La pandemia di coronavirus richiede uno sforzo straordinario in tutti i paesi e rischia di causare centinaia di migliaia di vittime, se non verrà tempestivamente fermata. Per questo il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres nei giorni scorsi ha lanciato un appello affinché in tutto il mondo venga firmato un "cessate il fuoco generalizzato e immediato” in tutte le nazioni in guerra al   fine di proteggere l’umanità di fronte alla “furia del Covid-19” e in particolari i civili. “La violenza con la quale il coronavirus si abbatte su di noi mostra quanto sia folle farsi la guerra in questo momento”, ha dichiarato Guterres nel suo accorato appello a deporre le armi. “Deponete le armi, è l’ora di lasciare i conflitti dietro di noi e di concentrarci sulla vera battaglia comune. Fate tacere i cannoni e bloccate i bombardamenti aerei”.

Ebbene, l'appello del segretario generale dell'Onu è stato sorprendentemente accolto da diversi gruppi armati. Dalla Siria al Camerun, dalle Filippine allo Yemen sono arrivate alcune risposte incoraggianti e se è vero che è ancora presto per cantare vittoria ed affermare che "il coronavirus ha fermato tutte le guerre", è altrettanto vero che alcune fazioni sia ribelli che governative hanno dato la loro disponibilità a una tregua per fermare un nemico invisibile ma molto insidioso come il covid-19. In Siria i combattenti curdi delle Forze democratiche siriane (Sdf) si sono dichiarate disponibili “a fermare ogni azione militare” nel nord-est del Paese, auspicando che anche le altre fazioni del conflitto decidano di deporre almeno temporaneamente le armi. Lo scopo – dichiarato in una nota ufficiale – è quello di non mettere ulteriormente in crisi un sistema sanitario già gravemente provato dopo nove anni di guerra.

Aleppo, donne cuciono mascherine
in foto: Aleppo, donne cuciono mascherine

Meglio ancora hanno fatto le parti in guerra in Yemen, che per la prima volta dal 2016 hanno concordato un cessate il fuoco per proteggere il paese – già devastato dalla guerra – dalla minaccia del coronavirus. Nel quinto anniversario del conflitto civile yemenita il movimento ribelle Houthi e il governo in esilio hanno concordato mercoledì scorso un cessate il fuoco rispondendo positivamente all'appello lanciato dal segretario generale delle Nazioni Unite per la fine immediata delle ostilità. L'Arabia Saudita, che sostiene il governo yemenita, ha garantito che non romperà la tregua.

In Camerun i ribelli anglofoni delle Forze di difese camerunensi del Sud (Socadef) hanno proclamato un cessate il fuoco temporaneo di due settimane come gesto di "buona volontà" e contributo a fermare l'espansione del coronavirus. Purtroppo però un altro tra i principali gruppi ribelli – Ambazonia Defense Forces (ADF) – non hanno ancora dichiarato di voler far tacere le armi. I guerriglieri nelle Filippine due giorni fa hanno fatto sapere che avrebbero osservato un cessate il fuoco in conformità con la richiesta del capo delle Nazioni Unite. Ai guerriglieri dell’Esercito del Nuovo Popolo è stato ordinato di fermare gli attacchi e passare a una posizione difensiva fino al 15 aprile.