“Mi hanno portato nel sotterraneo per uccidermi”: il pediatra palestinese Abu Safiya rischia di morire in carcere

Hassam Abu Safiya è un pediatra di Gaza. Fino al 27 dicembre 2024 lavorava come direttore dell'ospedale Kamal Adwan, l'ultimo funzionante nel nord della Striscia. A seguito di un’operazione dell’Idf è stato arrestato e da allora si trova nel carcere israeliano di Nitzan, famoso per le sue celle sotterranee. A carico del dottore non ci sono accuse formali, non c’è quindi una data per il processo, e non sa quando e se potrà uscire.
“Siamo in contatto con il figlio, dal quale riceviamo aggiornamenti costanti. Ma quello che abbiamo appreso in questi ultimi giorni ci spaventa. L’avvocato dice che era irriconoscibile e che gli ha detto: ‘Questa può essere l'ultima volta che ci vediamo. Mi hanno portato qui, in questo sotterraneo, per uccidermi'”. A riferire a Fanpage.it la drammatica situazione di Abu Safiya è Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia.
La ong in questi giorni ha diffuso un appello per chiedere la liberazione del medico e accendere l’attenzione internazionale sul caso come aveva fatto, sempre dalle pagine di Fanpage, l’associazione Physicians for Human Rights Israel, che sta seguendo la vicenda giudiziaria.
"L'Italia è uno dei due paesi dell'Unione a opporsi con maggiore decisione a un'azione concreta nei confronti di Israele", denuncia Noury.
Perché Hassam Abu Safiya è in carcere senza accuse
Hassam Abu Safiya è stato arrestato in base alla legge sui combattenti illegali, una forma di detenzione amministrativa approvata all'indomani del 7 ottobre 2023 che consente alle forze di Israele di incarcerare i cittadini palestinesi senza accuse formali e per un tempo indefinito.
“Sappiamo che ad oggi sono detenuti usando questa legge 1.320 palestinesi su un numero totale di 9.300 – spiega il portavoce di Amnesty – l'idea che sia applicata nei confronti di una persona che è anche un medico, una categoria protetta dal diritto internazionale, rende tutto ancora più illegale".
Sui media israeliani, Abu Safiya è descritto come un "terrorista", per Noury si tratta di "una narrazione del tutto infondata, del resto la legge la permette perché prevede che non servano prove per procedere all'incarcerazione. Questo rende tutto ancora più complicato".
Per Abu Safiya, così come per gli altri palestinesi nella sua situazione, non esiste un termine alla detenzione. “La Corte Suprema nell'ultima revisione del caso ha respinto l’appello per la scarcerazione sostenendo che fino a ottobre 2026 non se ne parla. Il timore è che a quella scadenza non arrivi vivo. La mia paura è che prima che si possa immaginare qualunque tipo di pena possa morire in carcere per maltrattamenti, torture e diniego di cure mediche”.
Il carcere di Nitzan non è uno qualsiasi. È tra quelli dotati di segrete e celle sotterranee. Anche la scelta di questa struttura, secondo Amnesty, non è casuale: "È impermeabile a qualunque monitoraggio esterno. Fa parte di un'idea precisa che mira a distruggere la personalità, ancora prima della persona. Non siamo solo davanti alle torture fisiche, ma di un tentativo preciso di esasperare la resistenza di una persona".
Una persona che è anche un medico. "L'esercito israeliano da quasi vent'anni ci propone una narrazione per cui gli ospedali non sono soltanto ospedali, le ambulanze non sono soltanto ambulanze, ma c'è sempre qualcuno che si è messo il camice sopra la mimetica. Sono tutte narrazioni infondate. Loro colpiscono gli ospedali per impedire lo svolgimento di funzioni essenziali e impedire ai palestinesi di condurre una vita degna di questo nome".
La denuncia di Amnesty: "Smantellare la sanità è parte del genocidio"
Oltre 1.400 operatori sanitari sono stati uccisi dal 7 ottobre 2023. "Il servizio sanitario è stato completamente decimato. Non soltanto uccidendo gli operatori sanitari, e anche molti pazienti, ma demolendo fisicamente le strutture dopo averle occupate. Si tratta di un disegno mirato", sottolinea Noury.
"La Convenzione dell'ONU sul Genocidio dice che rientra nella categoria del genocidio l'atto di creare condizioni intenzionalmente volte a impedire la vita delle persone. E distruggere la sanità è uno di questi. Da ottobre 2023 a malapena 5%, forse 10%, delle strutture sanitarie ha potuto funzionare. Anche adesso non sono molte quelle che hanno ripreso perché c'è sempre un blocco attivo nei confronti degli aiuti umanitari intesi come cibo e medicinali".
"L'Italia continua a opporsi alle sanzioni contro Israele"
Amnesty si rivolge direttamente all'Italia per chiedere la liberazione del medico palestinese: "Le nostre istituzioni devono pretendere che Israele che scarceri immediatamente Abu Safiya, ne riconosca l'innocenza, e ponga fine a questa narrazione criminalizzante".
Questa richiesta però si inserisce un quadro decisamente più ampio che riguarda la continua violazione dei diritti umani perpetrata da Israele a Gaza e in Cisgiordania. "Bisogna premere sul governo Netanyahu – fa presente Noury – perché è il governo responsabile di tutto quello che succede, a partire dal primo ministro. Noi continuiamo a chiedere come segno forte all'Unione Europea di sospendere l'accorto di cooperazione con Israele, però i due paesi che si ostinano di più contro questa proposta sono Germania e Italia".
"Quindi è evidente – conclude – che c'è una forte resistenza da parte del nostro paese ad agire in maniera concreta. La pressione dell'opinione pubblica, se insiste ed è costante, può provare a cambiare questo atteggiamento".