I rifugiati in Germania non sono stati ospitati in un campo di concentramento
Migliaia di rifugiati e migranti sono arrivati in Germania nei giorni scorsi. Berlino ha assicurato che sta lottando per trovare una sistemazione per tutti. Ma oltre 12mila profughi sono arrivati a Monaco di Baviera nella giornata di Sabato, costringendo il governo a reintrodurre i controlli alle frontiere temporanee nel tentativo di arginare l'afflusso di disperati in cerca di asilo. Secondo alcune agenzie di stampa, la situazione è diventata così terribile che i rifugiati vengono ora ospitati nel campo di concentramento di Buchenwald. Come racconta l'Ansa, la notizia sarebbe stata rilanciata alcuni giorni fa dalla stampa inglese e poi ripresi da molti altri media: 21 profughi alloggerebbero in un vecchio edificio per le guardie delle SS. In realtà non è così. I rifugiati non vengono ospitati nel campo di concentramento di Buchenwald, ma in un luogo che si trova a parecchie ore di distanza, cioè a Schwerte.
La struttura che ospita i migranti è a Schwerte
Si tratta di un ex campo di lavoro attivo dal 1944 al 1945, dove risiedevano 700 prigionieri impegnati nella costruzione della ferrovia. Gli edifici e la caserma del campo – secondo quanto riferito da Deutsche Welle – sono stati demoliti e riedificati dopo la Seconda guerra mondiale: ospitano dei rifugiati dallo scorso gennaio e in passato sono stati utilizzati come studio da alcuni artisti e anche come asilo, secondo quanto rivelato dai funzionari della città della Ruhr che si trova a quasi quattrocento chilometri di distanza da Buchenwald. E per altro ha cominciato ad ospitare profughi già a gennaio. Nel pieno dell’emergenza migranti in Europa la storia dei rifugiati ospitati in un campo di concentramento aveva provocato l'immediata attenzione in Israele, soprattutto tra alcuni sopravvissuti alla Shoah. A tal proposito è intervenuto Heinrich Böckelühr, sindaco di Schwerte: “Ci hanno accusato di ignorare la nostra storia. E ciò ha profondamento colpito il consiglio e l'amministrazione comunale, ma se venissero qui vedremmo che c'è una cultura dell'accoglienza davvero attiva”.