Elezioni Danimarca: vince la destra, boom dei populisti xenofobi
La Danimarca svolta a destra. Con le elezioni di giovedì 18 giugno il centrodestra dell’ex premier Lars Lokke Rasmussen e del Partito del popolo si è conquistato il primo posto: suoi sono 90 seggi nel parlamento mentre 85 sono andati al centrosinistra del primo ministro uscente Helle Thorning-Schmidt, che ha ammesso la sconfitta e ha annunciato che si dimetterà dalla guida del partito socialdemocratico. I socialdemocratici restano comunque il primo partito con il 26.3% dei voti. Il premier uscente aveva sperato in una riconferma dopo che il suo governo aveva fatto registrare sette mesi consecutivi di crescita economica e, recentemente, aveva adottato misure severe sull’ingresso degli stranieri nel paese. Sorprendente il risultato dei populisti xenofobi del Partito del popolo danese (Df) che, facendo della bandiera anti immigrazione uno dei temi della loro campagna elettorale, hanno conquistato il 21,1% dei voti diventando di fatto il secondo partito in parlamento.
Le prime dichiarazioni dei leader politici dopo il voto – “Abbiamo perso per un soffio”, ha commentato Thorning-Schmidt: “Sono convinta che Loekke ami il nostro Paese e dovrebbe essere felice di ereditare una Danimarca in gran forma”. Nel 2011 Lars Lokke Rasmussen aveva perso le elezioni e aveva dovuto cedere il posto alla socialdemocratica. “Quattro anni fa abbiamo riconsegnato le chiavi dell’ufficio del premier. Era solo un prestito”, ha detto dopo il verdetto delle urne. “C’è una maggioranza che ritiene che la Danimarca abbia bisogno di un nuovo governo e ci ha dato la possibilità di riprendere quelle chiavi”, ha aggiunto Rasmussen. Dopo le elezioni la formazione di un governo risulta comunque complicata in Danimarca. All'interno della coalizione di Rasmussen, infatti, i rapporti di forza sembrano giocare a favore del Partito del popolo che per coerenza antipolitica potrebbe non entrare nel governo ma fare come tra il 2001 e il 2011, quando sostenne il governo dall'esterno.