Guerra Ucraina-Russia

La tregua a Oleshky e i colloqui di Abu Dhabi: perché i segnali di pace con Mosca sono solo un’illusione

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La mini-tregua a Oleshky e Kherson sembra reggere, ma per Boris Bondarev i colloqui di Abu Dhabi non porteranno a una svolta. E l’ex feluca di Putin spiega a Fanpage.it l’equivoco sulle parole di Ushakov: nessuna trattativa con l’Europa.

Di qua e di là dal Dnipro il cessate il fuoco per l’evacuazione di Oleshky tiene, i colloqui tra Russia, Stati Uniti e Ucraina stanno per riprendere, Volodymir Zelensky apre a garanzie sulla sicurezza di Mosca e per la prima volta da oltre un anno due leader europei parlano con Vladimir Putin. Sembra una raffica di buone notizie. Perle rare, nella guerra in Ucraina. Calma, però. Potrebbero essere di vetro. Bigiotteria. Almeno 15 vittime civili alla stazione di Dnipro e in un giardino di Chernihiv, e alcuni sono bambini. I bombardamenti su Kyiv continuano. Colpiti un campus universitario e un ponte sul fiume. Missili russi su altre dieci regioni. Morti e feriti. Anche dall’altra parte: gli ucraini hanno bombardato le oblast di Belgorod e Bryansk. Sia a Mosca che a Kyiv ci si aspetta poco o niente dai colloqui trilaterali di inizio novembre ad Abu Dhabi. E il presunto invito del Cremlino all’Europa, sbandierato da molti media italiani, è in realtà un errore di resa linguistica. Missed in translation. Putin non ha cambiato idea. Guerra fino alla vittoria. O finché l’Ucraina, messa al muro dai missili balistici e da Donald Trump, non accetta tutto quello che la Russia vuole. L’Europa? Può attendere che altri decidano anche per lei, secondo il leader russo.

In fuga da Oleshky

“È tutto vero: qui la tregua c’è, e regge”: Ksenia Arkhipova, imprenditrice della città ucraina occupata dai russi e assediata dalla fame, si è reinventata operatrice umanitaria. Ha già portato in salvo diverse persone sul lato settentrionale del fiume. Dopo quattro anni d’inferno, “c’è quiete su entrambe le rive del Dnipro”, riferisce a Fanpage.it. “L’evacuazione è possibile, le condizioni ora ci sono”. A Oleshky sono intrappolate circa duemila persone. I soldati di Putin hanno minato le strade intorno. Dagli edifici in rovina coordinano gli attacchi contro Kherson, tre chilometri a nord-est. L’ultimo carico di cibo è arrivato a maggio. Ora si mangiano erbe selvatiche. I droni ucraini lanciano viveri, ma secondo gli abitanti le forze russe fermano chi li raccoglie.

Le armi hanno taciuto alle tre di notte di mercoledì. Dovrebbero restare in silenzio fino alle 11 di domenica. L’avevano chiesto Papa Leone, l’Onu, e il Consiglio d’Europa. Se ne è attribuito il merito Melania Trump. Il fatto che Mosca non creda alle lacrime del pontefice ma dia retta alla first lady fa pensare a una lusinga rivolta alla Casa Bianca prima dell’incontro trilaterale di Abu Dhabi e delle elezioni americane di metà mandato. Il cessate il fuoco è esteso ad altre zone della regione di Kherson, per garantire il passaggio dei convogli.

Da parte ucraina si denuncia un’operazione di propaganda per attribuire a Kyiv la colpa della distruzione di Oleshky e della mancanza di viveri. Media americani vicini a Trump sono stati invitati a seguire l’evacuazione verso la Crimea occupata e la Russia. Arkhipova riferisce che gli abitanti temono ritorsioni contro chi ha familiari in Ucraina o legami con i l’esercito ucraino. La paura è che l’evacuazione si trasformi in una deportazione verso campi di detenzione e smistamento di Mosca. Ksenia Arkhipova parla e scrive in russo. I suoi concittadini la considerano una specie di angelo, a giudicare da centinaia di commenti sui social. Mandano candidamente a quel paese i due o tre che si lamentano perché l’angelo non parla ucraino. Con buona pace della propaganda del Cremlino sulla persecuzione dei russofoni.

Abu Dhabi, trattativa per modo di dire

“Ad Abu Dhabi non ci saranno negoziati, ma solo consultazioni tecniche, che potranno tutt’al più portare a mini-tregue localizzate per ragioni umanitarie e a scambi di prigionieri o di salme dei caduti”: Boris Bondarev è stato un diplomatico di Putin, fino al 2022. “Il Cremlino invierà al tavolo trilaterale un capo delegazione che non avrà potere decisionale, il cui ruolo sarà soltanto consegnare il messaggio secondo cui l’Ucraina deve capitolare e accettare ogni condizione che la Russia voglia imporle, altrimenti la guerra continuerà”, dice a Fanpage.it. “Perché Putin dovrebbe fermarsi? Lui parte dal presupposto che l’Occidente permetterà a Mosca di vincerla, questa guerra”. Il sì alla ripresa dei colloqui USA-Russia-Ucraina ha generato un ottimismo che a ben guardare sembra fuori luogo.

Putin è convinto che il tempo sia dalla sua parte. I colloqui di Abu Dhabi sono solo “una copertura tattica per Mosca, che potrà sostenere di volere la pace e apparire costruttiva”, sostiene Bondarev. “Uno strumento utile per portare avanti i propri obiettivi nel tempo”, nota la politologa Tatiana Stanovaya su X. I giornali russi scrivono che non ci sarà alcuna concessione. “Le parole di Trump a Zelensky, ’accetta tutto o per te andrà sempre peggio’, sono un mandato alla Russia per continuare con la massima pressione militare”, sentenzia il Moskovsky Komsomolets.

L’appoggio di Trump è evidente. Per renderlo definitivo, comunque vadano le elezioni in America, Mosca sfrutta l’approccio affaristico del presidente americano. Dopo l’accordo sul diesel, si discute del ritorno delle compagnie statunitensi nei giacimenti di Sakhalin e del loro coinvolgimento nella ripresa delle forniture russe all’Europa attraverso l’oleodotto Druzhba, rivela il Financial Times.

Anche il politico di Kyiv che in queste settimane si è più esposto nella ricerca della pace costi quel che costi è scettico: “Non mi aspetto granché da Abu Dhabi”, commenta a Fanpage.it Oleksey Goncharenko, deputato della Rada all’opposizione di Zelensky nel parlamento ucraino. Ha elaborato un suo piano di pace che concede molto a Mosca. Ha creato un dibattito acceso. Ha pagato con l’espulsione dal gruppo parlamentare che fa riferimento all’ex presidente Petro Poroshenko. Perché crede che i colloqui negli Emirati non porteranno a niente di importante, gli chiediamo. Di chi è la colpa? “Di Putin, dice Goncharenko senza starci a pensare. “È ostinato, non vuole la pace”. Il parlamentare ritiene che, alla fine, lo si possa convincere. Speriamo.

Wishful thinking

Non sarà utile a convincere Putin l’apertura di Zelensky riferita dal Financial Times: per la prima volta il presidente ucraino ha riconosciuto che anche le richieste russe di garanzie di sicurezza potranno essere discusse. Ma Zelensky ha fissato un ordine: prima fermare la guerra e garantire la sicurezza dell’Ucraina, poi affrontare le pretese di Mosca. Che a queste condizioni ha già detto mille volte di no. Se poi il negoziato toccherà la sicurezza europea, dice il leader di Kyiv, l’Europa dovrà sedere al tavolo. E anche su questo è inutile illudersi. Perché con ogni probabilità non se ne farà di nulla.

L’Europa ha spesso scambiato le proprie speranze per le intenzioni del Cremlino. “Wishful thinking”, è il termine che usano diplomatici, storici e cremlinologi. Abbiamo creduto che il commercio sarebbe bastato per costruire rapporti decenti. Poi, di fronte alla politica estera sempre più aggressiva di Mosca e all’invasione di un Paese europeo, si è ritenuto che ogni escalation fosse soprattutto una leva negoziale. Ora speriamo di partecipare a un negoziato sull’Ucraina. Lo speriamo tanto da non riuscire  nemmeno a capire quando gli uomini di Putin ci dicono che no, lo zar a un tavolo sull’Ucraina gli europei proprio non ce li vuole.

Lost in translation

L’interpretazione data da molti alle parole del consigliere diplomatico del presidente russo, Yuri Ushakov, purtroppo è sbagliata. La frase “dobbiamo parlare con l’Europa” non era un segnale di disponibilità da parte di Mosca. Se lo fosse stato, Ushakov avrebbe specificato il soggetto: “noi”. La lingua russa funziona così. E quel “noi” non c’è. Si deve quindi tradurre quel che ha detto Ushakov con “è necessario parlare con l’Europa”. Messaggio rivolto agli americani, in risposta a una domanda precisa sul motivo per cui Washington non riesce a imporre a Kyiv le condizioni che Mosca vuole. Il motivo è che “l’Ucraina è sostenuta dall’Europa”, ha replicato il diplomatico. Aggiungendo subito la frase del malinteso.

“Non un invito agli europei a sedersi al tavolo, dunque, ma una richiesta a Washington di portarli ad accettare le condizioni russe”, è il commento di Boris Bondarev. “Ushakov è un diplomatico di lungo corso, ha usato la costruzione impersonale che in diplomazia si deve sempre usare in questi casi: si tratta di non dare l’impressione di impartire ordini a un partner”.

A prova di equivoci, invece, le affermazioni di Putin nelle telefonate col presidente finlandese Alexander Stubb e con il premier norvegese Jonas Gahr Støre: la pace sarà possibile solo tenendo conto “pienamente e incondizionatamente” degli interessi di Mosca, ha ribadito. Zero compromessi. Guerra fino alla resa, sul campo o a tavolino. Più chiaro di così.

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