0 CONDIVISIONI
video suggerito
video suggerito
Elezioni europee 2024

Grecia, Malta e Cipro verso le elezioni europee 2024: la corsa al voto nel centro del Mediterraneo

Anche in Grecia l’estrema destra è in ascesa in vista delle prossime elezioni europee del 6 e 9 giugno: gli Spartani, considerati da molti gli eredi di Alba Dorata, puntano ad aumentare i consensi e riuscire così a ottenere dei seggi a Strasburgo. La questione migratoria è centrale, così come nelle vicine Malta e Cipro.
A cura di Annalisa Girardi
0 CONDIVISIONI
Immagine
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

Normalmente la parola “Spartani” farebbe in mente i leggendari guerrieri dell’antica Grecia, ma è anche il nome del partito di estrema destra, erede di Alba Dorata, che l’anno scorso è riuscito a entrare in Parlamento e che ora punta a confermare la propria posizione alle prossime elezioni europee

Sono tre gli schieramenti politici di estrema destra che sono riusciti a entrare nel Parlamento greco dopo le elezioni di giugno 2023. Tra questi ci sono anche gli Spartani, o Spartiati, che da molti commentatori sono stati descritti – ripescando un altro elemento dall’immaginario classico – come il cavallo di Troia di Alba Dorata, la formazione sciolta dalla Corte suprema greca e messa fuori legge, in quanto considerata una organizzazione criminale. Il suo leader, Ilias Kasidiaris, sta attualmente scontando una pena di 13 anni, proprio per aver guidato un’associazione a delinquere, responsabile di vari attacchi soprattutto nei confronti delle persone migranti e degli oppositori politici. Dalla sua cella, però, non ha fatto mancare il suo endorsement agli Spartani.

Al partito manca la struttura militarizzata di Alba Dorata, famoso per i raduni di braccia tese in saluti nazisti e per la violenza squadrista nelle strade, ma ideologicamente la vicinanza c’è. Sui diritti civili, sui migranti e sull’Europa. Insieme a Niki, che significa “vittoria”, e a Soluzione greca (che nel 2019 ha anche eletto un eurodeputato a Strasburgo), l’estrema destra in Grecia può contare su 34 dei 300 seggi al Parlamento.

Niki e Soluzione Greca, inoltre, hanno una forte componente religiosa ortodossa che li avvicina a Mosca. Con gli Spartani condividono più che altro un nazionalismo estremo, la difesa dei valori tradizionali e dell’agenda della destra radicale. Stanno colmando il vuoto lasciato da Alba Dorata. Un dato che aggiunge il Paese alla lista di quelli dove, in Europa, crescono le posizioni radicali o sovraniste.

Il Podcast di Fanpage.it che racconta l'Ue al voto

Fanpage.it ha realizzato un podcast che si chiama "Inversione a Eu" e racconta tutti i Paesi membri e le regioni dell'Unione verso le elezioni, tra equilibri politici nazionali e sfide europee: si può ascoltare al link di seguito.

Il difficile rapporto della Grecia con Bruxelles

L’ultima tornata elettorale nel Paese è stata vinta dalla Nuova democrazia di Kyriakos Mitsotakis, riconfermato primo ministro. La Nuova democrazia è un partito conservatore, che al suo interno registra anche delle correnti più radicali, che in Europa fa parte della famiglia dell’EPP, il Partito popolare europeo.

Mitsotakis, parlando dell’ondata di euroscetticismo che sta attraversando il continente, ha detto di comprendere alcune delle critiche che vengono fatte a Bruxelles. Il rapporto di Atene con l’Unione europea, del resto, non è stato semplice negli ultimi quindici anni. E tutt’oggi il Paese sta facendo i conti con una situazione economica precaria, su cui pesano ulteriormente l’inflazione record e il costo della vita che cresce inarrestabilmente. Mitsotakis, da parte sua, pur assicurando di comprendere il malcontento, ha insistito sull’appartenenza al progetto europeo, l’unico modo per affrontare le sfide del presente, ha detto.

Lui stesso, però, ha avuto i suoi guai con Bruxelles. A inizio 2024 il Parlamento europeo si è detto preoccupato per lo stato di diritto nel Paese, citando uno scandalo – rinominato Greek Watergate – che ha coinvolto lo stesso primo ministro. Alcune inchieste hanno infatti rivelato un caso di monitoraggio massivo da parte del servizio nazionale di intelligence (che dal 2019 è stato messo sotto il controllo diretto del premier) ai danni di politici e giornalisti, soprattutto di opposizione.

Anche l’ex premier Alexis Tsipras ha lanciato l’allarme, accusando il governo di essere sempre più autoritario e di mettere a repentaglio lo stato di diritto. Tsipras ha anche puntato il dito contro la nuova leadership del suo partito, Syriza, e ha chiesto un cambio di passo in vista delle europee. Syriza, che al Parlamento europeo di Strasburgo fa parte della famiglia della Sinistra, è risultato il secondo partito, ma in caduta libera rispetto a qualche anno fa e alle elezioni dell’anno scorso ha toccato livelli così bassi di consenso come non ne vedeva da oltre dieci anni. Nei sondaggi è tallonato da Pasok, il Movimento socialista panellenico che invece fa capo al gruppo dei Socialisti e Democratici in Europa.

L'ascesa dell'estrema destra in Grecia

In totale gli eurodeputati greci sono 21: 6 tra i Popolari, 4 nella Sinistra, 1 tra i Socialisti, 1 in Renew, 1 nei Verdi e 1 altro tra i Conservatori di ECR. Ben 7 parlamentari europei greci non fanno parte di alcun gruppo. Per quanto riguarda i partiti di estrema destra, solo quelli di Soluzione Greca hanno legami con i gruppi europei, con i Conservatori, per l’appunto. Sia Niki che gli Spartani devono ancora scegliere la loro famiglia a Strasburgo.

Ciò che li accomuna sono le posizioni ultraconservatrici, soprattutto per quanto riguarda le minoranze: come gli altri sovranisti europei più radicali, ritengono ad esempio che la comunità Lgbt sia una minaccia alla famiglia tradizionale, e che i flussi migratori, soprattutto da Paesi musulmani, mettano a rischio i valori europei. Siamo eredi dei Dori, ha detto più volte il leader degli Spartani, Vassilis Stingas, ripescando alcune teorie complottiste sulla sostituzione etnica.

La gestione dei flussi migratori rimane un tema centrale nella campagna elettorale per i Paesi del Mediterraneo. Lo è in Grecia, così come lo è anche nei Paesi vicini in mezzo al Mare Nostrum, Malta e Cipro.

La questione migratoria tra Malta e Cipro

Quelle delle due isole sono tra le delegazioni più piccole al Parlamento europeo, con 6 eurodeputati per ciascuno. Al momento 2 eurodeputati maltesi fanno parte dei Popolari, 4 dei socialisti; per quanto riguarda i ciprioti, invece, sono equamente distribuiti tra Popolari, Socialisti e Sinistra.

Entrambi i Paesi subiscono una fortissima pressione migratoria, che non hanno i mezzi per sostenere a livello nazionale, e sono stati spesso critici con la gestione europea dell’accoglienza. A differenza di quanto avviene in Italia, dove la maggior parte delle persone che arriva via mare proviene dall’Africa subsahariana e magrebina, Malta e Cipro sono meta per i migranti che provengono da Medio Oriente e Asia centrale, e arrivano attraverso la Turchia e l’Egeo.

È la stessa rotta migratoria che vede al capolinea la Grecia, spesso al fianco de La Valletta e Nicosia nel rivendicare maggiore attenzione europea. Inoltre, con Cipro, Atene condivide un’altra questione, quella del rapporto con la Turchia. L’isola è letteralmente divisa da una linea verde che distingue la parte greca da quella turca. È  il risultato di un conflitto che non si è mai davvero risolto e che ha lasciato il Paese spartito in due.

Non è l’unico elemento che accomuna i Paesi.  A Cipro il terzo schieramento politico nei sondaggi è il Fronte nazionale popolare (ELAM), un partito di estrema destra che potrebbe ottenere buoni risultati alle elezioni di giugno e che è considerato la versione cipriota di Alba Dorata. Le sue aspirazioni sono puntate su ECR, che questa primavera ha anche tenuto un importante evento nell’isola. L’argomento principale? Il contrasto all’immigrazione.

0 CONDIVISIONI
223 contenuti su questa storia
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views