Bambini albini in Mozambico (Albimoz)
in foto: Bambini albini in Mozambico (Albimoz)

In Mozambico nascere albini può equivalere a una condanna a morte. Le ultime due vittime sono ancora una volta bambini. A marzo, un albino di 6 anni è stato rapito e ucciso nel distretto di Larde, nella provincia settentrionale di Nampula. A fine maggio, invece, ad essere sequestrata è stata una ragazzina di 11 anni. Il suo corpo è stato ritrovato dopo alcuni giorni il suo corpo è stato ritrovato con gli arti amputati. Omicidi legati alla superstizione e a macabri rituali perché si ritiene che le parti dei loro corpi siano dotate di poteri magici. Le ossa e gli arti degli albini vengono venduti nel mercato nero e, secondo un rapporto della Croce Rossa, gli stregoni arrivano a pagare fino a 75.000 dollari per il corpo di un albino.

La morte dei due bambini albini ha riacceso l’allarme in Mozambico, dove dal 2104 gli attacchi a persone albine sono stati almeno un centinaio. Chiamati zeru zeru, che significa "fantasmi", qualcuno arriva a credere che il loro sangue abbia un colore diverso, o addirittura che siano immortali. Superstizioni che finiscono per essere la causa di brutali crimini, come l’uccisione di un 17enne, avvenuta nella provincia di Tete. Il cadavere del ragazzo è stato ritrovato senza ossa e cervello, prelevati per realizzare un rito di stregoneria.

L’albinismo, un’anomalia congenita dovuta alla totale o parziale deficienza di pigmentazione nella pelle, negli occhi e nei capelli, colpisce una persona su 20.000 al mondo ma è molto più comune nell'Africa sub-sahariana. In Mozambico, ma anche in Tanzania e Malawi, gli albini sono minacciati “dalla culla alla tomba”, secondo Ikponwosa Ero, esperta delle Nazioni Unite nella difesa dei diritti umani delle persone con albinismo.

Minacciati “dalla culla alla tomba”

In Mozambico, sebbene non esista un censo ufficiale, le persone con albinismo circa 30mila, su una popolazione di 29 milioni. Nel Paese africano, i neonato albini rischiano di essere uccisi o abbandonati dai genitori, convinti che il figlio sia maledetto o frutto di una relazione extraconiugale. Ma anche da ragazzi gli albini devono convivere con la discriminazione e l’esclusione sociale. Il terrore di essere assaliti, rapiti e uccisi è così grande che le famiglie preferiscono non mandare a scuola i loro figli e di farli rimanere quasi segregati in casa. Come Joao, un 19enne albino della provincia di Tete, che ha smesso di studiare nel 2015. “Amo la scuola – ha affermato a Human Rights Watchma ho paura di andarci”. La sua famiglia è andata alla polizia a denunciare un tentativo di rapimento da parte di alcune persone, tra cui un amico di Joao, ma nessuno è stato arrestato.

Joao, 19 anni, ha smesso di andare a scuola per paura di essere rapito e ucciso (Human Right Watch)
in foto: Joao, 19 anni, ha smesso di andare a scuola per paura di essere rapito e ucciso (Human Right Watch)

Il governo del Mozambico, dopo l’ondata di omicidi del 2015 ha messo in marcia un piano di azione per proteggere le persone con albinismo. Tuttavia, ad oggi i risultati sono stati insufficienti, come denunciano le organizzazioni che si battono per la difesa dei diritti degli albini. Gli abitanti delle aree rurali non hanno elettricità e pertanto non ricevono i messaggi televisivi e radiofonici volti a sensibilizzare l’opinione pubblica nella comprensione dell'albinismo. In queste comunità, gli albini affermano di continuare ad affrontare discriminazione ed emarginazione, a volte dalle stesse loro famiglie. Una condizione che è stata rimarcata anche dal segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, in una recente visita in Mozambico.

Gli albini non possono riposare in pace neppure da morti. I loro corpi vengono trafugati persino dalle tombe: una follia estesa anche in Malawi e Tanzania. “Le tombe dei defunti albini – scrive Amnesty international – sono prese di mira da criminali che rimuovono le ossa per venderle a stregoni con cui realizzare amuleti e pozioni magiche, nella convinzione che portino ricchezza e buona fortuna”.

Crimini impuniti

La maggior parte dei crimini contro gli albini nei Paesi dell’Africa sud-orientale rimangono impuniti, come ha denunciato un rapporto di Amnesty international. Per l’omicidio del bambino di 6 anni, la polizia brancola ancora nel buio mentre nel caso della morte della ragazzina di 11 anni, sono state arrestate tre persone. Troppo poco per convincere gli albini in Mozambico che la loro vita sia protetta dalle autorità.

Per William Savanguane, a capo di Albimoz, un’organizzazione che si batte per i diritti delle persone albine in Mozambico, è necessaria una forte azione del governo nei confronti dei medici tradizionali, che hanno un ruolo importante alimentando le superstizioni che poi finiscono per essere la causa di brutali omicidi rituali. Allo stesso, è l’appello di Savanguane, serve “una maggiore consapevolezza dell'albinismo per combattere i miti che portano alla discriminazione e all'esclusione sociale”.