L’analista Ansalone: “Le elezioni in Europa sono diventate guerra ibrida. Afd potrebbe leggere i piani anti-Russia”

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Il trionfo degli estremisti di destra tedeschi di Afd nelle elezioni in Sassonia Anhalt ha scosso tutta l’Europa. Abbiamo discusso le cause e le conseguenze del voto in Germania con Gianluca Ansalone, docente e analsita geopolitico.

Il trionfo degli estremisti di destra tedeschi di Afd nelle elezioni in Sassonia Anhalt ha scosso tutta l'Europa. Gianluca Ansalone – manager e docente di Geopolitica – ha scritto un libro che si chiama "Estremi" e descrive l'ascesa delle pulsioni estremiste,  non solo in politica e nelle relazioni internazionali, ma in tutti gli aspetti della società.  Con lui abbiamo discusso le cause e le conseguenze del voto in Germania.

Ansalone, c'è chi ha definito quella della Sassonia Anhalt "l'elezione più scioccante per l'Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale", è d'accordo?

Sì, sono d'accordo e non solo per la misura della vittoria di Afd, ma anche per le implicazioni che questo può avere nel risvegliare un sentimento politico più vasto in giro per l'Europa e per il mondo. Ormai noi abbiamo perso tutti i connotati della vecchia globalizzazione degli anni '90. L'unico fenomeno che è rimasto fortemente globale è la polarizzazione degli schieramenti. Quando questo sì si trasforma in un risultato politico conclamato, perché si contano i voti nelle urne, è chiaro che il dato prende una maggiore consistenza e deve essere un campanello d'allarme per tutti quanti. Quindi senz'altro è un'elezione di altissimo valore simbolico, che riguarda una regione molto particolare della Germania, ma che potrebbe essere l'inizio di un trend.

Il cordone sanitario per tenere fuori dalla guida delle istituzioneiun partito con dichiarate simpatie filonaziste è sul punto di cedere. Siamo a un punto di svolta?

Certamente le possibili misure preventive hanno dimostrato di non funzionare a sufficienza.  L'argine si è rotto un po' per il consenso crescente verso questo movimento e un po' perché ormai gli estremi opposti riescono addirittura a incontrarsi, a trovare un terreno comune. Cioè rende vana qualsiasi contromisura convenzionale, come banalmente la somma dei partiti che non sono agli estremi. Oggi infatti se Afd può andare effettivamente al governo in Sassonia Anhalt è anchegrazie all'appoggio che gli potrebbe dare Bsw.

Il partito di Sahra Wagenknecht, che ha superato di un soffio la soglia per entrare nel parlamento regionale

Un movimento nato pressoché dal nulla, che porta il nome della fondatrice e che noi con categorie politiche novecentesche ormai superate collocheremo nell'estrema sinistra. Ma che in realtà è caratterizzato da un tratto post-ideologico e ultra populista. Nel mio libro racconto dell'unica intervista che la Wagenknecht ha dato a un giornale tedesco un paio di anni fa, all'atto fondativo del partito. Le venne chiesto il suo programma e rispose: "noi siamo per la famiglia tradizionale, zero immigrazione e la fine di tutti i conflitti". Un po' poco per un programma politico, ma sufficiente ad avere alla prima elezione nel bacino della Ruhr un risultato clamoroso.  E oggi in Sassonia, Bsw rischia di essere la stampella di Afd.

Se quella tra gli estremi è l'unica sintesi che si realizza, è anche perché le democrazie liberali europee non riescono più a dare un'alternativa valida?

Il nodo principale in questo caso è l'inefficienza delle democrazie liberali: manca l'aggiornamento dei sistemi, la capacità di lavorare alla velocità delle sue alternative, quelle che chiamiamo genericamente autocrazie. Gli ultimi 15 anni ci hanno dimostrato la capacità di questi modelli autocratici di diventare molto efficienti sotto il profilo della decisione e di risultati come la crescita del Pil nominale o dei fattori di produzione. La democrazia invece si è incartata perché è rimasta legata a degli schemi ancora vecchi. La sfida quindi non è demolire i sistemi liberali, ma renderli in grado di funzionare. Senza cancellare i riti della democrazia che spesso vengono messi sotto accusa, come il parlamentarismo, e che invece ne sono il sale. Ma evitando che  diventino un ostacolo alla decisione.

Quanto pesano le forze esterne che puntano a disgregare gli Stati eurpoei e l'Unione? Penso agli Usa di Trump e la Russia di Putin

Questo è un altro elemento secondo me di grande interesse del voto in Sassonia. Ormai le consultazioni interne hanno delle innegabili influenze di chi gioca fuori da quel perimetro e quindi ogni elezione nazionale è di fatto un banco di prova per la tenuta delle relazioni internazionali.  Sotto il profilo geopolitico, non c'è alcun dubbio che si incontrano sul terreno europeo due volontà ben precise, di Stati Uniti e Russia, di ritornare ad un mondo diviso in sfere di influenza, non più a due attori, ma oggi anche con la Cina. A farne le spese sono le aree considerate più deboli o periferiche tra queste, purtroppo, anche l'Europa.

Quali sono le conseguenze?

Le conseguenze sono gigantesche. Le faccio un esempio molto concreto. Il governo tedesco di Merz, assieme all'intelligence , da tempo ha preparato un piano di reazione e risposta allo scenario considerato più che probabile, di un attacco convenzionale russo sul territorio core dell'Unione Europea, entro il 2030. Il piano riguarda le autorità di governo, le forze armate, ma anche il modo in cui  singoli cittadini dovrebbero reagire, ad uno scenario apocalittico come questo. Il ministro dell'Interno tedesco nelle prossime settimane dovrà prendere una decisione politica cruciale, cioè se condividere questo piano con il nuovo presidente della Sassonia-Anhalt. È  un tema delicatissimo, perché  il sospetto che Afd sia in una forma di dialogo più o meno esplicito con le autorità russe è  concreto e quindi quelle informazioni potrebbero diventare un vantaggio competitivo asimmetrico per il potenziale nemico del futuro. Questo porta il tema dei risultati delle elezioni nazionali e locali su un piano strategico molto più delicato, rispetto a quello del solo esito elettorale.

C'è il rischio che la battaglia politica ed elettorale negli Stati europei diventi terreno di guerra ibrida?

Non c'è alcun dubbio. Lo sono nella preparazione, nella gestione e nelle implicazioni. Si possono avere gli stessi effetti in due modi. Provando a far guadagnare a movimenti simpatizzanti per una certa linea – nel caso specifico filorussa – la maggioranza relativa o assoluta. Oppure facendo avere a quei partiti un potere di veto, affinché  le decisioni più consistenti vengano bocciate quando sarà il momento di discuterne. Il ventaglio di opzioni di chi attacca è sempre più largo di chi difende.

É innegabile però che il successo delle formazioni estremiste si nutra anche di conflitti e polarizzazioni interne. Solo per fare due esempi, l'immigrazione e gli squilibri nella distribuzione della ricchezza

Questi sono esattamente i piani su cui lavora la polarizzazione, trattandoli nella forma più estrema possibile. È la stessa ragione per cui fisiologicamente la contrapposizione al movimento Maga negli Usa la fanno ormai candidati socialisti all'interno del Partito Democratico. Dopo 15 anni di gestione sostanzialmente dinastica e poi di una sconfitta sonora alle elezioni, i Democratici non trovano una risposta migliore, che organizzare la curva contrapposta al polo che si è creato nel Partito Repubblicano, i cui vertici convenzionali ormai non toccano più palla.  Sarà lo schema a cui ci dovremmo abituare per tutte le elezioni del 2027 in giro per il mondo.

Sì, il 2027 sarà un anno cruciale. Si vota in Italia, Francia, Spagna Polonia, Svezia e non solo. Alla fine che Europa verrà fuori?

Dire che l'Europa potrebbe diventare il ventre molle dell'Occidente rispetto alla Russia, lo trovo ampiamente esagerato. In fondo l'infiltrazione dei russi nel Continente europeo è un fatto storico, che noi abbiamo iniziato a conoscere già durante la guerra fredda. È piuttosto plausibile invece una situazione di lento sanguinamento, cioè è in gioco la tenuta sulla lunga distanza delle nostre democrazie. I nostri sistemi nei prossimi anni potrebbero  fiaccarsi al punto di diventare arrendevoli di fronte al cambiamento tumultuoso di uno scenario intorno a noi in piena ebollizione. Rischiamo di non avere la prontezza, la compattezza, l'efficienza nella decisione necessarie per gestire un cambiamento così epocale.

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