Falsifica test di paternità col dna dello zio ignaro per evitare assegni al figlio: beccato e condannato

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Un uomo britannico non ha esitato a falsificare il test di paternità a cui si era sottoposto, ingannando anche lo zio e usando il dna dell’uomo al posto del suo, per evitare di pagare gli assegni di mantenimento per il figlio.

Per evitare di pagare gli assegni di mantenimento per il figlio, un uomo britannico non ha esitato a falsificare il test di paternità a cui si era sottoposto, ingannando anche lo zio e usando il dna dell’uomo al posto del suo. Il singolare caso vede come protagonista un uomo inglese di 32 anni il cui stratagemma però non ha funzionato. Beccato e costretto a rifare il test di paternità, infatti, il trentaduenne ora non solo sta pagando l’assegno al figlio ma è stato anche condannato da un tribunale inglese per frode.

I fatti contestati all’uomo risalgono a quattro anni fa quando, come ricostruisce il Daily Mail, l’uomo era stato chiamato dalla sua ex a versare gli assegni per il figlio di pochi mesi. La madre del bambino infatti faticava ad affrontare la situazione ed era costretta a saltare i pasti per risparmiare denaro. L’uomo però ha negato si essere il genitore del bimbo e quindi si è arrivato al test del dna.

Al momento del test, però, l’uomo ha messo in piedi uno stratagemma singolare che ha coinvolto suo malgrado lo zio. Si è fatto accompagnare dall’uomo dicendogli che era una questione di lavoro e così ha usato la sua saliva per il tampone, approfittando che era fatto dalla sua auto. Al termine del test è emerso così che non era il genitore del figlio.

Una strategia che non ha funzionato visto che la madre del bambino ha contestato il risultato e lui è stato arrestato dalla polizia e costretto a fare un altro tampone in ospedale che questa volta ha confermato la paternità. La settimana scorsa, presso la corte dei magistrati di Bexley, l’uomo, che vive nel Kent, si è dichiarato colpevole di frode e condannato a 200 ore si servizi sociali.

“Ha preso una decisione estremamente sbagliata ed è la prima volta che commette un reato grave. Non ci sono scuse per il suo comportamento, ma in quel momento non se la stava cavando bene e gli erano stati prescritti farmaci ansiolitici e antidepressivi” ha spiegato il suo legale, aggiungendo: “È stato preso dal panico per quanto riguarda i soldi e sa che il suo comportamento non era giusto ed è molto dispiaciuto per le sue azioni”.

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