La sentenza della Corte europea e il dibattito sulle politiche dell’immigrazione

La sentenza di Strasburgo che condanna l'Italia per i respingimenti dei migranti riporta al centro del dibattito politico il tema delle politiche dell'immigrazione, dalle accuse di "buonismo peloso" fatte da Maroni, alle proposte di abolizione del reato di immigrazione clandestina della Finocchiaro.
La sentenza di Strasburgo che condanna l’Italia per i respingimenti dei migranti riporta al centro del dibattito politico il tema delle politiche dell’immigrazione, dalle accuse di “buonismo peloso” fatte da Maroni, alle proposte di abolizione del reato di immigrazione clandestina della Finocchiaro.

La Corte europea dei diritti umani ha condannato l'Italia per i respingimenti dei migranti verso la Libia e al risarcimento di 15mila euro a 24 immigrati che furono riaccompagnati nel 2009, senza alcuna possibilità di fare richiesta di asilo, dove subirono violenze e abusi da parte del regime di Tripoli. Al di là della vicenda personale degli uomini e delle donne coinvolti nella tragica vicenda di povertà, migrazione e abusi, la condanna della Corte di Strasburgo sicuramente riaprirà un dibattito che si trascina da lungo tempo in Italia sulle politiche di immigrazione del nostro Paese.

Le critiche alla sentenza dell'ex Ministro Maroni – In Italia la sentenza è un nuovo motivo di scontro politico per riaffermare le netta distanze di vedute sul tema da parte delle diverse forze politiche. Se dalla sinistra arrivano plausi alla decisione della Corte europea e soprattutto accuse alle politiche sull'immigrazione volute dal precedente esecutivo, dalla destra invece è un susseguirsi di dichiarazioni contro il "buonismo peloso" dell'Europa, come ha detto uno dei padri di quel sistema , il leghista Roberto Maroni. L'ex Ministro dell'interno giudica quella di Strasburgo "una sentenza politica" che mette in serio pericolo il sistema di sicurezza e protezione contro l'immigrazione clandestina. Maroni non sembra affatto pentito degli accordi con la Libia sui respingimenti,"rifarei esattamente quello che ho fatto" ha spiegato "salvando molte vite umane e garantendo la sicurezza dei cittadini".

Per il Ministro Riccardi un'occasione per rivedere le politiche sull'immigrazione – E' tutto l'ex Governo che in realtà rigetta le accuse di Strasburgo, avanzando ipotesi di accanimento nei confronti dell'Italia da parte dell'Europa, come fa l'ex sottosegretario Alfredo Mantovano del Pdl che chiede all'attuale esecutivo di impugnare la sentenza  perché avrebbe "presupposti di fatto e di diritto inesatti, se non travisati". Dal Governo invece non sembra ci sia questa volontà anche se nulla è stato ancora deciso, il Ministro della Cooperazione e Integrazione Andrea Riccardi conferma che la sentenza sarà uno dei motivi per "ripensare le politiche dell'immigrazione" attualmente in vigore nel Paese. Il Ministro ha ribadito l'impegno del Governo nella lotta contro l'immigrazione clandestina, "ma nel rispetto degli standard di trasparenza, correttezza e rispetto dei diritti umani dell'Unhcr". Del resto anche dalla Farnesina precisano che l'Italia ha sempre riservato agli immigrati un trattamento "conforme agli obblighi internazionali" e che tutte le forze dislocate in mare hanno permesso il salvataggio di centinaia di vite umane nel corso degli anni.

Finocchiaro propone l'abolizione del reato di immigrazione clandestina – Giudizi completamente opposti arrivano dal Pd, con Anna Finocchiaro che giudica la decisione della Corte "una sentenza di civiltà" ricordando la palese "violazione dei diritti e della dignità dei migranti nei respingimenti collettivi" che era "indegna del nostro Paese" . La capogruppo del Pd al Senato, inoltre, rilancia il problema e preme affinché ci sia una revisione della legislazione in merito a "partire dalla revisione del reato di immigrazione clandestina che riteniamo un grosso errore". Molti sono, invece, quelli che ricordano la difficile situazione dell'Italia ai tempi della massiccia immigrazione africana e lamentano un abbandono dell'Italia da parte dell'Ue, che ora però ci condanna. Sicuramente la sentenza è "un'importante indicazione per gli Stati europei sulla regolamentazione delle misure di controllo e intercettazione alla frontiera" come dice il Rappresentante dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati per il sud Europa, ma il problema della differenziazione delle politiche di accoglimento è un problema che andrà risolto da accordi congiunti.

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