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29 Giugno 2022
17:15

Cosa accade ogni giorno a Melilla: migranti stuprati e deportati nel deserto senza cibo e acqua

Dopo la strage di Melilla l’Ong spagnola Caminando Fronteras spiega a Fanpage.it: “I migranti subiscono da mesi gravi e frequenti violenze: deportazioni nel deserto, arresti, detenzioni arbitrarie, mancato accesso a farmaci, acqua potabile, cibo… Anche la violenza sessuale è stata esercitata, soprattutto nei confronti delle donne”.
A cura di Davide Falcioni
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La strage di Melilla di venerdì scorso, nella quale hanno perso la vita 37 migranti provenienti dall'Africa subsahariana, non è che la punta dell'iceberg di quello che accade ogni giorno al confine tra Marocco e Spagna: le immagini dei cadaveri ammucchiati al sole e quelle delle violenze inflitte dalla polizia ai superstiti hanno fatto il giro del mondo e mostrato cosa avviene ai poveri che osano tentare di raggiungere la "fortezza" Europa: quando non annegano nel Mar Mediterraneo, si trovano di fronte recinzioni di filo spinato alte decine di metri, manganelli e abusi.

L'Ong spagnola Caminando Fronteras, intervistata da Fanpage.it, descrive però un quadro ancor più preoccupante, quello che nessuna telecamera finora è riuscita a catturare. "I migranti subiscono deportazioni nel deserto, arresti, detenzioni arbitrarie, viene loro negato l'accesso a farmaci, acqua potabile e cibo". E come se non bastasse dopo la strage di venerdì scorso le vittime sono state seppellite in  fretta e furia, senza neppure essere state identificate e senza avvisare i loro familiari.

L'Associazione marocchina per i diritti umani (AMDH) accusa il Marocco di aver seppellito le vittime senza identificarle, senza autopsia né indagini. È così?

Sì. La sepoltura delle vittime senza nessuna identificazione e senza informare le famiglie costituisce un'ulteriore violazione dei diritti umani, una violenza inflitta anche dopo la morte. Vi era infatti la possibilità per i superstiti della strage di partecipare al processo di identificazione dei defunti, ma è mancata la volontà di rispettare i diritti di queste persone e delle loro famiglie. A questo punto chiediamo che venga garantito un processo giusto, che porti a stabilire la verità su quello che è accaduto, renda giustizia alle vittime, risarcisca coloro che hanno subito abusi e soprattutto faccia sì che quello che è successo non accada mai più.

In un comunicato stampa accusate la polizia marocchina di aver condotto spedizioni punitive contro i migranti a Nador, Tetouan, Tangeri e Dakhla. Ci descrivete cosa è stato fatto loro? 

Le comunità di migranti subiscono da mesi gravi e frequenti violenze: deportazioni nel deserto, arresti, detenzioni arbitrarie, mancato accesso a farmaci, acqua potabile, cibo… Anche la violenza sessuale è stata sovente esercitata, soprattutto nei confronti delle donne.

Secondo voi di chi sono le responsabilità della strage di Melilla?

Le responsabilità politiche e materiali devono essere appurate da un'indagine indipendente. Le comunità dei migranti e i movimenti di difesa dei diritti umani tuttavia accusano sia lo stato spagnolo che quello marocchino per queste 37 morti: ci sono le testimonianze dei sopravvissuti e molti video mostrano inequivocabilmente quello che è accaduto.

Cosa chiedete ai governi di Spagna e Marocco? E all’Unione Europea?

È urgente che ai feriti venga garantita un'assistenza sanitaria di qualità, che i defunti siano identificati e le loro famiglie informate. Chiediamo che i morti ricevano sepolture dignitose e che i superstiti non vengano sottoposti a un processo di criminalizzazione. Chiediamo che venga garantito il diritto di chiedere asilo a tutte le persone che ne hanno bisogno e che si attivino meccanismi speciali di protezione per i bambini, visto che c'erano anche dei minori tra le vittime delle violenze di venerdì scorso. Chiediamo inoltre che la cooperazione e la politica estera siano pianificate garantendo il rispetto dei diritti umani, la cessazione della criminalizzazione delle migrazioni, la fine della necropolitica, del processo di esternalizzazione dei confini, della militarizzazione, della violazione sistematica delle comunità di persone in movimento e delle loro famiglie. Chiediamo che venga smantellamento il sistema coloniale che continua a riprodursi e riteniamo che questo sia un passaggio fondamentale per garantire quei diritti.

Perché neppure il governo spagnolo – sostenuto da una coalizione di centrosinistra – riesce a cambiare le politiche migratorie e garantire accoglienza dignitosa ai migranti che arrivano da Marocco?

Quello che stiamo vedendo in questi mesi è che accoglienza e rispetto dei diritti  sono possibili, in presenza di una chiara volontà politica. Lo dimostra quello che è accaduto con gli oltre 100mila ucraini arrivati in Spagna. Tuttavia, lo Stato spagnolo è intriso di razzismo istituzionale e ciò è è ancora più vero e mortale nelle zone di confine, dove non solo viene impedito il diritto alla circolazione, ma viene anche violato il diritto più fondamentale, quello alla vita. L'abrogazione della legge spagnola sull'immigrazione è il primo passo per sradicare il razzismo istituzionale: dovrebbe essere una priorità per questo cosiddetto governo progressista.

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