Migranti, la naufraga accusa il padre del piccolo Aylan: “Lo scafista era lui”
A guidare la barca affondata davanti a Bodrum, in Turchia, sarebbe stato Abdullah Kurdi, il padre del bambino siriano Aylan morto nel naufragio insieme alla madre e al fratello e diventato il simbolo del dramma di migranti dopo che le immagini del suo corpicino senza vita riverso sulla spiaggia hanno fatto il giro dei media. A rivelarlo è una presunta testimone diretta della tragedia in un'intervista trasmessa dalla televisione araba Eufrate. Lo speaker introduce la donna senza farne il nome.
Lei inizia a piangere davanti al microfono: “I media di tutto il mondo ne hanno fatto una vittima e un eroe ma lui si è sfilato dalle sue responsabilità. Era il capitano della barca, era lui che guidava”. La donna nella traversata avrebbe perso due dei suoi tre figli, Zaiba e Haidar. Aggiunge che suo marito aveva anche chiesto ad Abdullah “di non correre perché rischiavamo di affondare”. Parla anche nella persona che le avrebbe consigliato di intraprendere la rotta Turchia-Grecia: “Gli ho chiesto ‘è sicuro questo viaggio’ e lui mi ha rassicurato dicendomi che il capitano portava con sé due figli piccoli e la moglie”.
Ma non è tutto, perché sul quotidiano iracheno Shafaq News un’altra donna (sembrerebbe la zia di Zaiba e Haidar) rivela che “l’uomo alla guida della barca era ubriaco” senza però chiarire se si trattasse veramente di Abdullah, appunto il padre di Aylan. Le sue parole sono comunque da verificare, visto che lo stesso uomo aveva raccontato di essersi messo al timone dopo che lo scafista, spaventato dalle onde, li aveva abbandonati tuffandosi in mare.