Bibi Files, la corruzione di Netanyahu: favori ai ricchi in cambio di regali e controllo dei media

Prosegue il nostro racconto sui contenuti di "The Bibi Files" il documentario di Alexis Bloom ancora inaccessibile in Italia, bloccato, come in altri paesi, proprio dal protagonista, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il documentario raccoglie i video delle testimonianze originali riguardanti i processi per corruzione a cui è sottoposto Netanyahu in Israele e che si stanno tenendo presso il Tribunale di Gerusalemme. A causa dei continui fronti di guerra, aperti dal suo esecutivo, da Gaza all'Iran passando per il Libano, Bibi è riuscito a disertare numerose udienze dei processi a suo carico, riuscendo ad allungare a dismisura i tempi dei procedimenti.
Le accuse sono quelle di corruzione e falso in atto pubblico, per il premier israeliano. Abbiamo raccontato di quelli che erano "i regali", o meglio le presunte tangenti, che imprenditori ricchissimi avrebbero dato a Bibi in cambio di favori, rra questi centinaia di casse di champagne, sigari Coihba da 11 mila dollari a cassa e gioielli preziosissimi per sua moglie Sara. Quest'ultima, come si evince dal documentario, ha un ruolo di assoluto primo piano sia negli affari di Stato che all'interno della coppia. Vi raccontiamo anche come si sarebbero svolti gli episodi di corruzione di cui Netanyahu sta rispondendo nei processi a suo carico.
Il produttore di Hollywood Milchan: champagne in cambio dei bonus fiscali
Arnon Milchan è un noto produttore di Hollywood che ha realizzato alcuni dei film più famosi al mondo, come "C'era una volta in America", "Pretty Woman", "Bohemian Rapsody" e "True Story" tra i tanti. Milchan, come ha confessato un po' di anni fa, è arrivato negli Stati Uniti come agente del Mossad, aiutando lo Stato di Israele ha sviluppare il suo programma atomico. È oggi tra i produttori più ricchi di Hollywood e ha mantenuto solidi legami con il suo paese, soprattutto con Bibi e Sara Netanyahu. Il suo è stato il primo grande caso di corruzione della serie che ha coinvolto Netanyahu da dopo le elezioni del 2015. La testimone chiave, di questo caso, come di altri, è proprio la ex assistente di Milchan, la signora Adas Klein, che è tutt'ora una delle principali accusatrici del primo ministro israeliano.
I video e le testimonianze raccolte nel documentario, raccontano come si sarebbero svolti i fatti. Milchan avrebbe beneficiato della proroga di una legge fiscale che gli avrebbe consentito esenzioni per milioni di dollari. Non solo, ma avrebbe chiesto a Bibi di intercedere con il governo degli Stati Uniti in suo favore. Dopo la confessione del suo passato da agente segreto infatti, Milchan si era visto ritirare il permesso di ingresso negli Usa, la Visa, da Washington.
Netanyahu avrebbe ricevuto da Milchan, sigari Cohiba, casse di champagne e gioielli per sua moglie Sara. In cambio, come ha ammesso lo stesso ex ministro delle finanze Yair Lapid davanti alla polizia, Bibi avrebbe fatto pressioni, andate a buon fine, per prorogare l'esenzione fiscale di cui avrebbe beneficiato il produttore, e avrebbe anche fatto pressioni sull'ex segretario di Stato dell'amministrazione Biden, John Kerry, per far riavere la Visa a Milchan.
"Quando vado alla residenza del primo ministro mi porto una borsa frigo" ha detto Milchan durante gli interrogatori alla polizia. Poi spiega come sarebbero andate le cose: "Sentivo che la moglie del primo ministro lo avrebbe torturato se non avesse avuto qualcosa da bere. Vedete fino a quando mi chiedeva dei sigari o dello champagne ma comprare gioielli…Le ho detto che avevamo bisogno dell'approvazione. Volevo che il Primo Ministro mi desse l'approvazione personalmente. Bibi ha approvato che fosse legale, “un amico può fare un regalo ad una amica”, le ho detto. Se il Primo Ministro dice che è legale, lo faccio".
Il gioiello per Sara Netanyahu sarebbe stato un braccialetto da 42 mila dollari, comprato da Adas Klein per conto di Milchan e consegnato alla moglie del primo Ministro. Il presunto vizio di Sara Netanyahu per lo champagne è emerso con forza nel processo, tanto che Milchan ha dichiarato di aver regalato a Sara ben 160 casse di champagne, dal valore di decine di migliaia di dollari l'una.
Quello che Netanyahu avrebbe fatto poi per Milchan viene riferito alla polizia dall'ex Ministro delle Finanze, Yair Lapid, ora all'opposizione. "Mi ha chiesto “Aron ti ha parlato?” Ho risposto “Sì non credo che sia una buona idea”. Lui mi ha detto “Io credo che sia una buona idea”. Non sono a conoscenza di altri che hanno ricevuto l'esenzione fiscale di cui ha beneficiato Milchan. Secondo me è un fatto molto strano come il Primo Ministro abbia approcciato al Ministro delle Finanze su questo. Perché è una tassa marginale che si applica a pochi. Mettiamola così, è stata la sola norma fiscale su cui Netanyahu mi ha chiesto qualcosa". È questa la dichiarazione che si ascolta nei video dell'interrogatorio di Lapid.

I 200 milioni di dollari per Elovitch: "Firmò i documenti davanti a me"
Shaul Elovitch è un grosso imprenditore delle telecomunicazioni in Israele, Ceo della Bezeq. Ha fatto la sua fortuna negli anni novanta e i primi del duemila come distributore unico di Nokia per Israele. Negli anni dieci del nuovo secolo Elovitch aveva raccolto diversi prestiti per tentare alcune scalate, come quella alla compagnia telefonica Cellcom. Nel 2016, un anno dopo le elezioni del 2015 che videro trionfare ancora Netanyahu, l'imprenditore si vede davanti alla necessità di restituire i prestiti ottenuti.
È lì che si rivolge a Bibi a cui avrebbe chiesto la possibilità di accedere a un credito di 200 milioni di dollari. Bastava una firma, ed Elovitch è proprio quello che chiede a Bibi. Ad incastrare i due è Nir Hafez, ex capo della comunicazione della famiglia Netanyahu che intratteneva rapporti con diverse figure, alcune delle quali avrebbero chiesto favori in cambio di regali al primo ministro israeliano. Anche Hafez è uno dei testimoni chiave nei processi contro Netanyahu. Sul caso Elovitch ha raccontato alla polizia: "Bibi mi ha detto: "Tieni Shaul al sicuro, Shaul è un amico importante". Era un messaggio molto chiaro. Shaul Elovitch mi ha chiesto di prendere il documento e di consegnarlo personalmente a Netanyahu. Ne ho parlato con Netanyahu, lui è un uomo acuto, non devi dirglielo due volte. Netanyahu ha letto l'intero documento proprio davanti a me, ed ha firmato pagina per pagina davanti a me. Netanyahu ha firmato l'intero documento davanti a me. Ha preso il telefono e ha chiamato la segretaria per organizzare un appuntamento con Elovitch”.
Sulla base di questa testimonianza diretta di Nir Hafez si concentra la ricostruzione dell'episodio di corruzione. In questo caso i Netanyahu non chiedono gioielli o regali, ma il controllo di un giornale posseduto da Elovicth, il portale online Walla. Dopo aver favorito l'imprenditore amico, i Netanyahu prendono di fatto il controllo, in maniera occulta, del giornale Walla. "Ogni volta che c'era una richiesta, sia per cambiare un titolo, pubblicare una storia o per un live streaming, o un'intervista, veniva tutto da Bibi personalmente e lo passavo a Shaul" racconta Hafez. "Netanyahu mi diceva di parlare con Walla, mi chiedeva sempre di dire a Shaul di fermare la propaganda di sinistra" sottolinea davanti ai poliziotti l'ex capo della comunicazione.
Lo stesso Hafez riferirà del ruolo di primissimo piano di Sara Netanyahu proprio nella gestione dei media. Tanto che, dopo l'allontanamento di Hafez, in contrasto con Sara Netanyahu, anche un secondo capo della comunicazione del primo ministro israeliano è stato allontanato a causa dei dissidi con la first lady, Omer Dostri, silurato a luglio dello scorso anno proprio per dissidi con Sara.

"Chiesero in cambio di gestire il giornale Walla"
A rendere la vicenda ancora più dettagliata è l'ex direttore di Walla, Avi Alcalay, che racconta come i Netanyahu facevano pressione direttamente con lui sulla gestione del giornale: "Sara mi chiedeva molte foto sue sul giornale, mi diceva quante ne voleva, da quale angolazione. Le piaceva usare parole in codice, “prezzemolo” significava più foto. Mi diceva, aggiungi molto prezzemolo al piatto in arrivo. “Meno paprika" significava non piccante, meno critico. Solo la loro famiglia poteva ordinare quello che voleva". Ritorna anche in questo racconto la passione singolare per le parole in codice usata dai Netanyahu che secondo altre testimonianze usavano il codice "pinks" per indicare lo champagne e "foglie verdi" per indicare i sigari.
Quella di Sara Netanyahu per le foto sembra essere un'ossessione, la first lady infatti nel gennaio scorso è stata al centro di una polemica per la diffusione di sue foto modificate con l'intelligenza artificiale. Un caso scoppiato dopo le proteste dell'ufficio stampa del governo, che ha visto la pubblicazione di foto di Sara Netanyahu, la cui autrice sarebbe stata lei stessa, citata con nome e cognome, dopo che i fotografi ufficiali si erano rifiutati di diffondere le immagini modificate con l'IA.
Sara ha ammesso di aver parlato più volte con l'ex direttore di Walla, ma solo perché voleva che "fosse più bilanciato, avendo anche un pubblico di destra". Bibi invece sull'affare Elovitch-Walla ha rigettato le accuse, come ha fatto in tutti i suoi interrogatori. "La firma sui documenti di Elovicth è stata fatta in maniera totalmente pulita. Lui è un conoscente, i media dicono che siamo amici stretti, ma non è vero, siamo solo conoscenti. Non ricordo se abbiamo parlato di Walla, non lo considero importante".
Sul caso Elovitch c'è stato uno scontro molto duro tra testimoni di accusa e soggetti interessati. Shaul Elovitch e Nir Hafez vengono messi a confronti in un'interrogatorio davanti ai poliziotti, il tutto filmato da una telecamera. Dopo aver concluso "l'affare" infatti, l'indicazione che arriva dallo staff di Netanyahu è quella di distruggere tutti i telefoni per cancellare ogni traccia, anche quelle che riguardano le pressioni sul direttore di Walla. Ed è lo stesso Hafez a dire a Elovicth che Bibi consigliava di buttare via il telefono.
Nel confronto tra i due Elovitch grida contro Hafez respingendo le accuse, e dice che è vero che aveva buttato via il telefono, ma solo perché lo schermo si era rotto. Ma quando gli investigatori sono in difficoltà e non riescono a trovare nessuno dei telefoni delle persone interessate al presunto caso di corruzione arriva il colpo di scena. È l'ex direttore di Walla ad andare alla polizia e a consegnare il suo telefono con tutti i messaggi ricevuti. In questi messaggi c'era ancora una volta un nome in codice, "big guy", il "ragazzone", era proprio Bibi Netanyahu.
I processi a Netanyahu sono ancora in corso al Tribunale di Gerusalemme, nonostante le ripetute assenze del primo ministro giustificate dai servizi segreti per motivi di sicurezza. Ragioni legate all'attuale conflitto con l'Iran, peccato però che da ormai tre anni Israele sia continuamente in guerra e questa "scusa" diventa utile a ogni udienza dei processi. L'ultima udienza è stata rimandata il 19 aprile scorso. Ancora una volta "per ragioni di sicurezza".