L’impresa di James Talarico alle Midterms 2026, primo senatore democratico eletto in Texas dal 1988
Non succedeva dal 1988. Dopo 38 anni il democratico James Talarico è riuscito in un’impresa straordinaria: conquistare un seggio al Senato. L’ha fatto mentre parallelamente, Gina Hinojosa veniva eletta la prima governatrice dem dal 1990 (e prima latinoamericana del Texas). La fede e l’economia sono state un binomio vincente per lui. Chiariamoci subito, è ben distante da un El Sayed o Aoc, simboli della sinistra radicale. Non è propriamente un progressista. O meglio, non rientra in quella definizione a cui pensiamo quando parliamo di progressismo.
Talarico si è basato su un approccio più pragmatico, con l’obiettivo di costruire una coalizione ampia. Ha usato il messaggio cristiano per parlare di disuguaglianze, costo della vita, di sanità e di scuola pubblica. D’altronde, come lui stesso ha ribadito, la sua non è stata una sfida tra democratici e repubblicani, ma tra chi detiene il potere economico e chi non arriva a fine mese.
È presto per dire che questa vittoria stravolgerà il Texas. A essere onesti, è difficile che accada. Se Talarico ha vinto è anche perché ha basato la sua campagna su alcuni aspetti identitari della cultura texana, in primis il radicamento religioso, che gli ha permesso di imporsi come una figura rassicurante per gli elettori. Ma indubbiamente qualcosa è cambiato nella sinistra americana. Questa nuova generazione, seppur con i vari distinguo, mostra ai democratici che esiste una ricetta per tornare a essere competitivi anche in territori che per decenni hanno dato per scontata la vittoria repubblicana.
Chi è James Talarico: dalla scuola alla politica
Riavvolgiamo il nastro. James Talarico nasce nel 1989 a Round Rock, in Texas. Ha 37 anni, è cresciuto in una famiglia texana. Nei primi anni della sua vita, la madre lo cresce da sola. Il padre biologico aveva un problema di alcolismo e come racconterà Talarico, era stato più volte violento.
Dopo gli studi all'Università del Texas ad Austin e il master in politiche dell'istruzione ad Harvard, intraprende anche un percorso di studi teologici per diventare un seminarista presbiteriano. La fede è un elemento centrale della sua personalità politica: Talarico usa la religione per spiegare le sue battaglie, il suo impegno per la giustizia sociale e per i diritti civili e per entrare in contatto con il Texas, un Paese a larga maggioranza cristiano.
Ma è la sua esperienza a scuola a essere decisiva. Ha insegnato in una scuola pubblica di San Antonio, in un quartiere con una forte presenza messicana, segnato dalla povertà. Lì ha visto quanto le condizioni economiche delle famiglie, la mancanza di risorse e i tagli alla scuola pubblica potessero incidere sulle possibilità dei ragazzi. Al podcast di Joe Rogan ha raccontato che insegnava in classi sovraffollate, di 45 bambini.
È a scuola che Talarico vive quella che ha definito una vera e propria esperienza radicalizzante. Il punto di svolta è arrivato quando, durante il suo primo anno di insegnamento, conosce Justin, un bambino di 11 anni che era stato cacciato dalla scuola elementare l’anno prima per aver portato un coltello a scuola e minacciato di accoltellare la sua insegnante. Racconta di aver capito fin da subito che quel bambino non era un mostro, di aver stretto con lui e di aver assistito al suo cambiamento, fino a quando dopo la pausa invernale, Justin finisce coinvolto in una rissa e viene definitivamente espulso. Talarico spiega di aver saputo che nel semestre precedente il bambino era stato seguito da una terapista, che lo stava aiutando con i suoi traumi familiari. Poi a causa di alcuni tagli la terapista è stata rimossa dal suo incarico. Per l’ennesima volta nella sua vita, quel bambino si è sentito tradito dall’adulto che si sarebbe dovuto occupare di lui.
È da questa esperienza che nasce la sua idea di politica. Dice di non farne una questione di destra o sinistra, ma una lotta per migliorare concretamente la vita delle persone. Infatti, uno dei suoi slogan è: Not left versus right, but top versus bottom. Per Talarico è questa soltanto l’unica vera frattura degli Stati Uniti: quella tra chi sta in alto e chi sta in basso.
In ogni caso, dice di esser sempre stato democratico. Quando gli chiedono perché racconta che quando era piccolo, domandò a sua mamma per chi votasse e lei rispose: “Siamo democratici, perché i democratici lottano per le persone. Ecco perché sono democratico”.
Così nel 2018 si candida alla Camera dei rappresentanti del Texas e viene eletto diventando il più giovane deputato nella storia della legislatura statale. Da lì porta avanti le sue battaglie sull'istruzione, la salute e il sostegno alle famiglie.
Durante il suo mandato da rappresentante statale si oppone all’esposizione dei Dieci comandamenti nelle scuole pubbliche, misura voluta dai repubblicani. Quando spiega perché l’ha fatto, dice molto semplicemente che una religione che ti obbliga ad appendere un poster per dimostrare la sua legittimità è una religione morta. D’altronde, perché un governo dovrebbe insegnare a ragazzi e ragazze come praticare una religione, se esistono dei luoghi di culto?
In quegli anni si batte contro i tagli ai finanziamenti alle scuole pubbliche a favore di quelle private e fa approvare un tetto al costo dell’insulina.
Nel 2026 sceglie di puntare al Senato, sfidando il candidato repubblicano ed esponente del movimento MAGA Ken Paxton. Durante la sua campagna i repubblicani cercano di affossarlo in tutti i modi. Lo insultano, gli affibbiano nomignoli di ogni genere, come quello di “Low T-Talarico”, per indicare bassi livelli di testosterone, come a dire che non è abbastanza “maschio”.
Sempre con l’intento di screditarlo, diffondono fake news sul suo conto: prima che è gay (come se fosse offensivo), poi vegano. Vedete, il Texas è il primo produttore di bestiame e carne bovina negli Usa e il Paese con il maggior consumo di carne al mondo. Diciamo che essere vegani in Texas non è proprio semplicissimo: il consumo di carne è percepito quasi come un elemento identitario. Talarico smentisce tutte queste informazioni con grande facilità: ha una fidanzata da diverso tempo, e sui social pubblica le foto mentre mangia carne, chiarendo “faccio il barbecue da sempre”.
Un cristiano democratico in uno Stato conservatore
Lui si definisce un “cristiano progressista”. Ma è un’etichetta che va maneggiata con cautela. Non è un esponente della sinistra più radicale americana, né si pone in rottura totale con l’establishment come El-Sayed o Aoc. È lontano da quel tipo di progressismo. Talarico è un democratico che ha costruito la sua identità politica soprattutto sulla capacità di parlare a mondi diversi. Quando parla parte quasi sempre dalla sua fede. A sentirlo sembra quasi un pastore: i suoi toni, anche quando attacca gli avversari politici, sono molto pacati, tranquilli, rassicuranti.
Negli Stati Uniti la religione è da tempo uno dei terreni su cui i repubblicani hanno costruito una parte importante del proprio consenso, soprattutto negli Stati del Sud. In Texas, in particolare, il cristianesimo evangelico e il conservatorismo religioso hanno un peso enorme nella politica.
È uno spazio che in questi anni è stato lasciato alla destra. Talarico sceglie di riprenderselo senza abbandonare le sue posizioni progressiste, anzi. Per lui il cristianesimo, ma in generale tutte le religioni, sono uno strumento per combattere la povertà, difendere i più vulnerabili e mettere in discussione la concentrazione della ricchezza. D’altronde il messaggio cristiano è molto chiaro. Si concentra sugli emarginati, su chi è escluso e non ammette disuguaglianze. Per questo, si oppone al nazionalismo cristiano, ovvero a quello che considera una strumentalizzazione della religione da parte dei leader per sostenere politiche conservatrici e di destra, come ad esempio le leggi contro l’aborto o contro la comunità lgbt.
Talarico non è contrario all’aborto. Anche qui, nello spiegare perché, ricorre alla religione. Dice che se persino Maria, parlando con l’arcangelo Gabriele, ha scelto liberamente se accettare la gravidanza, è evidente che debba essere una decisione che compete esclusivamente alle donne. Piuttosto secondo lui, se si vogliono ridurre i casi di aborto bisognerebbe intervenire sulle condizioni che portano a gravidanze indesiderate, attraverso il supporto alle famiglie, l’educazione sessuale e la prevenzione.
Per Talarico la religione è inclusione. Racconta le sue posizioni attraverso un linguaggio che molti elettori texani conoscono: quello della Bibbia, della solidarietà e della responsabilità verso il prossimo. Questa strategia, insolita per la sinistra americana, gli permette di parlare anche a elettori che non si riconoscono necessariamente nel progressismo laico. E di distinguersi da quella fetta di Partito democratico accusato dai repubblicani di essere distante dai valori religiosi di una parte dell'America.
Insomma Talarico si è imposto come un politico “perfetto” per il Texas di oggi, deluso dalle politiche trumpiane ma non abbastanza da stravolgere completamente i suoi tratti distintivi e identitari, come la tradizione religiosa.
Il programma: scuola pubblica, costo della vita e lotta ai miliardari
Il suo programma si concentra sulla difesa della scuola pubblica, sul costo della vita, sull’influenza dei grandi finanziatori sulla politica e sulla corruzione. Ha già annunciato che presenterà al Senato un programma completo contro la corruzione per smantellare i grandi comitati elettorali finanziati dalle imprese, i cosiddetti SuperPAC, e che intende lavorare per legalizzare la marjiuana a livello federale, tassandone la vendita per sostenere la sanità e la sicurezza pubblica.
Il suo bersaglio sono i miliardari e i grandi gruppi economici che, secondo lui, alimentano le divisioni tra gli americani per difendere i propri interessi. Durante la sua campagna se l’è presa direttamente con Tim Dunn e Farris Wilks, due miliardari del settore petrolifero noti per essere i principali finanziatori dell’ultradestra texana.
Anche sul fronte dell’immigrazione ha le idee chiare. Critica l’Ice che definisce la “polizia segreta di Trump” e vorrebbe riformarla. In generale, vorrebbe riformare l’intera politica di gestione dell’immigrazione statunitense, con l’obiettivo di garantire sia la sicurezza delle frontiere, sia un percorso verso la cittadinanza per le persone prive di documenti che risiedono negli Stati Uniti da anni.
Per il suo tour finale ha scelto di usare uno slogan preciso: "Clear Eyes, Full Hearts, Can’t lose”. La citazione proviene da Friday Night Lights, una celebre serie TV ambientata proprio in Texas, nello specifico dal discorso motivazionale che il Coach Eric Taylor rivolge alla sua squadra di football, considerata sfavorita in quel momento. La metafora è quella dell’underdog che lotta contro avversari apparentemente imbattibili. Dal punto di vista comunicativo, è una mossa vincente. Talarico sceglie uno slogan che rimanda a elementi, come il football, radicati nella storia del Texas.
In netta contrapposizione al "Come and Take It" del repubblicano Ken Paxton. Il suo è un invito all’unità allo spirito di squadra. Quello del procuratore generale del Texas e alleato di Donald Trump evoca aggressività, divisione.
Alcuni analisti hanno definito la sua strategia come “big-tent politics”, cioè la politica della grande tenda, un approccio orientato a costruire coalizioni molto ampie, unendo progressisti, moderati e elettori religiosi disillusi. Tant’è che molti dei suoi comizi si sono tenuti in storiche roccaforti repubblicane, nel tentativo di aprirsi anche ai conservatori. Un tipo di politica che lui aveva messo in pratica già da rappresentante statale, quando per diversi provvedimenti ha cercato di lavorare per trovare un punto d’incontro con i deputati repubblicani e portare a casa il risultato.
La candidatura di Paxton poi, ha contribuito a rendere la corsa particolarmente competitiva. Il procuratore generale era una figura molto vicina a Trump, ma con diverse controversie politiche e giudiziarie alle spalle. Nel 2023 era stato sottoposto a impeachment dalla Camera del Texas, con accuse tra cui abuso di potere e corruzione ma alla fine il Senato statale lo aveva poi assolto. I suoi scandali giudiziari hanno facilitato la corsa di Talarico, che ha costruito parte della sua campagna proprio sulla lotta alla corruzione.
La sua vittoria è un dato storico. Lui stesso l’ha definita “l’impresa di Davide contro Golia”. Non solo perché è il primo democratico a vincere un'elezione statale in Texas dal 1994 e il primo democratico a conquistare un seggio texano al Senato dal 1988, ma perché solamente due anni fa, in quello Stato Trump aveva vinto con circa 14 punti di vantaggio.
Perché Talarico è un problema per i MAGA
Per il presidente americano, la sconfitta in Texas è un colpo durissimo. In generale queste midterms sono andate malissimo. Pensate, i repubblicani non perdevano con un distacco del genere dal 1974, cioè dallo scandalo Watergate. Ma perdere pure uno degli Stati simbolo della coalizione conservatrice che lo ha riportato alla Casa Bianca è dura da digerire per Trump.
Talarico ha vinto anche grazie al voto degli elettori giovani e di quelli ispanici, che rispetto al 2024 si sono allontanati dai repubblicani. E lo ha fatto nonostante una campagna pubblicitaria avversaria da centinaia di milioni di dollari finanziata da Elon Musk. Peraltro, con un’affluenza record per delle elezioni di metà mandato: quasi 10 milioni di voti.
Sicuramente ha pesato l’economia: l’inflazione e il caro-vita, conseguenze dirette delle scelte di Trump (dalla guerra in Iran ai dazi). Ma questo successo può essere letto anche in modo più ampio. Talarico ha cercato di spostare la campagna dalle guerre culturali alle condizioni materiali delle persone: quanto costa vivere o curarsi, quanto è accessibile la sanità, in che condizioni versano le scuole pubbliche e chi trae davvero vantaggio da certe politiche.
Ha sconfitto i repubblicani combinando linguaggi che fino a questo momento erano stati monopolio degli avversari e dimostrando che il terreno religioso non appartiene esclusivamente alla destra conservatrice. Un democratico può parlare di fede, famiglia e comunità senza perdere di vista le questioni sociali. E sulla base di ciò, può provare a costruire un consenso più ampio, conquistando la fiducia degli elettori.
Ora, questa vittoria non vuol dire di certo che da oggi il Texas si è svegliato democratico. Ripeto, quella di Talarico non è una rivoluzione radicale. Ma ha comunque un significato enorme: è il segnale di una fase di trasformazione della politica statunitense, fatta da una nuova generazione di democratici, spesso estranei alle strutture tradizionali di partito, in grado di leggere la realtà e di vincere anche in quelli che i repubblicani consideravano fortini. Da qui al 2028 la vera sfida è capire se questo modello potrà funzionare anche altrove e se il Partito democratico sarà in grado di sfruttarlo per tornare alla Casa Bianca.