Libia, lieto fine per il rimochiatore Asso 22: tutti liberi gli 8 italiani a bordo

E' terminato l'incubo degli undici membri dell'rimorchiatore italiano sequestrato in Libia. E' passato oltre un mese da quando, il 17 marzo scorso, un gruppo di uomini libici armati salì a bordo della nave rendendo prigioniero l'equipaggio – 8 italiani, 2 indiani e un ucraino. Negli ultimi giorni erano state diffuse voci che chiedevano un intervento del governo italiano per liberare gli uomini a bordo, definiti "prigionieri di guerra" del regime di Gheddafi. Ma ieri sera le autorità libiche hanno rilasciato l'imbarcazione della società Augusta Offshore. L'Asso 22 ha levato l'ancora dal porto di Tripoli e dopo due ore navigazione ha raggiunto un mezzo della marina militare. Alle 7 ha raggiunto l'imbarcazione della coalizione italiana. A bordo di questa sono stati effettuati i primi controlli medici.
"Siamo molto felici che l'equipaggio sia stato rilasciato", ha commentato l'armatore Mario Mattioli dell'Augusta Offshore. "L'ultimo mese – ha aggiunto – è stato un periodo di grande incertezza per noi e ancora di più per l’equipaggio e per i loro famigliari. Mi congratulo per il fatto che sono riusciti a mantenere il loro equilibrio durante tutto questo periodo. Ringrazio anche tutti i miei collaboratori in Augusta Offshore che si sono impegnati in modo eccezionale in questo periodo".
Ringrazio – ha aggiunto – anche tutti i miei collaboratori in Augusta Offshore che si sono impegnati in modo eccezionale in questo periodo". "Senz'altro – ha concluso Mattioli – il loro comportamento e professionalità hanno permesso di portare questa vicenda ad una conclusione felice. Ringraziamo anche il lavoro costante svolto dal Ministero degli Affari Esteri e la sua Unità di Crisi che ha contribuito in modo decisivo a questo risultato".
Le disavventure dell'Asso 22 erano iniziate mentre la nave era impegnata, come di consueto, nelle operazioni di rimorchio e movimentazioni in mare aperto delle ancore delle piattaforme petrolifere. Il 20 marzo a bordo si presentano membri delle autorità militari libiche che impongono all'equipaggio di sospendere tutte le operazioni. Da allora i contatti si fanno sempre più sporadici, fino alla svolta di stanotte. Ma se per l'Asso 22 l'epilogo, alla vigilia di Pasqua, è stato quello che tutti attendevano, lo stesso non può ancora dirsi per un'altra imbarcazione italiana requisita da pirati, la “Rosalia D’Amato”, terza nave italiana sequestrata in due mesi, dopo l'Asso 22 e la "Savina Caylyn”, che dallo scorso 8 febbraio resta attraccata in un porto della Somalia.