpo solo per la rielezione di Donald Trump nel 2024. Ma quei soldi sono la tana del Bianconiglio da cui partire, per raccontare il legame tra il mondo della sinistra americana e Jeffrey Epstein. In particolare, il buco nell’albero da cui partire è quello più piccolo di tutti. E sono i mille dollari che Jeffrey Epstein donò al giovane governatore dell’Arkansas Bill Clinton, quando decise di correre per la presidenza degli Stati Uniti d’America, nel 1991.
Da quell’obolo, nacque un legame che va oltre i soldi. E che racconta, al di là delle speculazioni politiche e dei tentativi d Trump di nascondere dietro al suo predecessore, le imbarazzanti frequentazioni del mondo liberal americano con Epstein, e soprattutto il rapporto molto stretto tra il finanziere pedofilo, la famiglia Clinton e tutto ciò che ruota loro attorno.
Mille dollari spesi bene
Partiamo, allora, da quei mille dollari con cui Jeffrey Epstein decide di sostenere l’allora governatore dell’Arkansas nella sua corsa alla Casa Bianca. Quei mille dollari, apparentemente briciole, si riveleranno un ottimo investimento. Perché suggellano quella che diventerà una stretta frequentazione tra i due. Epstein donerà altri 10mila dollari alla White House Historical Association, e questo gli aprirà le porte della Casa Bianca e agli eventi dedicati ai filantropi e ai donatori, un luogo e un ruolo che permetteranno al finanziere pedofilo di farsi largo tra le élite di Washington e stringere altri contatti.
La strana morte di Mark Middleton
Uno di quei contatti, quello con l’assistente capo staff di Bill Clinton Mark Middleton, un avvocato dell’Arkansas storico collaboratore di Clinton, si rivelerà particolarmente utile. Sarà Middleton ad aprire le porte della Casa Bianca a Epstein per ben diciassette volte in due anni. E c’è traccia di Middleton anche nei registri di volo di uno dei jet privati di Jeffrey Epstein. Piccola curiosità numero uno: Middleton finirà implicato nel cosiddetto Chinagate, accusato di aver ricevuto 500mila dollari da un colonnello dell’esercito cinese per fare “buone cose per la Cina” nell’ambito della campagna elettorale di Bill Clinton del 1996. Piccola curiosità numero due: Middleton è morto il 7 maggio del 2022, a 30 miglia circa da casa sua, a Perryville in Arkansas. Il suo corpo fu trovato impiccato a un albero con cavo elettrico e un colpo di pistola al petto. Il suo caso fu classificato come un suicido, per quanto piuttosto inusuale, scatenando teorie del complotto di ogni sorta, soprattutto negli ambienti trumpiani.
Con la motivazione di salvaguardare la privacy della famiglia Middleton da speculazioni di ogni sorta, tutte le foto del cadavere di Middleton sono state secretate.
Il ruolo di Summers…
Non sappiamo se in quegli anni di piccoli finanziamenti e di visite alla Casa Bianca, Clinton abbia mai effettivamente incontrato Epstein. O se Epstein si faceva accreditare semplicemente per incontrare Middleton. Se dovessimo fermarci a quel che ha dichiarato al Congresso lo stesso Clinton dobbiamo far risalire il primo incontro fra i due, ai primi anni duemila, quando la presidenza è già passata nelle mani di George W. Bush. A fare da tramite tra i due, stando alla testimonianza di Clinton, è Larry Summers, stimatissimo economista ed ex segretario al Tesoro proprio sotto la presidenza Clinton: "Mi disse che c’era un uomo di nome Jeffrey Epstein, che aveva investito una cifra di diversi milioni di dollari nella ricerca sul cervello, era una persona avida di informazioni e voleva passare un po' di tempo a parlare con me di economia e politica". Clinton si fida dell’amico e collega, e acconsente a fare conoscenza col finanziere pedofilo.
Summers continuerà fino almeno al 2017, stando a quel che si legge nelle mail e nei documenti resi pubblici a chiacchierare con Epstein a ruota libera: i loro argomenti preferiti, la stupidità di Trump e delle donne.
…e quello di Ghislaine
Sull’altro versante, quello di Epstein, a tessere la trama, è la sua compagna Ghislaine Maxwell, che assicura un milione di euro in finanziamenti e l’uso di uno dei jet privati di Epstein alla neonata Clinton Foundation – di cui Epstein risulta essere anche uno degli ideatori. Tra il 2001 e il 2003 Bill Clinton volerà su quello che è passato alla storia come il Lolita Express per ben 17 volte.
Nel 2002, nell’ambito di una visita in Brunei, assieme al finanziere pedofilo, Clinton elogiò Epstein definendolo un "finanziere di grande successo" e un "filantropo impegnato". Altra piccola curiosità: è proprio in quel viaggio in Brunei che Clinton fu immortalato nella celeberrima fotografia una ragazza più giovane, in una vasca idromassaggio, fotografia che in molti ancora oggi associano a presunte visite di Clinton nelle ville di Epstein. A tal proposito, Clinton dichiarò di non ricordare chi fosse quella ragazza e di non sapere che fosse stata scattata quella fotografia. Fine della curiosità.

A distanza di anni, quando più volte gli è stato chiesto conto di questa frequentazione, Bill Clinton ha dichiarato che Epstein era un semplice finanziatore, che quei voli erano serviti per visitare i siti dei progetti contro l’AIDS della fondazione, che in aereo con i due c’erano gli attori Kevin Spacey e Chris Tucker, nonché diversi membri dello staff dell’ex presidente e persino agenti dei servizi segreti, che non sapeva delle malefatte del finanziere pedofilo e dei suoi traffici sessuali con ragazzine minorenni.
L’isola
Anche qui, però, qualcosa non torna. Clinton viene fotografato mentre riceve un massaggio a bordo dell’aereo privato di Epstein. Abbastanza per fare di Clinton un possibile frequentatore della casa di Little St. James, la piccola isola dell’arcipelago delle Isole Vergini in cui Epstein offriva ragazze minorenni ai suoi amici potenti.
A indicare Bill Clinton come uno dei frequentatori dell’Isola è Virginia Giuffré, l’accusatrice numero uno del finanziere pedofilo, che sebbene abbia sempre negato di aver subito abusi sessuali dall’ex presidente americano, ha spesso menzionato Bill Clinton nei suoi resoconti e nelle deposizioni processuali, arrivando a dire di averlo visto più volte a Little St. James, una volta anche con il vicepresidente Al Gore. Ha anche detto, Giuffré, che Epstein le avrebbe parlato di Clinton dicendo che “gli doveva dei favori”.

Va anche detto, tuttavia, che alle parole di Giuffré, per quanto pesantissime, non sono mai seguiti riscontri. Non quelli di Bill Clinton, ovviamente, che ha sempre negato di essere stato sull’isola. Non quelle di Jeffrey Epstein, che nelle sue deposizioni del 2016 si è avvalso del Quinto Emendamento per non rispondere alle domande, ma che in alcune intercettazioni telefoniche contenute negli Epstein Files ha negato di aver portato il suo amico Clinton, né tantomeno Al Gore, sull’isola. Non quelle di Ghislaine Maxwell, che ha dichiarato come fosse lei, e non Jeffrey, l’amica di famiglia dei Clinton, e che quindi non aveva senso la presenza di Bill Clinton a Little St. James. Non l’FBI, che nel 2026 ha ammesso di aver indagato sulle presunte frequentazioni di Clinton sull’isola, non trovando nulla che le confermasse. Non quelle di nessun’altra ragazza che è mai stata sull’isola. La stessa Virginia Giuffré ha in seguito ritrattato almeno in parte le sue affermazioni contro Bill Clinton, prima di suicidarsi il 25 aprile del 2025, all’età di 41 anni.
Fine di un’amicizia
I rapporti tra Bill Clinton e Jeffrey Epstein cominciano a raffreddarsi a partire dal 2003, senza particolari apparenti ragioni. Molto prima del primo arresto di Epstein, quindi, che avverrà nel 2008. Ghislaine Maxwell, invece, continuerà ad avere rapporti con la famiglia, anche dopo l’arresto del finanziere pedofilo. Nel 2009 verrà avvistata sullo yacht di Chelsea Clinton, la figlia di Bill e Hillary. Nel 2010 parteciperà al suo matrimonio, anche se i Clinton diranno che era lì perché allora compagna del miliardario filantropo Ted Waitt, amico di Chelsea. “Coincidenza bizzarra”, diranno in una nota. Anche se, tuttavia, Maxwell continuerà a finanziare al Clinton Foundation fino al 2013.
Le testimonianze
I Clinton sono stati chiamati a testimoniare il 27 febbraio del 2026 – il giorno prima dell’attacco americano in Iran – presso una commissione ristretta del congresso, a New York. Entrambe le testimonianze sono durate ore. Entrambi, soprattutto Bill, hanno negato di sapere cosa facesse Epstein. Entrambi hanno detto di non aver fatto nulla di male. Entrambi hanno detto di aver interrotto i loro rapporti con il finanziere pedofilo anni prima che emergessero accuse a carico dei suoi confronti.
Nessuno dei due Clinton, allo stato attuale, risulta indagato.