Se ne parlava già da tempo, ma quella che era un'indiscrezione è diventata ora una testi sostenuta persino dall'ex premier australiano Tony Abbott: dietro la sparizione del jet malese MH370, di cui si persero le tracce l'8 marzo 2014 mentre da Kuala Lumpur, in Malesia era diretto verso Pechino con a bordo 239 passeggeri, quasi tutti di nazionalità cinese, ci sarebbe il tentativo di suicidio del pilota Zaharie Ahmad Shah. L'uomo era stato sin da subito annoverato nella lista dei possibili responsabili del disastro, ma senza arrivare ad una conferma. A riportare all'attenzione della stampa sul caso è l'ex primo ministro australiano, che a sua volta cita come fonte un alto funzionario malese.

In una intervista, Abbott ha riferito che la sua fonte aveva espresso il sospetto che dietro la tragedia ci fosse un gesto suicida del comandante. La notte dell’8 marzo 2014 il jet in viaggio da Kuala Lumpur a Pechino con 239 persone a bordo sarebbe stato "dirottato" dallo stesso Shah e poi fatto schiantare nel sud dell’Oceano Indiano, a sud ovest delle coste australiane. E questa non è una novità: già in passato si era detto che il pilota era depresso e insoddisfatto, così come avevano confermato anche colleghi e parenti. Per di più nella sua abitazione è stato trovato un simulatore di volo dove il capitano avrebbe provato la rotta verso sud, anche se gli inquirenti malesi pare non abbiano riscontrato anomalie collegabili al giallo dell’aereo.

Nel corso degli anni sono state avanzate diverse ipotesi su cosa sia successo al volo MH370, dall'abbattimento da parte di un missile alla possibile avaria a bordo fino all'intervento di un dirottatore. Qualcuno ha addirittura avanzato l'ipotesi che la scomparsa dell'aereo fosse collegata all’azione di un’intelligence per impadronirsi di un carico top secret o di un nucleo di passeggeri particolari. Ma resta ancora da chiarire la figura del comandante. Intanto, alcuni hanno chiesto un supplemento di indagine con eventuali ricerche del relitto in zone non esplorate. Tuttavia, ad oggi l’unica vera inchiesta ancora aperta è quella della Francia, che vuole dare una risposta alle famiglie dei passeggeri francesi.