Grecia, dopo l’accordo si votano le riforme. Tsipras: “Non tagliamo stipendi e pensioni”

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Il Parlamento ellenico si prepara a votare una serie di misure promesse all’Europa, ma la maggioranza è già spaccata. Varoufakis attacca: “Accordo come il golpe dei colonnelli”.

Ore 22.10 – Tsipras ha parlato anche dell’ex ministro Varoufakis, che dopo l’accordo ha usato parole dure. “Varoufakis ha commesso evidenti errori durante il negoziato benché al principio è stato capace d'imprimere un buon ritmo: mi assumo la responsabilità”, ha detto Tsipras. “Essere un eccellente studioso – ha aggiunto – non significa necessariamente essere un buon politico”. Tsipras ha infine parlato degli “alleati” europei: “Durante l'Eurosummit ho avuto l'appoggio di Francia, Italia e Cipro”.

Ore 22 – Tsipras: “Non tagliamo stipendi e pensioni”. In una intervista rilasciata alla tv pubblica Ert, il premier Alexis Tsipras ha ribadito la sua fiducia nel nuovo accordo. Un accordo che ha definito “duro” che però “non porta ad un'impasse e può fare uscire la Grecia dalla crisi”. “Farà dimenticare la parola Grexit ed è migliore di quello del 25 giugno scorso: prima si parlava di 18 miliardi per 5 mesi e poi un nuovo piano di austerità; ora, dopo il referendum, ci siamo assicurati entrate maggiori e stiamo parlando di crescita”, ha detto il premier. Tsipras ha parlato del referendum – “il modo in cui è stato visto non onora l'Europa” – e ha aggiunto di aver spiegato al popolo “perché stavamo andando al referendum”. “Potete accusarmi di essermi fatto delle illusioni sul fatto che in Europa avrei vinto io, ma non potete dire che io abbia detto menzogne ai greci”, così Tsipras. “Quando ho fatto il referendum – ha continuato – ero convinto che gli europei ci avrebbero dato un po' di tempo. Non sono stati molto buoni, sono stati un po' vendicativi”. Il premier ha inoltre parlato dell’accordo di Bruxelles: “Non tagliamo gli stipendi e neanche le pensioni, anche se indirettamente con le tasse e l’aumento dell’iva c’è un taglio delle pensioni”. Ha poi confermato che l'età pensionabile sarà elevata a 67 anni: “Non è normale – ha detto Tsipras – andare in pensione a 45 anni o che le madri vadano in pensione 15 anni prima dell’età prevista”. Inoltre il leader di Syriza ha detto che non ha intenzione di lasciare “il Paese nella catastrofe”. “Farò tutto il possibile per tenere unita Syriza – ha detto ancora il primo ministro -: non pretendo che l'accordo sia da considerarsi un successo ma metterò in chiaro che le opzioni erano limitate”. Nel corso dell’intervista Tsipras ha detto di aver considerato tutte le opzioni “compresi contatti con Russia e Cina”.

Ore 19.20 –Misure austerity in parlamento. Il governo ellenico ha presentato nel pomeriggio di oggi al Parlamento il disegno di legge con le riforme richieste da Bruxelles che dovranno essere approvate entro domani. Il provvedimento è intitolato “Misure urgenti per la negoziazione e la conclusione di un accordo con l'Esm”. È una manovra – scrive Kathimerini nella versione online – da complessivi 3,175 miliardi di euro tra nuove tasse e risparmi di spesa. Intanto l’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha usato di nuovo parole dure nei confronti dell’accordo per salvare la Grecia. “Il recente summit europeo – così Varoufakis sul suo blog – non è nient'altro che la conclusione di un colpo di stato. Nel 1967 (golpe dei Colonnelli, ndr) le potenze straniere usarono i carri armati per mettere fine alla democrazia greca. Nella mia intervista alla radio australiana Abc ho affermato che nel 2015 c'è stato un altro golpe delle potenze straniere, che hanno usato le banche invece dei carri armati”.

Dopo aver trovato finalmente un accordo con l'Europa e i creditori e aver così evitato l'uscita del Paese dall'euro, per il governo greco ora è il momento di affrontare l'opposizione in Patria per mettere in pratica le riforme promesse. Un compito che si prevede difficilissimo viste le prime reazioni interne all'accordo che di fatto hanno spaccato la maggioranza di governo e lo stesso partito del Premier Syriza. Molti deputati della sinistra radicale infatti sono già sul piede di guerra e hanno annunciato il loro no ad alcuni dei provvedimenti legislativi annunciati dall'Esecutivo. I tempi per convincere tutti purtroppo per Tsipras non ci sono visto che per ottenere il via libera definitivo agli aiuti il Parlamento ellenico deve approvare entro mercoledì ben quattro riforme, tra cui quelle su Iva e soprattutto sulle pensioni, da sempre cavallo di battaglia di Syriza. Una vera e propria maratona no stop di provvedimenti che metterà a dura prova il governo. Del resto, come hanno notato in molti, si dovranno votare in due giorni più leggi che negli ultimi cinque mesi.

L'ala più intransigente di Syriza ha già annunciato il suo no. Si tratta di una ventina di deputati che hanno annunciato che non sosterranno in Parlamento l'accordo sulla Grecia raggiunto a Bruxelles, affiancati dal partito Anel capeggiato dal ministro della Difesa Panos Kammenos. La spaccatura ci potrebbe andare in scena già oggi nei comitati parlamentari e prima ancora che le misure passino in Aula. I media locali parlano di un rimpasto di governo certo, ma la resa dei conti potrebbe anche essere rinviata di qualche mese per far passare la bufera. In questo senso infatti il Premier non è troppo preoccupato visto che potrebbe comunque contare sull'appoggio esterno degli altri partiti in una sorta di governo di unità nazionale.

Tutti gli altri principali partiti infatti hanno annunciato il loro sì al piano di riforme e sono pronti a votare le relative misure in Parlamento ovviando così alle defezioni tra i deputati di Syriza. Sia Nea Demokratia, sia To Potami che i socialdemocratici di Pasok infatti hanno votato a favore del piano di riforme in Parlamento e i rispettivi leader si sono detti pronti a sostenerlo in Aula. Per Atene comunque la strada è ancora lunga. Dopo il voto del Parlamento infatti si riunirà un nuovo Eurogruppo per giudicare il lavoro dei deputati e solo a fine settimana arriverà l'ok definitivo al salvataggio, senza contare la richiesta del prestito ponte per pagare il debito da 12 miliardi con il Fmi e la Bce di luglio e agosto.

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