Iran, Trump chiama Netanyahu e minaccia Teheran: “Il tempo stringe, si dia una mossa o non resterà nulla”

"Il tempo stringe e farebbero meglio a darsi una mossa, in fretta, altrimenti non rimarrà più nulla. Il tempo è essenziale" è l'ennesimo ultimatum lanciato dal presidente USA Donald Trump all'Iran dopo uno stallo nelle trattative che avrebbero dovuto portare a un definitiva conclusione del conflitto e che sembrano però essersi arenate tra opposti divieti. Attraverso il suo account Social su Truth, il numero uno della Casa Bianca ha messo in guardia Teheran dalla strategia dilatatoria e dai continui no alle proposte della Casa Bianca, paventando di fatto la ripresa degli attacchi e lo stop alla tregua .
Al momento però una decisione finale non sembra essere stata presa, come ha confermato anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu che proprio oggi ha avuto una conversazione telefonica con il presidente statunitense per parlare della situazione in Iran. "Trump deve prendere una decisione. Se decidesse di riprendere le ostilità con l'Iran, è probabile che Israele verrà chiamato a partecipare" infatti il premier israeliano dopo la telefonata di circa mezz'ora con Trump, come riporta Ynet citando una fonte israeliana.
Secondo i media israeliani, infatti, il tema della ripresa delle ostilità e degli attacchi all'Iran è stato proprio uno dei punti discussi tra i due leader. Nella conversazione telefonica Trump avrebbe aggiornato Netanyahu anche sui risultati della sua recente visita in Cina. A questo proposito anche il principale inviato commerciale di Donald Trump ha dichiarato che il presidente ha ottenuto dai cinesi l'impegno a non "fornire sostegno materiale all'Iran". Trump "si è concentrato piuttosto, e con grande determinazione, nell'assicurarsi che non fornissero sostegno materiale all'Iran. È questo l'impegno che ha ottenuto e confermato", ha affermato.
Della telefonata con Trump e di nuovi attacchi all'Iran Netanyahu il suo gabinetto di sicurezza che è stato convocato appositamente. "Siamo preparati a qualsiasi scenario" ha assicurato il premier israeliano aggiungendo che che Israele tiene "gli occhi aperti" riguardo all'Iran.
Secondo quanto riporta l'agenzia Fars, affiliata alle Guardie della rivoluzione iraniana, Washington ha presentato cinque condizioni per raggiungere un accordo e includono "nessun pagamento di risarcimenti all'Iran da parte degli Stati Uniti, il ritiro e la consegna di 400 kg di uranio arricchito dall'Iran agli Usa, il mantenimento attivo di un solo sito nucleare iraniano" oltre a nessun pagamento dei beni congelati dell'Iran e la sospensione della guerra subordinata all'avvio dei negoziati. Secondo l'agenzia, "le proposte statunitensi, anziché risolvere il problema, mirano a raggiungere obiettivi che il Paese non è riuscito a conseguire durante la guerra,
Per questo di contro Teheran avrebbe risposto con altre cinque condizioni, tra cui la fine della guerra su tutti i fronti, in particolare in Libano, la revoca delle sanzioni, lo sblocco dei fondi congelati, il pagamento di un risarcimento all'Iran per i danni causati dalla guerra e il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz.