Le piste alternative sull’omicidio di Pierina: per la difesa di Dassilva c’è l’ipotesi che sia stata una donna

Si attenderà la sentenza in via definitiva per Louis Dassilva, finito a processo per l'omicidio di Pierina Paganelli e assolto in primo grado, e poi si procederà a cercare qualche elemento importante in grado di riaprire il fascicolo sul delitto e portare eventualmente a nuovi indagati. Al momento però le indagini scattate immediatamente dopo l'omicidio, avvenuto la sera del 3 ottobre 2023 e i soccorsi chiamati la mattina successiva, non hanno svelato elementi oggettivi e scientifici utili alle indagini: le analisi effettuate dal genetista Emiliano Giardina hanno permesso di individuare materiale genetico utile, così come gli accertamenti sugli audio e video sono riusciti a dare un nome e cognome all'assassino. La Procura di Rimini aveva portato a processo Dassilva soprattutto sulla base della telecamera della farmacia accanto al palazzo in cui è stata uccisa Pierina che aveva ripreso un uomo nei secondi successivi al delitto. Se per l'accusa quell'ignoto poteva essere compatibile con Dassilva, la perizia super partes ha escluso questa ipotesi.
Caduto questo elemento, la Corte d'Assise di Rimini ha deciso per l'assoluzione. Tra 90 giorni sono attese le motivazioni, intanto la Procura ha fatto sapere che procederà con la richiesta di ricorso davanti alla Corte d'Assise d'Appello di Bologna. Resta il fatto però che, qualora venisse confermata anche in Cassazione la sentenza di assoluzione, l'assassino di Pierina Paganelli dal 2023 è sempre stato a piede libero. Intanto la difesa di Dassilva ha presentato le cinque piste alternative su cui ripartire. Quali sono?
Eventuali nuove indagini dovrebbero ripartire per la difesa dell'imputato dal rumore registrato da una telecamera nei box auto che avevano ripreso le urla di Pierina la sera del 3 ottobre ma anche alcune parole (seppur non chiarissime), come "calma" e "ragazza", che potrebbero essere associate sia a voci maschili che a voci femminili. E ancora: altre piste su cui puntare riguardano gli accertamenti sui cellulari di Loris Bianchi, Manuela Bianchi e la figlia, così come sui contapassi di Loris. Manuela Bianchi era la nuora di Pierina ma da diverso tempo aveva una relazione extraconiugale con Louis Dassilva. La donna non aveva buoni rapporti con la suocera. La sera dell'omicidio ha raccontato di essere stata nel suo appartamento, nello stesso palazzo dell'omicidio, con il fratello Loris e la figlia. Le ultime due piste sarebbero legate al DNA di un maschio "ignoto 3" e a un capello rinvenuto nella bocca di Pierina.
Nel corso delle indagini sono stati isolati tre profili biologici parziali di ignoti sugli abiti della vittima che però non hanno portato a nulla. La consulente della difesa, la criminologa Roberta Bruzzone, durante la puntata di Quarto Grado di ieri 11 giugno ha spiegato: "C’è un DNA maschile ignoto rinvenuto sulla gonna e ci sono tutta una serie di altri aspetti legati anche alla possibilità di diverse tipologie di reato e di differenti matrici investigative. Diciamo che, dal nostro principale punto di vista, la pista alternativa principale è quella che punta allo stesso pianerottolo".
Roberta Bruzzone non esclude che nell'assassino sia coinvolta una donna. Lo dimostrerebbe il fatto che l'assassino, o l'assassina, abbia tagliato la gonna e gli slip della vittima dopo averla colpita per 29 coltellate: "Non c'era volontà del depistaggio, ovvero di indirizzare l'aggressione anche in una violenza sessuale. Si tratta piuttosto di un gesto intenzionale che è avvenuto in una fase successiva all'omicidio e con un'arma diversa, più piccola. Tanto è vero che non ci sono tracce ematiche sugli indumenti". Quindi "l'obiettivo era quello di sfregiare la vittima nella versione più umiliante. Pierina era una donna con una morale sessuale molto rigida, anche una persona che aveva un certo tipo di rigore morale. Quindi il fatto di esporla in una parte così delicata e intima in un contesto di questo genere, credo che sia la firma psicologica dell'assassino".
Chi ha ucciso Pierina Paganelli era quindi una persona con un forte odio verso la vittima: "Non è bastato ucciderla, l'assassino voleva umiliarla. Sostiene che è un gesto riconducibile a una mano femminile perché è un gesto che si può spiegare quasi in una competizione. Come se l'assassino o assassina abbia voluto restituirle quello che hanno subito, ovvero essere giudicata sul fronte sessuale. Penso che questo gesto sia avvenuto in una fase temporale successiva, potrebbe essere avvenuto anche nella mattinata del 4 ottobre. Non penso che l'assassino si sia portato due lame nello stesso momento. Quella più piccola forse quindi impugnata in un momento successivo".