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Omicidio di Pierina Paganelli a Rimini

Come sta Manuela Bianchi dopo l’overdose di farmaci: “Non volevo uccidermi, volevo spegnere il dolore”

Parla Manuela Bianchi, nuora di Pierina Paganelli uccisa a Rimini nel 2023, dopo il ricovero per overdose di farmaci: “Non ho tentato di togliermi la vita. Certo, in alcuni momenti ho ceduto alla disperazione e a pensieri molto bui, ma volevo soltanto spegnere per qualche ora quel dolore incessante”.
Manuela Bianchi
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"Manuela Bianchi è fuori pericolo, ha ingerito farmaci non con l'obiettivo di suicidarsi". Lo conferma a Fanpage.it il team legale che assiste la donna nel periodo successivo all'omicidio della suocera Pierina Paganelli avvenuto in un condominio di Rimini il 3 ottobre del 2023. Nei giorni scorsi è stato assolto in primo grado Louis Dassilva, era in carcere dal 2024 con l'accusa di essere l'assassino di Pierina ed ora è libero. All'epoca del delitto Manuela Bianchi e Louis Dassilva erano amanti e le parole della donna, in un incidente probatorio davanti ai pm, sono state al centro del processo perché avevano fatto crescere il sospetto del coinvolgimento dell'uomo nell'omicidio di Pierina. La sentenza di primo grado ha dichiarato però Dassilva innocente, ma dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza la Procura di Rimini ha già detto che è pronta a fare ricorso.

Manuela Bianchi nella sera di sabato 20 giugno è stata soccorsa dal personale del 118 per aver abusato di farmaci calmanti. In ospedale i medici hanno provveduto a eseguire una lavanda gastrica. Ora le sue condizioni sono migliorate e si sta valutando un suo ricovero in una struttura di cura. Intanto il team legale ha fatto sapere che procederà con tutte le querele del caso per aver contribuito a questa pressione mediatica nei suoi confronti. In una nota stampa dello studio Barzan si legge: "Da oltre 32 mesi la nostra assistita è oggetto di una costante esposizione mediatica, accompagnata da ripetuti attacchi personali, giudizi sommari e campagne di delegittimazione sviluppatesi tanto sui mezzi di comunicazione quanto sui social network e in ambienti direttamente o indirettamente collegati alla vicenda giudiziaria. Negli ultimi giorni tale fenomeno ha registrato un'ulteriore e significativa escalation, con un'intensificazione degli attacchi mediatici, delle aggressioni verbali e della pressione sociale nei confronti della nostra assistita. Tale situazione ha avuto un impatto diretto e gravemente peggiorativo sulle sue condizioni di salute psichica".

Intanto queste sono le parole di Manuela Bianchi dopo essere stata soccorsa per overdose di farmaci: "Mi svegliò un vociare confuso, estraneo, che rompeva il silenzio irreale della casa di mio padre. Aprii gli occhi a fatica. Tutto era ovattato. Mi guardai intorno senza capire. Vidi mio fratello, mio marito, il personale del 118 e gli agenti di polizia. Con un filo di voce chiesi cosa stesse succedendo. Accanto a me c’era un’infermiera dal volto dolce, che con grande umanità mi fece alcune domande: cosa avessi assunto, in quale quantità e perché. Poco alla volta, mentre riprendevo lucidità, spiegai di aver abusato dei farmaci che mi erano stati prescritti e di essere ormai allo stremo delle forze. Sono quasi tre anni che vivo un dolore che sembra non avere fine. Dopo la morte di mia suocera Piera, oltre alle indagini e a tutto ciò che ne è seguito, ciò che mi ha distrutta davvero è stata la gogna mediatica".

Per poi aggiungere: "Hanno distrutto la mia dignità di donna. Mi hanno umiliata, giudicata, insultata e colpita senza conoscere davvero chi sono. Ho perso il lavoro, perché nessuno vuole essere associato a un nome continuamente esposto e giudicato. Ho perso amicizie, serenità e quella normalità che per molti è scontata. Ogni giorno ho dovuto convivere con accuse, menzogne, cattiverie e parole che, ripetute all’infinito, finiscono per scavare dentro una persona fino a farla crollare. Da tempo sono seguita da medici e specialisti che mi aiutano ad affrontare tutto questo. Questa volta, però, il peso è diventato troppo grande e ho abusato delle medicine che mi erano state prescritte".

Infine: "Vorrei che chiunque legga queste parole si fermasse un momento a riflettere. Una parola pronunciata senza conoscere la verità può ferire profondamente. Centinaia di parole, migliaia di giudizi, bugie e offese possono distruggere una persona. Per questo ci tengo a precisare una cosa. Ho già letto ricostruzioni e titoli che non raccontano la realtà dei fatti. Io non ho tentato di togliermi la vita. Certo, in alcuni momenti ho ceduto alla disperazione e a pensieri molto bui, ma volevo soltanto spegnere per qualche ora quel dolore incessante, addormentarmi e non pensare. È stato un errore, perché nessun problema si risolve fuggendo da esso. Oggi sono tornata dall’ospedale con una consapevolezza in più: non voglio arrendermi. Continuerò a lottare per mia figlia, per la mia famiglia, per la verità, per la memoria di mia suocera Piera e per me stessa. Le medicine da oggi serviranno soltanto a curarmi, non a farmi del male. Troverò la forza nelle persone che amo e nella mia fede, che non mi ha mai abbandonata. A tutti coloro che mi sono stati vicini, anche solo con una parola gentile, va il mio grazie più sincero. Non mollo. Continuerò a lottare".

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