Perché Dassilva non può chiedere ancora il risarcimento per la carcerazione: “Serve sentenza irrevocabile”

L’inattesa assoluzione di Louis Dassilva per l’omicidio di Pierina Paganelli ha riaperto il dibattito intorno a uno dei casi di cronaca più complessi degli ultimi anni. Subito dopo la lettura della sentenza di primo grado da parte della Corte d'Assise di Rimini, che ha decretato la scarcerazione immediata dell'imputato, i riflettori si sono spostati sulle conseguenze di questa decisione e su una questione collaterale, ma pur sempre importante: Dassilva può richiedere un risarcimento per gli anni trascorsi dietro le sbarre?
Questo tema, insieme a molti altri, è stato affrontato nel corso della diretta YouTube di Fanpage.it dedicata al caso. Durante la trasmissione, i giornalisti Giorgia Venturini e Fabrizio Capacelatro hanno interpellato l’avvocato Daniele Bocciolini per fare chiarezza sulla possibilità che Dassilva avvii un'azione legale contro lo Stato. Il legale è stato estremamente chiaro al riguardo: "Dal punto di vista umano è chiaro che il risarcimento si dovrebbe ottenere subito, già da stanotte", ha spiegato Bocciolini. Però la legge dice altro: "Bisogna aspettare che la sentenza diventi irrevocabile, quindi che si arrivi al giudicato penale. Solo allora si potrà fare un calcolo preciso dei giorni passati in carcere ingiustamente e presentare formalmente una richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione". Per Dassilva, in custodia cautelare dal luglio 2024, la strada per un eventuale indennizzo economico dipenderà quindi dai successivi gradi di giudizio, qualora la Procura decidesse di ricorrere in appello.
Anche gli avvocati dell'imputato, intervenuti in diretta con Fanpage.it, hanno confermato che alla fine di tutto si potrà eventualmente avanzare una richiesta di risarcimento, "ma ora pensiamo ad altro, intanto Dassilva cerca di metabolizzare quello che è successo, adesso siamo in questa fase".
La decisione della Corte d'Assise di Rimini è arrivata come un fulmine a ciel sereno questa notte, ribaltando la richiesta di ergastolo avanzata dal pubblico ministero Daniele Paci. La vicenda ha inizio il 3 ottobre 2023, quando il corpo della 78enne Pierina Paganelli viene ritrovato senza vita, trafitto da 29 coltellate, nel garage del condominio di via del Ciclamino a Rimini. Le indagini si sono concentrate fin da subito sulla rete di relazioni familiari e di vicinato, portando all'arresto del vicino di casa Louis Dassilva nel luglio del 2024. Secondo l'accusa, il movente era da ricercarsi nella relazione extraconiugale tra l'imputato e Manuela Bianchi, nuora della vittima.
Nel corso del processo, tuttavia, l'impianto accusatorio ha subito duri colpi sul piano scientifico e probatorio. Le analisi del consulente tecnico hanno infatti evidenziato la totale assenza di tracce genetiche riconducibili a Dassilva sui reperti della scena del crimine. A questo si è aggiunta la smentita dell'indizio video, poiché il perito nominato dal Tribunale ha stabilito che l'ombra ripresa dalla telecamera di sicurezza della farmacia la sera del delitto apparteneva a un altro condomino e non all'imputato.
Dopo 16 ore di camera di consiglio, i giudici hanno pronunciato la sentenza di assoluzione per non aver commesso il fatto, restituendo la piena libertà a Dassilva.