Attentato al Nord Stream, a processo in Germania l’ucraino accusato del sabotaggio: cosa sappiamo finora
A quattro anni di distanza da uno degli atti di sabotaggio più eclatanti della storia europea moderna, un uomo ucraino comparirà oggi in Tribunale ad Amburgo per essere processato con l'accusa di aver fatto saltare in aria Nord Stream, gasdotto strategico che, attraverso il Mar Baltico, trasportava gas proveniente dalla Russia in Europa occidentale.
L'imputato, Serhii Kuznietsov, è un ex soldato ucraino. Il suo percorso verso il banco degli imputati è stato lungo e ha toccato anche il nostro Paese: l'uomo è stato infatti fermato dalla polizia italiana nel 2025 a Rimini, per poi essere estradato in Germania. Le accuse mosse dai magistrati sono gravi e ipotizzano un atto coordinato su scala internazionale. Kuznietsov deve rispondere di complicità in crimini di guerra per aver attaccato infrastrutture civili, distruzione di beni strategici, provocazione di esplosione e interruzione di pubblico servizio. Gli inquirenti tedeschi ritengono che l'ex militare non abbia agito in autonomia, ma per conto delle autorità statali ucraine, inserendosi in un piano orchestrato per paralizzare l'infrastruttura energetica russa. Dal canto suo, l'imputato ha sempre respinto ogni addebito, così come il governo ucraino, che ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento.
Per comprendere l'importanza del processo a Kuznietsov è necessario inquadrare il ruolo che i gasdotti Nord Stream 1 e 2 rivestivano per l'Europa. Le due infrastrutture gemelle, controllate dalla società Nord Stream AG (di cui il colosso statale russo Gazprom è azionista di maggioranza), erano state costruite per aggirare i Paesi di transito dell'Europa orientale e convogliare enormi quantità di idrocarburi russi a basso costo direttamente in Germania. Il Nord Stream 1 era entrato in funzione nel 2011, in un'epoca di relativa distensione tra Mosca e l'Occidente. Il Nord Stream 2 era stato invece completato nel settembre del 2021, quindi circa un anno prima del suo sabotaggio, per poi essere "chiuso" dal governo di Berlino pochi giorni prima che le truppe russe invadessero l'Ucraina, nel febbraio 2022.
Il sabotaggio avvenne il 26 settembre 2022, quando enormi quantità di gas metano fuoriuscirono in superficie nel Mar Baltico vicino all'isola di Bornholm: ignoti avevano fatto esplodere tre delle quattro sezioni dei gasdotti Nord Stream 1 e 2. Sebbene in quel momento le infrastrutture non stessero pompando gas verso l'Europa, contenevano comunque immensi volumi di metano sotto pressione; la rottura generò pennacchi di gas visibili dallo spazio, liberando nell'atmosfera una quantità di gas serra considerata senza precedenti dagli esperti. L'ipotesi del guasto tecnico fu quasi subito scartata: le ispezioni sui fondali rinvennero inequivocabili tracce di esplosivo ad alto potenziale, confermando l'atto di grave sabotaggio.
Le indagini scattarono immediatamente e coinvolsero Germania, Svezia e Danimarca, nei cui spazi marittimi si era verificato il disastro. I vertici europei, inclusa la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, promisero risposte durissime contro l'attacco e fin da subito incolparono il Cremlino. Nel 2024, sia Stoccolma che Copenaghen decisero di archiviare i rispettivi fascicoli penali per insufficienza di prove, così Berlino è rimasta l'unica capitale a proseguire le indagini, ricostruendo pezzo per pezzo la dinamica dell'attentato, scoprendo che le responsabilità di quell'attacco non andavano ricercate a Mosca, ma semmai in Ucraina.
Secondo la procura federale tedesca, il commando responsabile del sabotaggio avrebbe utilizzato come base logistica un'imbarcazione a vela salpata dal porto di Rostock, nel nord della Germania. Lo yacht, noleggiato presso una società locale tramite intermediari e utilizzando documenti di identità contraffatti, sarebbe servito per trasportare fino alle coordinate esatte l'esplosivo e i sommozzatori professionisti incaricati di piazzare le cariche a decine di metri di profondità.
Kuznietsov non sarebbe l'unica persona coinvolta. Un secondo cittadino ucraino, Volodymyr Zhuravlov, è ritenuto uno dei presunti subacquei del commando. Zhuravlov è stato arrestato nell'agosto di quest'anno in Croazia, dove i giudici hanno autorizzato la sua estradizione in Germania: la sua figura è emblematica delle profonde spaccature politiche che avvolgono la vicenda, visto che in precedenza l'uomo era stato fermato in Polonia, ma le autorità di Varsavia si erano rifiutate di consegnarlo a Berlino. Un giudice stabilì infatti che, qualora l'attacco fosse stato opera di sabotatori ucraini, si sarebbe configurato come una risposta pienamente legittima a un'invasione illegale.
Il processo che avrà inizio oggi, e che potrebbe durare almeno fino al febbraio del prossimo anno, potrebbe avere forti ripercussioni politiche anche nella stessa Germania: Sahra Wagenknecht, leader del partito "rossobruno" BSW, ha recentemente dichiarato che "è assolutamente assurdo che il nostro Paese spenda miliardi in aiuti all'Ucraina, ma non abbia mai chiesto chiarimenti al presidente Volodymyr Zelenskyy" sul sabotaggio a Nord Stream. Analogamente, Alice Weidel , co-presidente dell'AfD, ha affermato che il governo tedesco avrebbe dovuto chiedere un risarcimento finanziario all'Ucraina, senza tuttavia fornire nessuna prova che lo stato ucraino fosse effettivamente responsabile dell'attacco. Di fatto, comunque, ad oggi la Germania è il Paese europeo che maggiormente sta sospendendo gli sforzi di Kiev contro l'invasione russa.