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Conflitto Israele-Palestina e in Medio Oriente

Khadra, la donna che è scappata dalla Palestina con solo un cuscino: storia del videogame Dreams on a Pillow

Da PeaceMaker a Palestine Skating Games, i videogiochi vengono sempre più utilizzati dagli sviluppatori per sensibilizzare sulla questione israelo-palestinese. Tra questi, c’è anche il nuovo gioco di Rasheed Abueideh, sviluppatore palestinese indipendente. Si chiama Dreams on a Pillow e racconta la Nakba del 1948.
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Khadra è una donna solare e curiosa. Vive a Tantura, un villaggio costiero nell’ovest della Palestina. È sposata con Canaan, un giovane di campagna. La loro storia sembra una fiaba: si sposano, aspettano un figlio, mentre la vita nel villaggio scorre quieta circondata dal mare. Eppure, non è previsto alcun lieto fine: nella primavera del 1948, nel contesto della guerra arabo-israeliana, la brigata sionista denominata Alexandroni – ancora oggi operativa a Gaza e nel Libano – attacca Tantura, massacrando oltre 200 civili palestinesi. Khadra è costretta dunque ad abbandonare la sua terra. Il tutto senza farsi scoprire, e con solo un cuscino tra le mani.

Da qui il titolo: Dreams on a Pillow, il videogioco in arrivo nel 2027 sulla la Nakba sviluppato da Rasheed Abueideh, programmatore palestinese indipendente che vive in Cisgiordania. I fondi per lo sviluppo sono stati ottenuti tramite crowdfunding: 234.000 euro provenienti da supporter di tutto il mondo. Un risultato superiore all’obiettivo prefissato, ossia 194.000 euro. Ora è in corso la raccolta fondi per il lancio. Ad oggi sono stati raccolti 56.000 euro su oltre i 300.000 richiesti. Sembrano cifre straordinarie, ma in realtà sono piuttosto contenute nel contesto videoludico. In genere lo sviluppo di un videogioco di medie dimensioni, come Expedition 33, richiede decine di milioni di euro. I blockbuster invece, i cosiddetti tripla A, come un Marvel’s Spider-Man o un Call of Duty, ne richiedono centinaia di milioni.

La storia di Rasheed Abueideh

Quella di Rasheed Abueideh è una figura nota nel panorama videoludico. Nel 2016 ha lanciato Liyla and Shadow of War, un videogame per pc e dispositivi mobile ambientato nella Gaza del 2014 martoriata da missili e droni israeliani. Protagonista è un uomo che tenta di ritornare dalla sua famiglia per guidarla verso la sopravvivenza. Al di là del tema fortemente sensibile, Liyla and Shadow of War ha catturato l’attenzione perché, al lancio, Apple lo ha rimosso per policy dal suo store digitale, innescando articoli ed esternazioni social molto critiche. La reazione del pubblico ha fatto fare marcia indietro al colosso di Cupertino: il titolo è ormai disponibile anche su App Store.

Abueideh utilizza il linguaggio videoludico per diffondere nel mondo la sofferenza cui è soggetta il popolo palestinese. “I palestinesi nei media mainstream vengono sempre disumanizzati. Le loro storie personali non vengono raccontate, ignorano il fatto che esistiamo, che abbiamo sentimenti, che viviamo sotto attacco e che non abbiamo gli stessi diritti di tutti gli altri nel mondo. Ho cercato di creare qualcosa per rompere questo schema” diceva lo sviluppatore nel 2021 durante un’intervista su Wired US.

Il suo prossimo titolo, Dreams on a Pillow, si basa sullo stesso principio: attraverso la storia di Khadra, del suo esodo a tratti crudo a tratti onirico tra massacri e violenze, l’obiettivo è quello di “umanizzare la narrativa storica e gettare luce sulle tragedie di quell’epoca” ha spiegato Abueideh in un’altra intervista per Il manifesto. Lo sviluppatore crede molto nel potere empatico dei videogiochi.

I videogiochi come strumento di resistenza palestinese

Non è l’unico. Su Fanpage.it, abbiamo già avuto modo di parlare di Palestine Skating Game, il videogame pacifista in cui ci si oppone agli spari dei soldati IDF tramite street art e pattini a rotelle. La violenza non è contemplata come risposta. Anche questo titolo è ancora in fase prototipale e, seppur sia disponibile in forma gratuita, ha ottenuto supporto tramite donazioni su itch.io. I soldi raccolti supportano sviluppatrici e sviluppatori palestinesi e libanesi. Bisogna tuttavia precisare che la rappresentazione videoludica della questione israelo-palestinese non è recente.

Già agli inizi degli anni 2000 è possibile individuale titoli come PeaceMaker, uscito nel 2007 e incentrato sulla risoluzione del conflitto tra Israele e Palestina tramite diplomazia. Esistono poi altri titoli, alcuni reputati controversi, come Raid Gaza!, risalente al 2008, in cui bisogna ottenere il punteggio maggiore uccidendo più palestinesi possibili, nei panni di un soldato IDF. Nel gioco, ci sono obiettivi speciali che permettono di otteneri ulteriori punti come ospedali e stazioni di polizia. Un gioco satirico, che utilizza la meccanica del punteggio per parlare della violenza – ancora – in atto a Gaza. Il gioco ha spaccato la critica. Ad esempio, il critico francese Tony Fortin lo aveva valutato come un prodotto in grado di descrivere in modo potente l'ingiustizia del conflitto, soprattutto se paragonato ai media tradizionali. Altri, come il giornalista Matt Peckham, ritengono che il titolo sviluppato da Marcus Richert sia una "rumosa ipersemplificazione" della questione israelo-palestinese.

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