8 Febbraio 2019
08:08

Jeff Bezos, Ceo di Amazon: “Giornale vicino a Trump minaccia di pubblicare mie foto osé”

L’accusa del numero uno di Amazon Jeff Bezos: dice di essere stato oggetto di ricatto e di un tentativo di estorsione da parte del National Enquirer, tabloid scandalistico vicino al presidente Donald Trump che avrebbe minacciato di pubblicare delle fotografie nude di lui e della giornalista Lauren Sanchez.
A cura di Susanna Picone

Il fondatore e Ceo di Amazon Jeff Bezos accusa il tabloid National Enquirer, controllato dalla American Media Inc (Ami) di proprietà di David Pecker e vicino al presidente americano Donald Trump, di “ricatto ed estorsione”, per aver minacciato di pubblicare delle fotografie nude di lui e della giornalista televisiva Lauren Sanchez, con cui Bezos ha avuto una storia. In un lungo post, Bezos accusa gli avvocati di Ami di aver contattato i suoi legali minacciando di pubblicare immagini intime che aveva inviato alla donna. Bezos sarebbe stato oggetto di un'inchiesta del tabloid che aveva svelato la sua relazione con Sanchez come reazione alle inchieste che il Washington Post (di cui Bezos è azionista) aveva dedicato a Trump. Da qui il ricatto: Enquirer avrebbe voluto che Bezos dichiarasse che l'inchiesta nei suoi confronti non aveva alcuna motivazione politica.

Il post si intitola “Grazie Mr. Pecker” (ovvero il proprietario del National Enquirer David Pecker, amico di Trump): “Piuttosto che capitolare davanti a estorsione e ricatti, ho deciso di pubblicare esattamente quello che (Ami) mi ha inviato, a dispetto del costo e dell'imbarazzo personale minacciato”, si legge su Medium. Secondo Bezos, l'Enquirer avrebbe ottenuto sms e foto compromettenti che lo riguardano e i ricatti sarebbero cominciati dopo la pubblicazione di suoi messaggi scambiati con la sua amante tanto che lui ha commissionato un'indagine per capire come il giornali li abbia ottenuti. Per Bezos l'inchiesta avrebbe fatto infuriare Pecker. A far alterare l'editore, secondo il Ceo di Amazon, anche la copertura del Washington Post dell'uccisione del giornalista saudita dissidente, Jamal Kashoggi.

Secondo Bezos, i suoi legali sono prima stati avvicinati con un'offerta “a voce”, con la minaccia di pubblicare altre foto e messaggi se non avesse posto fine all'inchiesta. “La mia proprietà del Washington Post è una cosa molto complicata. È inevitabile – scrive ancora Bezos – che certe persone potenti che sono oggetto della copertura del giornale pensino che io sono un loro nemico. E il presidente Trump è una di queste persone, come appare ovvio dai suoi tanti tweet”. “Chiaramente non voglio la pubblicazione delle mie foto personali – ha spiegato quindi Jeff Bezos – ma non voglio neppure partecipare a questa nota pratica di ricatti, favori politici, attacchi politici e corruzione. Preferisco reagire, mostrare e vedere cosa succede”.

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