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Giustiziato dopo 18 anni: rapì, violentò e uccise Denise mentre lei implorava di rivedere marito e figli

Denise Amber Lee, 21 anni, fu rapita in Florida il 17 gennaio 2008 davanti ai suoi due figli piccoli. Michael Lee King la legò, la violentò e, mentre era nel bagagliaio della sua auto, Denise riuscì a chiamare il 911 con il cellulare dell’assassino supplicando di rivedere la sua famiglia. L’uomo le sparò in faccia e la seppellì. Ieri, dopo 18 anni, è stato giustiziato con iniezione letale. Non ha chiesto scusa.
A cura di Biagio Chiariello
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Michael Lee King e Denise Amber Lee
Michael Lee King e Denise Amber Lee

Denise Amber Lee aveva solo 21 anni, due bambini piccoli e quando fu rapita, violentata e uccisa. Ieri sera, 17 marzo, a distanza di 18 anni da quel giorno, lo Stato della Florida ha eseguito la condanna a morte del suo assassino. Michael Lee King, 54 anni, è morto alle 18:13 nel braccio della morte di Starke, dopo l’iniezione letale.

La storia di questo delitto è ancora oggi agghiacciante.

Era il 17 gennaio 2008. Denise era davanti casa sua a North Port con il figlio di due anni e il neonato quando King, passando in macchina, decise che quella ragazza sarebbe stata sua. La rapì senza esitare, lasciando i due bambini da soli nell’abitazione.

La portò a casa sua, la legò e la stuprò. Poi uscì per procurarsi gli attrezzi per far sparire il corpo: una torcia, una pala e una tanica di benzina. Fu in quel tragitto, mentre era immobilizzata nel bagagliaio della Chevrolet Camaro verde, che Denise compì un gesto da eroina.

Riuscì a prendere il cellulare del suo rapitore e chiamò il 911 (il servizio d'emergenza negli USA). La telefonata è diventata famosa per la sua drammaticità: si sente la sua voce terrorizzata mentre supplica di poter rivedere il marito e i figli.

Non bastò. King la portò in una zona isolata, le sparò un colpo in faccia e quindi la seppellì.

Pochi minuti dopo venne fermato dalla polizia: una donna ferma a un semaforo aveva sentito le urla provenire dall’auto e aveva dato l’allarme.

Le indagini furono rapide grazie anche al coraggio di Denise, che prima di morire aveva lasciato capelli, impronte e tracce di DNA nell’auto e nella casa dell’assassino.

Il caso scosse profondamente la Florida e gli States. Pochi mesi dopo venne approvata all’unanimità la Denise Amber Lee Act, una legge che obbliga a una formazione più rigorosa per gli operatori del 911. Il marito Nathan fondò una fondazione che ancora oggi combatte perché tragedie del genere non si ripetano anche e soprattutto per errori di comunicazione.

Denise Amber Lee
Denise Amber Lee

Ieri sera sera, nella sala dei testimoni del carcere, c’erano il padre di Denise, oltre al marito Nathan e uno dei due figli della coppia. Tutti indossavano magliette rosa, il colore preferito di Denise.

King ha pronunciato poche parole finali, parlando di Gesù e dei due grandi comandamenti, ringraziando perfino "coloro che porranno fine alla mia vita". Non ha però mai chiesto scusa alla famiglia della vittima. "Se non riesci a dirlo dal cuore, è meglio stare zitto", ha tagliato corto duramente il papà di Denise, Richard Goff.

Nathan Lee, dopo l’esecuzione, ha detto: "Sono grato di averla conosciuta, amata e di aver avuto due figli meravigliosi con lei. Ora possiamo finalmente chiudere questo capitolo e continuare a lottare per rendere il sistema di emergenza migliore per tutti". Il figlio Noah, che oggi ha vent’anni, ha ricordato con dolore: "Non ho mai avuto la possibilità di conoscerla e di essere cresciuto da lei".

Michael Lee King all’epoca del processo
Michael Lee King all’epoca del processo

Quella di King è la quarta esecuzione del 2026 in Florida e la settima negli Stati Uniti da inizio anno.

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