Sui social network è scoppiata la #covfefe mania. Centinaia di migliaia di tweet, foto, condivisioni e stati su Facebook sono dedicati alla parola del giorno, coniata dal Presidente degli Stati Uniti in persona. È stato, infatti, proprio Donald Trump ha lasciare sul proprio account Twitter ufficiale un messaggio incomprensibile: "Nonostante la stampa sempre negativa, covfefe". Era circa mezzanotte a Washington, le sei del mattino in Italia, quando è stato lanciato il post, poi eliminato dopo qualche ora. Ma ormai il danno era fatto, #covfefe era già diventato un trending topic e il web si era mobilitato per rispondere a tono al tycoon newyorkese, tra ilarità, ironia e sarcasmo.

Cosa avrà voluto dire Trump con questa parola, incomprensibile e non presente in alcun vocabolario, però, resta un mistero. Alcuni hanno pensato fosse un errore di battitura di "conference", altri, come il Los Angeles Times, del termine "coverage", cioè "copertura", che lo stesso presidente ha digitato in modo sbagliato mentre scriveva il messaggio non supportato dal proprio social media editor, ammesso che ne abbia uno, ma al momento pare proprio che #covfefe non abbia un significato preciso. Anche Google sembra spiazzato: cercando sul famoso motore di ricerca "covfefe", questa parole non viene riconosciuta e anzi è suggerita "cover fefe". Voluto o no, l'inquilino della Casa Bianca ha approfittato del gran clamore suscitato dal suo tweet per aprire una gara tra i suoi follower: "Chi indovina il significato di Covfefe? Divertitevi!". Che si sia trattato di un modo per riparare alla gaffe o una mossa studiata non è dato saperlo.

Tra le interpretazioni più simpatiche c'è di certo quella data dal sito Urban Dictionary, un dizionario online dedicato ai neologismi e allo slang in lingua inglese, che sostiene ironicamente che "covfefe significhi letteralmente covfefe", mentre un lettore ha avanzato la seguente irriverente definizione: "Una parola usata per finire un tweet che non avrebbe dovuto mai essere cominciato".

Di certo, questi sono giorni non facili per il presidente degli Stati Uniti: dopo la chiacchierata partecipazione al G7 di Taormina e le insistenti voci sul caso Russiagate, è delle scorse ore la decisione di voler far ritirare gli Usa dall'accordo sul clima di Parigi, mentre il suo establishment perde un pezzo dopo l'altro. L'ultimo a dimettersi, in ordine temporale, è stato proprio il direttore della Comunicazione, Mike Dubke. Che già si stiano facendo sentire gli effetti di questa mancanza? Ai posteri l'ardua sentenza.