La commissione narcotici delle Nazioni Unite ha ufficialmente riconosciuto le proprietà mediche della cannabis in un voto espresso a Vienna dagli Sati Membri dell'organo esecutivo per la politica sulle droghe. Sono state cambiate le quattro tabelle che dal 1961 classificano piante e derivati psicoattivi a seconda della loro pericolosità. L'assemblea in particolare ha adottato la raccomandazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) che aveva già chiesto di toglierla dalla quarta tabella (la più restrittiva prevista dalla Convenzione sugli stupefacenti del 1961 in cui sono elencate le sostanze ad alto rischio come eroina e cocaina).

La cannabis viene dunque eliminata dalla tabella 4 e non fa più parte delle sostanze ritenute pericolose. Tutto questo in virtù dei suoi impieghi terapeutici. Quasi tutta l'Unione Europea e le Americhe hanno votato a favore di questo cambiamento, raggiungendo la maggioranza per un solo voto. Anche l'Italia ha firmato per il sì. Gran parte dei paesi asiatici e africani, invece, si sono opposti. La cannabis potrebbe aiutare a curare il Morbo di Parkinson, la sclerosi, l'epilessia e alleviare anche i dolori del cancro. "La massima autorità sanitaria mondiale è riuscita a convincere la culla della guerra alla droga che la cannabis è una risorsa terapeutica", ha commentato Leonardo Fiorentini, segretario nazionale di Forum Droghe. "Allo stesso tempo è evidente che il vento ideologico del proibizionismo soffia ancora forte nel mondo, visto il margine risicato dei voti favorevoli e la successiva bocciatura di ulteriori raccomandazioni sulla decriminalizzazione del THC" ha concluso. Si tratta quindi di un momento storico per la cannabis terapeutica che adesso potrà essere sdoganata sul piano internazionale e la sua regolamentazione potrà essere sganciata da quella per l'uso ricreativo.

Nel Nord America la cannabis legale è diventata la norma, in Europa solo il Lussemburgo sta superando il tabù proibizionista. Il 19 novembre la Corte europea di giustizia dell'Ue ha chiarito che il Cbd, uno dei principi attivi della cannabis, non è neppure da considerarsi stupefacente. Non avendo effetti psicoattivi non va trattato come il THC e può esser commerciato all'interno dell'Unione se uno Stato membro ne consente produzione e vendita. L'Italia dal 2007 consente la prescrizione di cannabinoidi terapeutici nello Stabilimento farmaceutico militare di Firenze, ma dopo aver legalizzato la canapa industriale nel 2016, il quadro normativo è rimasto vago. Il 29 ottobre scorso il ministero della Salute ha firmato il decreto che sospende l'efficacia di un suo precedente che inseriva il Cbd nella tabella degli stupefacenti. Anche i negozi di cannabis light hanno rischiato molto nel 2019, con l'intenzione dell'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini che avrebbe voluto chiuderli impedendo il divieto di vendita di prodotti derivanti dalla canapa. I giudici chiamati in causa dai titolari dei negozi sono stati però di parere diverso: la cannabis light non è droga e la legge ne consente la vendita.