26 Ottobre 2014
12:53

Isis: orrori e torture sugli ostaggi occidentali prima delle decapitazioni

Lo rivela un reportage del New York Times basato sulle rivelazioni di ex ostaggi, familiari delle vittime e soprattutto un ex miliziano dell’Isis.
A cura di Antonio Palma

Gli uomini dell'Isis torturano e seviziano gli ostaggi occidentali prima di filmare le loro esecuzioni per decapitazione. È quanto rivela un lungo reportage pubblicato sul New York Times basato principalmente sulle rivelazioni di ex ostaggi, familiari delle vittime e soprattutto un ex miliziano dell'Isis, Jejoen Bontinck, attualmente sotto processo in Belgio. Dal resoconto, frutto del lavoro di mesi, viene fuori uno racconto dettagliato dei metodi di rapimento utilizzati dai miliziani fondamentalisti dell'Isis, mai casuali e organizzati sin nei  minimi particolari. Dal racconto di una ventina di occidentali catturati e poi passati di mano fra diverse formazioni islamiste fino alla consegna agli uomini del Califfato, si viene a sapere ad esempio che gli ostaggi erano stati divisi e trattati in base alla nazione di provenienza e avevano priorità di liberazione in base a se il loro Paese avesse in passato dato la disponibilità a trattare e a pagare riscatti.

Violenze e torture dell'Isis sugli ostaggi

A diversi gradi di livello, quindi, gli ostaggi venivano sottoposti a vere e proprie torture fisiche e psicologiche. Secondo il racconto del NYT, ai prigionieri dell'Isis venivano praticate privazioni fisiche di ogni tipo, venivano legati al muro, appesi a testa in giù, sottoposti a finte esecuzioni e anche al waterboarding, la tecnica che simula un annegamento praticato in passato sui prigionieri nel campo di detenzione americano di Guantanamo. Una circostanza quest'ultima confermata anche nell'ultimo video di John Cantlie, l'ostaggio britannico da due anni in mano ai jihadisti in Siria e già comparso in vari video di propaganda dell'Isis.

La conversione all'Islam di James Foley

Cantlie era stato catturato nel 2012  insieme al giornalista americano James Foley, poi decapitato lo scorso agosto dai boia dello Stato islamico. Proprio di Foley ha parlato al NYT Jejoen Bontinck, rivelando di aver passato con lui tre settimane in cella dopo essere finito nei guai con alcuni comandanti dello Stato islamico. "Recitavo il Corano con lui. Altri l'avrebbero fatto per ottenere un trattamento migliore, ma lui ci credeva davvero", ha riferito l'ex miliziano al quotidiano americano rivelando la conversione all'islam di Foley. Secondo quanto scrive il New York Times in effetti solo pochi ostaggi sono rimasti fedeli alla religione di origine dopo le violenze dell'Isis, tra questi l'americano Steven Sotloff, ebreo praticante decapitato dopo Foley.

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