Guerra Ucraina-Russia

L’ex ambasciatore USA in Ucraina: “La sconfitta elettorale frena Trump, è una brutta notizia per Putin”

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John Herbst a Fanpage.it: “Il Congresso potrà frenare il presidente, dopo la sconfitta dei repubblicani alle elezioni, le decisioni che hanno reso più facile alla Russia continuare la guerra si fanno politicamente troppo rischiose e potrebbero essere presto limitate”.
Intervista a John Herbst
già ambasciatore americano in Ucraina, direttore del Centro Eurasia all’Atlantic Council

“I commentatori russi sono in lutto: dicono che Trump non potrà più aiutare Putin. Forse hanno ragione”. John Herbst, già ambasciatore americano in Ucraina, vede nella vittoria democratica alle elezioni di metà mandato un possibile freno alle concessioni del presidente al Cremlino. È presto per parlare di svolta: Trump resta alla Casa Bianca e guida l’azione internazionale. Ma aumentano i rischi politici delle sue scelte. E il Congresso potrà indagare su quelle più ambigue, se sono legate ad affari d’oro per la sua famiglia. “Questo probabilmente lo limiterà”, spiega a Fanpage.it. Per arrivare alla pace, sostiene Herbst, Washington deve smettere di premiare Mosca e farle pagare caro il rifiuto di fermarsi. Senza aspettarsi che il tempo, da solo, risolva la guerra.

L’ambasciatore Herbst, dopo oltre trent’anni nel servizio diplomatico statunitense, è oggi direttore del Centro Eurasia all’Atlantic Council. Risponde in videoconferenza a Fanpage.it dal suo ufficio di Washington.

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Amb. John Herbst – Atlantic Council

Ambasciatore, il Cremlino dice di aspettarsi continuità nella politica estera di Trump, ma da Mosca arrivano anche commenti meno paludati: “L’America non potrà più aiutare la Russia a ottenere la sua pace in Ucraina”, ritiene il canale Telegram Azione Diretta Z. Altri commentatori influenti sono sulla stessa linea. La sconfitta di Trump è una cattiva notizia per Putin?

Putin cerca soprattutto di ridurre il sostegno occidentale, in particolare americano, all’Ucraina. È questo il suo gioco. I commentatori russi ritengono che Trump non sarà più in grado di aiutarlo. Non è certo, ma probabilmente hanno ragione. La netta vittoria democratica aumenta i rischi per Trump se continuerà la politica delle ultime settimane. Penso che finirà per limitarlo, almeno in parte.

Che gli è saltato in testa, nelle ultime settimane? Ce lo ricordi.

Trump ha compiuto una brusca svolta nella direzione sbagliata. Ha preso decisioni che rendono più difficile per l’Ucraina difendersi e più facile per la Russia continuare la guerra. Mi riferisco all’accordo sul gasolio, alle deroghe alle sanzioni previste dal Lindsey Graham Act e, soprattutto, ai giochi sulla condivisione delle informazioni di intelligence attraverso Starlink e Starshield. Si aggiunge l’idea di un vertice trilaterale con Xi e Putin. Sono passi che danneggiano gli interessi nazionali americani. Non intenzionalmente, ma in modo chiaro. Trump ha ricevuto critiche anche da repubblicani al Congresso e da giornali che lo hanno sostenuto, come il Wall Street Journal e il New York Post.

In concreto, come può il Congresso fermarlo o almeno limitare Trump?

Ci saranno indagini su questa sua politica nei confronti della Russia, alla Camera e al Senato. Secondo indiscrezioni, persone che hanno accesso al presidente e componenti della sua famiglia potrebbero ricavare benefici economici da accordi con il Cremlino. Non parlo di qualcosa di illegale, ma certamente di discutibile. Proseguire su questa strada diventa quindi più rischioso per Trump. La sua politica è sempre stata incoerente: negli ultimi diciannove o venti mesi ha alternato una linea sensata per porre fine alla guerra a cambi di direzione. La svolta di poco più di tre settimane fa è stata la più marcata.

Bisognerà aspettare l’insediamento del nuovo Congresso per vedere un cambiamento?

Non necessariamente. Trump deve ancora far approvare alcuni provvedimenti dal Congresso uscente, a maggioranza repubblicana. Ma ci sono parlamentari repubblicani preparati sulla sicurezza nazionale, che comprendono il pericolo russo e quanto sia nell’interesse americano aiutare l’Ucraina contro Putin. Hanno detto che bloccheranno l’agenda di Trump se non cambierà le decisioni delle ultime settimane. Fanno sul serio. Il presidente potrebbe tornare sui suoi passi abbastanza presto.

La sconfitta può allentare la presa di Trump sui repubblicani e aprire a una politica bipartisan verso la Russia?

Non lo escludo, ma nemmeno me lo aspetto. I democratici non saranno entusiasti di collaborare con Trump, neppure su questo tema. E dobbiamo vedere quale sarà il peso dei più progressisti eletti alla Camera e al Senato. Esiste una lunga tradizione progressista di debolezza verso l’Unione Sovietica e verso Mosca. Una testata importante di quell’area, The Nation, ha difeso e giustificato l’aggressione russa all’Ucraina, attribuendone in qualche modo la colpa agli Stati Uniti e all’Occidente. D’altra parte, i progressisti non possono ignorare le atrocità di Putin in Ucraina. Cosa che buona parte del mondo Maga non ha avuto problemi a fare.

Riprendono i negoziati. O meglio, le discussioni. Senza Europa. Che cosa renderebbe finalmente efficace una trattativa?

La pressione su Putin. Sappiamo che una delle parti non vuole fermarsi. Trump ha presentato a Putin e Zelensky più di mezza dozzina di proposte di cessate il fuoco o di accordo: Zelensky le ha accettate tutte, Putin le ha respinte o eluse tutte. Trump aveva detto che avrebbe esercitato una forte pressione su chi ostacolava la pace. Con la Russia lo ha fatto soltanto in misura limitata, imponendo un anno fa sanzioni a Rosneft e Lukoil. Ha esercitato molta più pressione su Zelensky. Ma se vuole ottenere la pace, deve premere su Putin.

Trump sostiene che le concessioni servano a tenere Mosca al tavolo.

È un approccio completamente sbagliato. Putin non sta negoziando seriamente anche perché paga un prezzo molto basso, o nessun prezzo, per la propria ostinazione. Senza vera pressione non accetterà nessuna pace.

Significa che negli incontri trilaterali USA-Russia-Ucraina della prossima settimana ad Abu Dhabi il Cremlino punta soltanto a guadagnare tempo?

Forse, ma guadagnare tempo non è necessariamente un vantaggio per Putin. La sua economia è sotto forte pressione e le sue truppe vengono distrutte in Ucraina. Negli ultimi sei mesi non sono avanzate. Cerca con molto impegno di indebolire gli aiuti occidentali a Kyiv. Non bisogna dare per scontato che il tempo giochi sempre a suo favore.

L’economia russa, però, si è dimostrata più resistente di quanto si pensasse. Quali pressioni potrebbero davvero cambiare il calcolo di Putin?

Una svolta sarebbe risolvere una volta per tutte i rallentamenti dei sistemi satellitari Starlink e Starshield. Non solo per permettere all’Ucraina di difendersi dagli attacchi dal cielo, ma anche per rendere più efficaci gli attacchi in profondità in Russia. Glielo dobbiamo consentire. Le migliori stime indicano che il 40 per cento della capacità di raffinazione russa è fuori produzione: potremmo portare la percentuale al 60 o al 70. Al contempo si dovrebbero riprendere e sviluppare le sanzioni petrolifere previste dal Lindsey Graham Act. Colpire gli idrocarburi significa ridurre le entrate russe e creare problemi di carburante anche alle truppe di Mosca in Ucraina. Tutto questo potrebbe portare al collasso dello sforzo bellico di Putin nell’arco di un anno o più. Non dico che accadrà: descrivo come potrebbe accadere.

È fiducioso che Trump imbocchi questa strada?

Credo che gli sarà più difficile continuare sulla strada così poco utile che ha scelto. Non sono però convinto che sia pronto a muoversi con decisione nella direzione giusta. Ha questa inclinazione a voler andare d’accordo con Putin, e non me la spiego.

L’Europa può tornare a fidarsi di Washington o deve accelerare sulla propria autonomia?

Trump è ancora al potere e continua a condurre la politica estera. Alcuni degli aspetti più dannosi della sua linea, soprattutto verso l’Ucraina, potranno essere limitati. La componente principale sia dei repubblicani che dei democratici è favorevole alla Nato, e i democratici sono più disposti dei repubblicani a criticare Trump e a rassicurare gli alleati. Ma l’Europa non ha scelta: deve sviluppare i mezzi per difendersi senza gli Stati Uniti. Deve prepararsi alla possibilità che queste difficoltà continuino nei prossimi due anni, e anche dopo il mandato di Trump.

America ed Europa non hanno elaborato uno scenario politico per il dopoguerra. E questa guerra, come tutte le guerre, prima o poi finirà. Quali dovrebbero essere gli obiettivi occidentali?

Una chiara sconfitta della Russia di Putin. Ma questo non richiede necessariamente che, alla conclusione dell’accordo, l’Ucraina controlli tutto il proprio territorio. Una pace stabile, con un’Ucraina sovrana e sicura sulla base delle attuali linee del fronte, sarebbe già una sconfitta per Putin. È proprio per questo che non la vuole. Non è per forza necessaria una disfatta militare capace di cambiare la politica di Mosca e provocare l’uscita di Putin. Basta la sconfitta più limitata che ho descritto. La politica occidentale deve continuare a perseguire un accordo di questo tipo. Non sarebbe un grande risultato, soprattutto per gli ucraini rimasti sotto occupazione. In un mondo imperfetto, però, non sarebbe poco.

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