L'Italia starebbe cercando di raggiungere l’autonomia produttiva dei vaccini con tecnica mRNA nei propri stabilimenti. La notizia è riportata oggi 19 aprile dal Financial Times, secondo cui nell'ultimo mese il Governo Draghi avrebbe discusso di una eventuale produzione interna con la biotecnologia americana Moderna, la svizzera Novartis e la nostrana ReiThera. I recenti colloqui con le ultime due case farmaceutiche includevano la possibilità di produrre il vaccino mRNA sviluppato dalla tedesca CureVac in Italia, stando a quanto riferito da almeno due diverse fonti al quotidiano economico.

Novartis, con sede a Basilea, ha firmato un accordo iniziale con CureVac a marzo per produrre alcuni dei vaccini contro il Covid dell'azienda. La vaccinazione è ancora in fase di sperimentazione 3, ma la biotecnologia tedesca la scorsa settimana ha ammesso che l'approvazione per l'uso nell'UE potrebbe arrivare a maggio o a giugno. Nel caso di ReiThera il vettore virale usato è un adenovirus, ma è ancora in fase di sperimentazione 2. "I colloqui tra Novartis, ReiThera e il governo italiano erano in una fase iniziale – ha riferito una delle fonti al FT – e potrebbero non portare a un accordo finale". Novartis, ReiThera e CureVac hanno rifiutato di rilasciare commenti sulla questione.

Il premier Mario Draghi avrebbe parlato direttamente con l'amministratore delegato di Moderna Stéphane Bancel, ma i colloqui "sono falliti" poiché l'azienda farmaceutica "non ha la capacità di supervisionare il trasferimento della tecnologia necessaria ai laboratori di produzione italiani" hanno detto le fonti. In precedenza Moderna ha indicato una generale mancanza di personale qualificato per la creazione dei vaccini come un vincolo all'espansione della produzione.

Lo sforzo italiano per garantire la produzione interna di vaccini Covid basati su mRNA arriva nel momento in cui l'UE sembra aver iniziato a manifestare dubbi nei confronti dei vaccini basati sull'adenovirus prodotti da AstraZeneca e Johnson & Johnson. Ormai sono diversi i Paesi nel Vecchio Continente ad aver limitato o interrotto l'uso del vaccino sviluppato dall'Università di Oxford dopo che l'EMA ha ammesso l'esistenza di una correlazione tra la somministrazione di AstraZeneca e gli episodi di eventi avversi che coinvolgono coaguli di sangue, pur evidenziandone i "benefici maggiori". Anche il lancio di J&J è stato ritardato mentre le autorità statunitensi e dell'UE indagano su un possibile nesso con alcuni casi sospetti di trombosi. Ma a far discutere sono stati anche i vari tagli sulle consegne, annunciati da Astrazeneca, costretta ad abbassando più volte le sue proiezioni di fornitura agli Stati membri dell'UE.

"In questo momento dobbiamo concentrarci sulle tecnologie che hanno dimostrato il loro valore", ha detto mercoledì il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. "I vaccini basati su mRna sono un chiaro esempio" e "per questo stiamo negoziando con Pfizer-BioNTech un nuovo contratto da 1,8 miliardi di dosi nel biennio 2022-2023” aggiungendo che “potrebbero seguire altri contratti”.

Non ci sono ragioni per pensare che le dosi prodotte in Italia saranno riservate solo al nostro Paese. Piuttosto, andrebbero ad aumentare la capacità di produzione europea e sarebbero utilizzate per soddisfare gli accordi di approvvigionamento dei vaccini attuali e i futuri negoziati da Bruxelles per conto degli Stati membri dell'UE. Un funzionario della Commissione ha detto che l'UE ha accolto con favore l'"impegno di Roma nella produzione di vaccini" ed era a conoscenza dei contatti tra le autorità italiane e le aziende farmaceutiche. "Le iniziative degli Stati membri dell'UE per aumentare la produzione di vaccini erano ‘complementari' agli sforzi mirati in modo simile guidati dalla Commissione e c'è stata una coordinazione regolarmente", ha aggiunto il funzionario.

Le battaglie per l'esportazione di vaccini e la crescente accettazione che le persone potessero aver bisogno di richiami annuali hanno aumentato gli incentivi per i politici ad aumentare la produzione nazionale. Il mese scorso, Draghi ha affermato che la capacità dell'UE di produrre i propri vaccini "in questo momento è importante quanto la spesa militare". “Le persone parlano molto di autonomia strategica, spesso in riferimento alla difesa, alla sicurezza, al mercato unico … Io
credo che la prima autonomia strategica oggi dovrebbe riguardare i vaccini" ha spiegato il premier. Giancarlo Giorgetti, Ministro per lo Sviluppo Economico ha affermato che sia l'Italia sia l'Ue devono “garantirci l'autosufficienza in termini di produzione di vaccini”. Un funzionario italiano, tuttavia, ha detto che Roma si è concentrata sulla fornitura dei vaccini per quest'anno e sul raggiungimento dei suoi obiettivi di vaccinazione giornaliera piuttosto che sui piani a lungo termine.