21 Novembre 2011
11:29

Il terzo giorno degli scontri a Piazza Tahrir: 22 morti e 1.750 feriti (VIDEO)

L’Egitto sta vivendo 3 giorni di inferno tra scontri e disordini sulla piazza ardente di Tahrir. Quest’oggi la piazza torna ad essere teatro di guerra, dopo un apparente momento di tregua raggiunto ieri sera.
A cura di Simona Linardi

Il popolo egiziano reagisce alle promesse non mantenute dopo la caduta di Mubarak. E per riscattarsi dopo 30 anni di oppressione, sta vivendo oggi 3 giorni di stremato inferno. Fuoco e violenza fanno da sfondo ad un Paese insanguinato dalle battaglie intercorse tra dimostranti e polizia. Nulla sembra essere cambiato dalla Rivoluzione del 25 gennaio e la protesta odierna sembra la via per "raggiungere gli obiettivi di quella Rivoluzione", così come ha incitato a fare il candidato alla presidenza Hazem Abu Ismail.

Nuovi scontri questa mattina si sono verificati sul campo di battaglia di Piazza Tahrir. Sale il bilancio dei morti da sabato scorso; sono 22 le vittime accertate degli scontri con l'esercito e molte centinaia i feriti. Secondo il governo, quasi tutte le vittime sono state uccise con armi da fuoco, come ha dichiarato lo stesso sottosegretario alla Sanità Hesham Shiha.

Il Cairo: scontri e violenze su una piazza che brucia

Piazza Tahir è stremata dagli incessanti attacchi tra forze dell'ordine e dimostranti.

Tra le dimostrazioni e gli scontri in corso, la popolazione chiede al Consiglio superiore delle Forze Armate che i militari trasferiscano il potere ad un governo civile, in attesa delle elezioni, e richiedono le dimissioni del governo militare, accusato di proseguire la politica di Hosni Mubarak. Questa mattina la guerriglia continua, in piazza sono presenti oltre 3.000 manifestanti: le forze di sicurezza reagiscono sparando gas lacrimogeno e i dimostranti rispondono lanciando pietre e bottiglie.

Tra gli insorti anche le donne, alcune velate come vuole l'Islam, altre con la testa scoperta, scese in piazza per far valere il diritto di rinnegare un governo militare, atto soltanto a mantenere lo stato di emergenza e a processare i cittadini.

Ragazzi a bordo di alcune moto hanno invece lanciato bombe molotov contro la polizia. Ma oggi sarebbero stati gli stessi agenti ad accendere la guerriglia perché i manifestanti avevano tutte le intenzioni di placare quella che sta sfiorando la guerra civile in Egitto, e di mantenere la tregua raggiunta ieri sera, dopo che la polizia, armata di scudi e manganelli, aveva caricato la prima linea dei manifestanti.

Soltanto calma apparente quindi, per un Paese che, dopo 30 anni di tirannia a seguito del potere di Hosni Mubarak, tenta di conseguire cambiamenti radicali e osanna la libertà. "Fredoom! Freedom!"

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