Gb, guai per Theresa May dopo le dimissioni dei capi dello staff: “È morta che cammina”
Non c'è pace per la neoletta premier della Gran Bretagna, Theresa May. A pochi giorni dal verdetto delle elezioni, tenutesi lo scorso 8 giugno, continua il terremoto politico che rischia di far crollare la leader del partito conservatore, sia dal fronte interno che da quello esterno. Da un lato, infatti, è arrivata la notizia che Nick Timothy e Fiona Hill, potentissimi capi dello staff di Downing Street e i più stretti consiglieri della May, si sono dimessi, esprimendo "profonda delusione" per il risultato delle consultazioni e assumendosene almeno in parte la responsabilità. I Tory, infatti, pur rimanendo il primo partito del Paese, non hanno ottenuto la maggioranza assoluta, perdendo seggi rispetto alla legislatura precedente.
Dall'altro, non fa piacere a tutti l'alleanza stretta con i protestanti nord-irlandesi del Dup, un gruppo omofobo e antiabortista, per formare un governo. I suoi 10 deputati sono infatti decisivi, dopo che i Tories hanno perso la maggioranza assoluta alle elezioni di giovedì.
Timothy e Hill erano da anni consiglieri della premier, considerati da una parte della stampa d'oltremanica gli artefici della "hard Brexit", cioè della Brexit dura, totale, radicale scelta finora da May. Le loro dimissioni sarebbero state chieste direttamente dal primo ministro dopo le forti pressioni arrivate nelle ore successive al voto da ambienti conservatori. Per altri, invece, come Matthew D'Ancona, un columnist del Guardian vicino ai Tory, si tratta solo di due capri espiatori, mentre un altro giornalista, dello stesso quotidiano, ha scritto in un tweet quanto "sia patetico vedere che Theresa May scarica la responsabilità sui suoi consiglieri, la leader è lei, lei ha preso le decisioni, è lei che deve dimettersi".
Anche l'ex ministro delle Finanze e suo rivale, il conservatore George Osborne, parlando ai microfoni della BBC, ha definito senza mezzi termini la May "un cadavere che cammina. La sola cosa da capire ancora è quanto tempo resterà nel corridoio della morte". Così, la lista di coloro che credono che il nuovo governo non abbia lunga vita a causa della maggioranza non assoluta ottenuta, si allunga, in attesa dell'incontro del nuovo Parlamento, che si riunirà per la prima volta il prossimo 19 giugno a Westminister.